Il Nord-Est italiano ha dato alla musica “made in Italy” diversi nomi tutti di buon livello, negli anni recenti (dai LIN ai Synthetic Zoo).
In tale contesto si collocarono due gruppi estremamente promettenti “così lontani, così vicini” nell’accezione stilistica. Il primo, gli Estasia, si distingueva nel panorama italiano per la grandiosità e l’ambizione dell’opera: musicalmente ricchissimo di influenze (dai primissimi Pink Floyd ai My Bloody Valentine), drumming ipnotico con momenti più “accelerati”, suoni ampi di tastiere, quasi infiniti, il tutto a circondare il cantato della vocalist Romina Salvatori, uno dei talenti più brillanti della musica italiana: immaginate una voce a metà strada tra la timbrica profonda di Lisa Gerrard dei Dead Can Dance, i virtuosismi acuti di Antonella Ruggero con sullo sfondo allusioni rintracciabili a certa lirica, soprattutto Maria Callas: un sound potente e vagamente tribale e al tempo stesso etereo e quasi intangibile, colti testi in italiano, una voce che spazia tra vertici inarrivabili per elevazione e tonalità basse e profonde, con una duttilità e una padronanza praticamente senza eguali.
Unico album “Stasi” edito nel 1997, un buon numero di copie vendute, sull’onda della tournèe che li vide supporter dei C.S.I. nei concerti di “Tabula Rasa Elettrificata”, seguirono vicende poco chiare che portarono allo scioglimento di quel gruppo e a un silenzio durato praticamente fino al 2004.
Il secondo gruppo, Templebeat, noto al pubblico “di genere”, per aver dato alle stampe lavori di matrice electro-beat quali i vari remixes di “Einstein On The Beach” , oltre al primo EP “Auto Da Fè”, quindi i due albums più vari MCD, di impronta decisamente EBM: “Black Suburbia” , (una sorta di lavoro alla “Ministry meet KLF”), più oscuro, corposo e ricco nei suoni, e “Media Sickness”, simile nel mood generale ma forse più eclettico e ideato in forma di “concept”.
Giorgio Ricci, “Tastierista Futurista”, come ama definirsi, mente creativa del gruppo scioltosi dopo l’ultimo album, una cultura musicale enciclopedica, ha dato nel frattempo vita ad altri svariati progetti: su tutti gli Hysterye, dove la violenza sonora raggiungeva vertici inusitati.
RAN è il nuovo progetto nato dall’incontro di Giorgio Ricci e Romina Salvadori. Il primo album, omonimo, pubblicato per la label italiana Decadance, specializzata in nuovi suoni di impronta elettronica, vede la luce in questi giorni, e si sviluppa attorno ad un nucleo di brani già composti e fatti circolare in un promo-CD autoprodotto nel 2004.
“Dopo Templebeat ed Hysterie, Ran è il terzo lato di un ideale triangolo che chiude questa fase della mia produzione artistica” ha affermato Giorgio Ricci. Il nome del progetto, che si colloca nel modello del duo, (che dai Suicide ai The Other Two fino ai Chemichal Brothers caratterizza moltissima musica electro-alternativa-e-quant’ altro… ) è il titolo di un film di Akira Kurosawa, a significare la fascinazione che da sempre Romina ha dichiarato di avere per l’Oriente: l’India e il Giappone.
In effetti queste suggestioni si riflettono anche sulle musiche di quest’album: un delicato, morbido tappeto sonoro sul quale Romina in maniera molto simile alle due bands precedenti (ma ora con lyrics in inglese) dispiega il suo talento vocale: episodi come “Foggy” , movimentata e ritmica, “Collirium” , inquietante e allusiva a certa estetica minimalista EBM, e soprattutto “Kalyuga” , dove le influenze delle culture e musiche orientali si avvertono in modo più esplicito rendono chiaramente l’idea di queste musiche, che culminano nel capolavoro dell’album “ See-Saw”.
Giorgio, similmente ai colleghi Trent Reznor e Madasky, lavora con cura certosina su ogni singolo suono, dando all’intero lavoro un effetto definibile di “straniamento globalizzante” è come se con l’alternanza tra momenti statici e quasi ambient, e gli stacchi che preludono a ritmiche scandite da sequencerces stroboscopici e morbide sonorità “alla Kraftwerk/Japan” , desse l’idea metatestuale del movimento della macchina da presa in una panoramica su scenari metropolitani, o in altra accezione, se tali attacchi-stacchi in alternanza dessero l’idea di una mimesi con una moviola cinematografica (dissolvenze incrociate, titoli di coda, incipit, cambi di scena… ).
Per rendere l’idea in modo diverso, provo a immaginare: ho ascoltato queste musiche in cuffia nella metropolitana di Roma, dopo le prime fermate era tale l’ immersione in queste “musiche virtuali” da darmi l’idea che fossero le musiche a disegnare quel “qualcosa in più” che aveva lo scenario esteriore, come se ne fossero lo specchio… a quel punto ero nella metropolitana di Londra, Tokyo, Berlino, non c’era più differenza. Stoppato il lettore, all’ uscita, ho ritrovato la città di prima, come prima ma con qualcosa in più, qualcosa di diverso: in quella vaga percezione di diversità si situa la grandezza di questa intuizione.
RAN: la musica più adatta a ogni skyline metropolitana, dietro al quale si intravede il bagliore del sole che a mezzogiorno trafigge la Valle dei Templi di Agrigento…
Il cantato di Romina Salvadori, che si colloca tra Lisa Gerrard e Mina, con l'interiore referente di Maria Callas.
Una perfetta sintesi e rappresentazione della Contemporaneità, un lavoro sperimentale ma dal potenziale di impatto pop.