I vostri non ci sono per un paio di giorni, vostra sorella è andata in vacanza al mare con le sue amiche: siete padroni di casa per un lasso di tempo limitato, stillato col contagocce. Eppure questi pochi attimi di libertà, questi sprazzi di totale immersione nel proprio ego, l'evasione da ogni ricerca di "compromessi sociali" (del tipo: ste cazzo di mutande NESSUNO può costringermi a cambiarle!!) sono vissuti, da ogni ragazzo che si avvicina verso la fine dell'adolescenza ma che, tuttavia, non può essere ancora considerato maturo, come una sorta di stato mentale evanescente, che rischia cioè di infrangersi se solo si attua lo strofinamento dei globi oculari.
Cosa fa, dunque, questo soggetto α, nel momento in cui diventa conscio della sua fugace emancipazione?
Nel 65% dei casi ha già preparata da tempo una piccola riserva di liquori e droghe leggere, preferibilmente consumate con compagni fidati e in compagnia di divani ricolmi di pietanze unte o meno e film di serie B (Antenna 3 docet).
Un restante 25%, provvisto di procace ragazza, copula semplicemente come un riccio in calore dopo aver in genere attraversato la fase droghe leggere.
Ma se il soggetto α si trovasse nel restante 9% della popolazione giovanile, ovverosia composto da pargoli in genere molto abbienti e possidenti di ricche e fastose dimore, ebbene, da qui ha origine il cosiddetto "party".
Nei "party" la componente alcol · droghe leggere si somma alla variabile della (Y), e il loro rapporto è inversamente proporzionale (come è ovvio, in mancanza di gnocca ci si getta su altri beni di consumo...);
tuttavia, nei "party" la componente fondamentale è la musica.
Un "party" senza musica fondamentalmente è una delle cose più tristi a cui un essere umano possa assistere nel corso della sua vita.
Esatto, la mamma di Bambi era comica come l'ispettore Clouseau al confronto.
Terminata questa prolissa introduzione, affrontiamo insieme il tema di questa recensione: "Aphrodite" (di - appunto - Aphrodite, alias Gavin King).
E' risaputo che jungle, drum n'bass e techno sono la miscela ideale per scatenare una festicciola qualsiasi in una delle orge più memorabili e degne di nota di un'esistenza umana.
In questo caso eliminiamo tuttavia la componente techno e minimizziamo la drum n'bass: otteniamo così una jungle "primordiale", secca, essenziale e quindi allo stesso tempo maledettamente efficace, che fa dei suoi ritmi pressoché identici al variare di traccia in traccia il suo punto di forza. La ballabilità rappresenta l'essenza di questo disco: strafatti di marijuana (o altro) i giri di synth profondissimi e looppati allo sfinimento costituiscono la base del movimento perpetuo fra il giardinetto sul retro e la cucina, dove in genere avanzano sempre quelle fantastiche patatine a forma di nuvola, che chissà perché non si caga mai nessuno; rullanti impazziti si lanciano in sfide paradiddliche con charlestons e crash, mentre il beat della cassa (il beat tipico della drum n' bass dei primordi) ordina il tutto, lo rende perfetto e sobrio (se mi passate il termine poco consono).
E' totalmente inutile citare tracce che possano avere rilevanza maggiore di altre o meno, in quanto questo album (tra l'altro prodotto veramente bene) ha senso logico solo se ascoltato tutto di fila, come sottofondo, tappeto sonoro non ingombrante ma allo stesso tempo carico, eccitante, divertente.
"No Aphrodite" (1999) No Party.
p.s. se fate parte dell' 1% che non ho citato prima, vuol dire che, probabilmente, i vostri neuroni sono ancora tutti integri :) buono a sapersi!!