Anno 1992, da appena un anno “Spiderland” aveva visto la luce ed i “Red Red Meat” di Tim Rutili erano pronti a dare una loro personalissima reinterpretazione della musica Rock in chiave Post. L’album mischia in sè varie componenti della tradizione musicale americana e ne crea un Meltin Pot di straordinaria efficacia, rendendo suoni già masticati in altre epoche qualcosa di straordinariamente nuovo e stimolante.
Sono il Blues, il Noise , la Psychedelia, il Roots ed il Grunge i principali ingredienti dei pezzi, creati con il miglior piglio spastico del buon Beefheat, contaminati di un modernismo sperimentale e coinvolgente dei Minuteman e dal rumorismo sfrenato dei Sonic Youth. La revisione è libera e totale così come l’interpretazione che passa dalle sonorità psichedeliche desertiche di “Flossy” al Blues del Delta di “Molly’s On The Rag” alla inquinatissima “Idaho Dart”, irrorata di Surf, noise e voci fuori campo di velvettiana memoria, scivolando per pezzi come “Snowball” e “Hot Nickety Trunk Money”, quasi tributi ai Pixies.
Il risultato è contagioso, istinto e ragione si uniscono dando vita a uno dei migliori album sfornati nei primi anni ’90 e lanciano i Red Red Meat nel Pantheon dei grandi gruppi di quell’epoca. Un Patchwork indiscutibilmente, ma talmente riuscito che una volta inserito nel lettore molto difficilmente verrà tolto prima di una settimana di fervido ascolto.
Post-moderni!