Michael Learns To Rock: Played On Pepper

Recensione di: mien_mo_man , (il 9 luglio 2007 in seconda serata) | Voto: | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Michael Learns To Rock Played On Pepper

Da autentico smanettone DeBaseriano qual sono, rileggevo l'ottima rece di Francescobus di "Get The Knack" dei The Knack, appunto. Ve li ricordate? No? Perlomeno non dal nome, ma se vi accennassi di una ragazza, una certa Sharona...? A fine lettura, pensavo pressappoco così: c'è stato qualcosa, più recentemente, che somigliò a questa band? Una band senza troppe pretese che indovinò un singolo? Una band con un singolo così famoso, ma così famoso, che valesse quanto un intero greatest hits, magari anche doppio? Celebre per quella canzone, e poi basta? No, non le one shot bands degli eighties, ma qualcosa che avesse del rock, o delle pretese di rock (o che millantasse di suonarlo)? Alzatomi senza idee, passo in soggiorno... Inaspettatamente, lo sguardo si sofferma sulla vetrinetta dei liquori... No, non sono un alcolizzato, anzi dopo un decennio di stravizi sto (pericolosamente) deviando verso l'astemia più totale (che vita di merda!).

I Michael Learns To Rock, sebbene con tutti i distinguo, con la loro "Someday", sono quanto di più simile ai The Knack sia giunto alle orecchie di questa creatura, oramai pressoché astemia, negli ultimi quindici anni. Il nome già tradisce una millantata (e quando dico millantata intendo non veritiera) appartenenza al "popolo rock", un po' come a suo tempo fecero i Tazenda fans di Ramazzotti e Vasco Rossi. Nel 1995, questo quartetto di bei ragazzotti danesi, tira fuori il terzo disco. Nei precedenti due, a onor del vero, gli esiti in termini di vendite furono più che incoraggianti, soprattutto nel centro-nord Europa ed in Asia (!). Di conseguenza, al terzo disco, si era oramai giunti al "momento dello sbarco", dell'assalto al mercato della discografica mondiale. E si presentarono bene, con il celebre brano "Someday", che ricordo le radio italiche promossero e programmarono alla grande, e che finì per fare il giro di mezzo mondo (Sudafrica a parte, quello non anglosassone).

Trattasi, per chi non l'avesse mai sentita, cioè per chi non possiede il televisore, di una solida ballad pop-rock con un cantato dignitoso e discrete parti di chitarra elettrica non invasiva. Bei controcanti nei ritornelli e tracce di chill nelle strofe. Buona tutta, special e solo di chitarra inclusi. Nel 1995, il "popolo grunge", del quale ero parte integrante, sputò e scatarrò abbondantemente fuori dal finestrino della punto ad ogni suo passaggio radiofonico, ma a distanza di dodici anni se ne può finalmente e distaccatamente apprezzare la struttura senza pecche e i buoni arrangiamenti, nonché una linea melodica sprovvista di defaillances. Dagli indizi di quel brano, ci s'immagina un cd di una band di rock classico, che non inventa nulla ma che perlomeno ci mette tanta buona volontà...

Ed invece melodia allo stato puro, con ballate anacronistiche anche nel fu 1995, come "That's Why (You Go Away)" clonata da Christopher Cross, oppure "How Many Years" uguale a cento canzoni di natale. Per non parlare di "You'll Never Know", dal sound (e qualcosina di più) simile a "Time After Time" di Cyndi Lauper. Molti retaggi anni '80 nelle keys e negli arrangiamenti, la voce di Jascha Richter è più simile a quella di Nick Carter che a Brian Adams. Nel suo complesso, sembra il prodotto di una boy band, con l'aggiunta di un producer discreto. Più interessanti (ma solo pochino) l'iniziale "Breaking The Rules", rockettino, e "Judgement Day", dalle passabili ritmiche marziali vanificate dal solito ritornello per adolescenti brufolose.

I ragazzi, tutto sommato, hanno delle qualità discrete, suonano senza sbavature e fanno bei coretti, ma peccano di fantasia e soprattutto di volontà. A differenza di ciò che fu in "Get The Knack", nessuna traccia di "gemme sommerse" (per citare ancora l'amico Francescobus), né di immediatezza e genuinità, tanto nell'approccio alla sala d'incisione quanto in quello al pentagramma... Tutto è scritto ed inciso in modo sciatto; tutto è depurato e filtrato; perdipiù tutto è stato fatto (composto) in modo tale da esser reso facilmente depurabile. E, di conseguenza, il prodotto finale è si potabilissimo ed alla portata di tutti (e di tutte le orecchie) come l'acqua, ma come l'acqua è incolore, inodore ed insapore. Eccezion fatta per la zuccherosa (ma "amara") "Someday".

Destino del singolo a parte, l'album flopperà nell'Europa anglosassone, da sempre piuttosto scettica verso i "non madrelingua", così come nel bacino mediterraneo. E fin lì tutto regolare: italiani, francesi e spagnoli hanno i propri, di neomelodici! Ovviamente resisterà lo zoccolo duro in patria, mentre "Played On Pepper" sbancherà alla grande in Asia... Da lì in poi gli svogliatissimi Michele Impara A ... non ce la faccio a pronunciare quella parola in questo contesto, scusatemi ma per me ha ancora un valore ... dimostreranno d'essere ancor più svogliati e, piuttosto che tirar fuori un disco decente, che perlomeno possa attrarre qualche critica positiva in attesa di miglior successo economico in Europa, abbandoneranno il "mercato comunitario" per dedicarsi, dall'anno successivo in poi, alla Danimarca, al centro-sud Asia nonché al Sudafrica ed all'estremo oriente. Un po' come i nostri cantanti, che vendono in sudamerica dieci volte che in patria... Solo che a differenza dei nostri, i M.L.T.R. non devono tradurre i loro brano in cinese, in giapponese, in thailandese ecc., mentre Pausini & co. devono farsi tradurre i testi in spagnolo da un impiegato probabilmente assunto con la mansione di "traduttore in spagnolo di testi di brani di cantanti neomelodici", con contratto a progetto e licenziamento a fine progetto, ovvero a fine traduzione. Ma tant'è...

E' andata così, è andata che l'Asia sogna l'America, mentre qualche furbo gli rifila quattro danesi che parlano e cantano in inglese. E' come quando a carnevale ci sono le ballerine di samba, e sono le prostitute nigeriane che battono alla litoranea... Effettivamente, ad un concerto dei danesi che cantano in inglese, anche un "singaporese" può sognare di essere americano. Se Singapore, per i Michael Learns To Rock, è l'America, allora può essere che, per una folla asiatica, questi quattro scanazzati danesi siano la musica americana! Il Rock!!!

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Michael Learns To Rock: Played On Pepper;
Recensione di mien_mo_man per DeBaser
, 7/9/2007 11:05:00 PM ()

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Informazioni nel web: Michael Learns to Rock

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Voti e commenti

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  1. ALESSIOIRIDE | il 11 luglio 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ovviamente non li conosco...come più o meno tutti i tuoi soggetti!
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  2. ALESSIOIRIDE | il 11 luglio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    <<Nel 1995, il "popolo grunge", del quale ero parte integrante, sputò e scatarrò abbondantemente fuori dal finestrino della punto ad ogni suo passaggio radiofonico>>...fa pisciare sotto dalle risate.
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  3. SORCIOPELOSO | il 11 luglio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    che bella! un 1 senza alcuna sorta di invettiva contro il disco recensito
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  4. SENIOR86 | il 11 luglio 2007 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    "Someday" però mi piaceva e mi piace ancora da morire. Per un disco secondo te senza valore hai scritto anche troppo...
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  5. FRANCESCOBUS | il 29 settembre 2007 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Grazie per la citazione,ma sapessi scrivere come scrivi tu senz'altro sarei più produttivo e riuscirei a recensire anche gli altri dei Knack.Bravissimo,adesso provo a cercarli;DDDD
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