I Theocracy sono una band Statunitense fondata nel 2002 come progetto solista di un poli-strumentista di nome Matt Smith anche se poi, dopo la pubblicazione dell’album, la formazione si è ampliata creando un gruppo vero e proprio. La musica che ci viene proposta è un misto tra progressive metal e power metal con testi ispirati alla religione cristiana, il che colloca questo gruppo nella categoria White Metal (nota anche come Christian Metal).
Il loro primo album ed unico (per ora) album omonimo è stato pubblicato nel 2003 e registrato unicamente da Matt Smith. Le canzoni proposte da questa band non tanto conosciuta, sono molto interessanti e, se teniamo conto che ad incidere e comporre sia stata una persona sola alle prese per giunta con il suo primo album, allora possiamo dire che ci troviamo davanti ad un buon lavoro. Matt Smith riesce a dimostrare quanto sia abile nel suonare chitarra, batteria, basso, tastiere e voce.
L’album si apre con un preludio strumentale (dal titolo “Prelude” appunto) di 1 minuto e 36 secondi suonato da una tastiera organizzata in modo da sembrare quasi un’orchestra d’archi. Il tema del preludio è molto calmo, libero, trascinante, ogni tanto si sentono dei piatti orchestrali che accompagnano in maniera magistrale accentando le parti più grandiose. Questo “Prelude” non è altro che un’introduzione del secondo pezzo dal titolo “Ichthus” che ripropone il tema del preludio in chiave power puntando successivamente su veloci plettrate chitarristiche accompagnate da una tastiera neoclassica. La strofa si fa molto decisa e Matt Smith mostra un’abilità vocale abbastanza buona e un timbro caratteristico del power metal. Un bel pezzo veramente questo, forse il migliore dell’album sorretto da un buon assolo di chitarra (anche se, a dirla tutta, non è eccezionale) e da uno stop molto incisivo in cui la chitarra (rimasta sola) ripropone quelle veloci plettrate che tanto caratterizzano il pezzo.
La terza traccia, “The Serpent’s Kiss” (non ha niente a che fare con l’omonima dei Symphony X) è la prima delle 3 suite dell’album. La partenza è calma (pianoforte e chitarra) per poi andare in un altro ritmo determinato su cui la strofa si appoggia molto bene, mentre nel ritornello il tempo si dimezza e un coro di voci sembra inneggiare un canto da chiesa cristiano vero e proprio. La parte progressive strumentale situata al centro del brano è veramente molto particolare e in un primo momento è la batteria ad essere protagonista con delle scariche veloci e nette che non fa altro che indurire il pezzo sempre di più anche grazie ad un assolo di chitarra molto bello. Le parti progressive non fanno altro che cambiare: cambia il tempo, cambia il ritmo, vengono alternate parti molto dure e parti molto più leggere e melodiche. Un pezzo molto ben strutturato.
“Mountain” e “Theocracy” sono due pezzi power con qualche venatura heavy molto orecchiabili ma niente più. Un altro pezzo interessante è “The Healing Hand” (seconda suite dell’album) dall’intro molto heavy a cui poco dopo si aggiungono ancora una volta i cori e una chitarra acustica molto neoclassica. Lo svolgimento del brano attira subito l’ascolto. Molto dura e potente la parte di chitarra che si trova più o meno all’inizio del terzo minuto. Insomma, è una suite completa in cui c’è di tutto anche se non rientra tra le migliori in assoluto. Da notare il lavoro molto buono di voci e doppie voci e l’arrangiamento dal nono minuto in poi.
Il primo lento dell’album lo troviamo al settimo posto della tracklist, intitolato “Sinner” che verso il quarto minuto si evolve con un riff abbastanza pesante e più movimentato rispetto al resto della canzone. Una timbrica generalmente più epica riempie gli ultimi 2 minuti del pezzo che lo impreziosiscono veramente tanto.
Partenza fiammeggiante per “New Jerusalem” il cui ritornello riporta ancora un coro da chiesa sorretto da una base strumentale molto power. In questa canzone Matt Smith dimostra la sua abilità nel suonare la chitarra e alla batteria che riempie la canzone con il doppio pedale. Forse il pezzo più epico dell’intero album con un finale da musical. Molto particolare è il carattere della nona traccia, “The Victory Dance” che comincia con una linea di tastiera abbastanza orientaleggiante per poi sfociare in un 6/8 ben ritmato da una chitarra molto chiara e precisa. Anche qui non mancano gli spunti power e le divagazioni strumentali melodiche molto affascinanti.
L’album si conclude con la terza suite: “Twist of Fate”. Solenne la partenza con un lavoro corale molto elaborato, parti strumentali molto determinate, granitiche, pesanti (anche se non stiamo parlando di death metal o black ecc, siamo sempre nel power/progressive). Si distingue dalle altre 2 suite per potenza incisiva e tempo decisamente più lento ma senza andare nel doom. Solo dopo che il ritmo è diventato più veloce riconosciamo i Theocracy che abbiamo ascoltato durante l’intero album perché tornano a farsi sentire nuove parti di tastiera di carattere epico e parti di chitarra di carattere power/progressive alternandosi tra loro. Solo dopo una lunga parte strumentale riavremo il piacere di riascoltare la voce di Matt Smith, con uno stile più power che mai se lo confrontiamo con il resto del disco. Una bella suite che si lascia ascoltare senza problemi.
I Theocracy ci hanno regalato un album in cui si intravedono buone capacità e ci fanno sperare bene per il nuovo album che stanno per pubblicare. Voto 3,5 su 5.