Anno 2006. In giro c'è ancora gente che tira fuori dai proprio strumenti musicali un semplice ma mai disprezzato (da me) punk rock. Non selvaggio HC, non pop-dark-emomerda punk, non tiratissimo street punk, semplicemente punk rock, veloce e melodico quanto basta. Quello che rende tutto più piacevole in questo disco è la voce di Tim McIlrath, definita da alcuni la migliore voce del punk dei giorni nostri, calma e calda nei pezzi lenti e nei cori, roca e aggressiva quando c'è da sbraitare, cosa che purtroppo in queste 13 tracce non fa spessissimo. Si parte alla grande con "Chamber The Cartridge", veloce quanto basta e ritornello in cui subentrano seconda voce e cori, cosa che apprezzo molto; si continua ancora meglio con la successiva "Injection": una di quelle tracce che dopo il primo ascolto passa ininterrottamente nel mio lettore mp3 come minimo per una settimana, colpisce al volo per il riff iniziale di chitarra, ritornello che ti entra subito in testa, cosa che a dire la verità accade più volte, data la semplicità di questi ultimi (so give me the drug! keep me alive! give me what left's of my life! don't let me gooo wuoooh oh!) e intermezzo di Tim "VoceRauca" da far rizzare il pelo; avanti con "Ready To Fall", da qui capisco che se Tim sbraitasse sempre come fa in certi stacchi, sarebbe un album favoloso; "Bricks" traccia abbastanza anonima, passa via in un minuto e mezzo, lascia spazio a un'altra mezza ciofeca quale "Under The Knife", la melodia prende il sopravvento e mi fa storcere abbastanza il naso, così come la successiva "Prayer Of The Refugee" che quantomeno si risolleva nel ritornello. Non ci sono altri sussulti nei successivi brani, purtroppo tutti più o meno abbastanza lineari, "Worth Dying For" altra traccia di rilievo, ci si ferma un pò su "Roadside", melodie lente e malinconiche, ci starebbe meglio se fosse circondata da tracce spaccatimpani, tanto per tirare un pò il fiato, cosa che è abbastanza inutile in questo cd. Track finale una piccola perla, rappresenta personalmente come vorrei qualunque song dei Rise: chitarra e batteria che dettano i tempi, ritornello meraviglioso e voci che si sovrappogono, fossero tutte così..
In generale un disco apprezzabile da chi comunque non cerca emozioni forti, a sfruttare a dovere quella poderosa voce e limitando le svolte melodiche ne sarebbe uscito un album con la A maiuscola. Un disco senza infamia e senza lode. Preferisco il precedente Siren Song Of The Counter Culture.
Injection vi porterà a premere il tasto repeat sullo stereo con un accoppiata riff/refrain da paura!
I Rise Against continuano a sfornare ottimi dischi e non deludere la schiera di fedeli che li segue intorno al globo.