Nucleus: We'll Talk About It Later

Recensione di: Hetzer , (il 15 maggio 2009 dopo mezzanotte) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Nucleus We'll Talk About It Later

Certa musica parla un linguaggio strano, senza significanti ben definiti e con referenti che è il nostro inconscio a stabilire; certa musica solletica il cervello, lo punta verso una direzione che non possiamo nemmeno identificare, lo tuffa in una vertigine che, ben lungi dall'essere caotica, è in realtà una costruzione architettata al millimetro. Qualcosa che ci arricchisce.

"We'll Talk About It Later" è un esempio di quella certa musica. Musica per i neuroni. Un album che l'ensemble riunito intorno a Carr registra in una manciata di giorni sotto l'influsso della vittoria al Festival Jazz di Montreaux. In quell'occasione i Nucleus avevano suonato un set di venti minuti trascinato da vari temi tutti diversi e concatenati, qualcosa che già era nelle loro corde già dal disco di esordio. E infatti nel loro secondo lavoro (presentato da un'altra bellissima cover, stavolta targata Roger Dean) le composizioni si dilatano, assumono una dinamicità e una spinta nuova e del tutto inaspettata, molto più colorata rispetto alla sobrietà e ai toni dimessi di "Elastic Rock". Cosa più importante, i nostri qui sono una vera band, un gruppo solido (e purtroppo effimero) che ruota soprattutto intorno al pirotecnico asse Jenkins - Spedding. Prendiamo "Song For The Bearded Lady": un inizio che già mette le sinapsi sull'attenti, un pezzo unico, partorito dall'oboista ma partecipato da tutti con un'energia quasi estatica. E' trascinante, riflessivo, metodico, vivo in tutto e per tutto.

La caratteristica di "We'll Talk" è proprio questa sua vitalità cangiante, cerebrale eppure diretta, complessa eppure perfettamente equilibrata: in questo senso i solismi non sono mai fine a sé stessi, ma sono cullati, motivati, come nella solidissima "Sun Child", guidata dall'oboe, che tra l'altro fa emergere la polipesca e raffinata abilità di John Marshall, uno che dietro alle pelli fa quello che vuole. A conferma del fatto che nella categoria del jazz-rock i Nucleus ci stanno proprio stretti c'è il tocco esotico e delicato di "Lullaby For a Lonely Child" : retto dai fiati di Carr e Brian Smith, ciò che lo caratterizza maggiormente è però il sorprendente bouzouki (una specie di banjo alla greca) suonato da Spedding, che ci accarezza la coscienza con ficcante gentilezza. E poi ancora energia pulsante nelle title track, dove in prima linea è ancora Spedding, che non ha l'esplosività tecnica di Allan Holdsworth ma ha un gusto per le cesellature e le finezza ritmiche che ci fa crollare in ginocchio inebriati. I poderosi botta e risposta tra lui e Jenkins cementati da Marshall sono vera manna per le orecchie e per ciò che ci sta in mezzo, e manna sono gli sperimentalismi ritmici e atmosferici di "Oasis", quasi dieci minuti di racconto mentale, ipnosi in cui il suono rotondo della tromba si incrocia con lo strillo dell'oboe. Ma abbiamo anche la freschezza, l'agilità e l'apparente cialtroneria di "Ballad Of Joe Pimp", uno dei pochissimi brani cantati della band, sbalorditivo omaggio e "giù il cappello" per il baffo Frank e il suo pappone di "Hot Rats". Credo che la voce sia di Spedding (già cantante su "Mantle Piece" del progetto Battered Ornaments) che si esibisce anche in "controcanti" con chitarre sovraincise  e wah-wah.

Il finale è corale, figlio maggiore di "Battle of Boogaloo", rutilante e poderoso. "Easter 1916", ispirata ai moti irlandesi di quell'anno, è una vera e propria maratona, e come tale ha la sua vita e la sua progressione: tutti in pista al via, lanciati in un'improvvisazione all'inizio guidata, poi sciolta e fiammante, c'è anche una voce roca e particolare che diviene strumento essa stessa. Poi pian piano si delineano le posizioni, e gli strumenti scivolano lontano; prima lascia la voce, poi la chitarra, il basso, alla fine i duellanti rimangono in due, sax e batteria, a rincorrersi, cercarsi, sfidarsi ed evitarsi. La spunta Marshall, suo il proscenio, quaranta secondi di lucida foga batteristica, rullata e stop.

Questo liquido sonoro è linfa per i cervelli attenti; un disco unico che si riscopre, e vi riscopre, ogni volta. Non posso garantire i miracoli, ma il suo ascolto può essere anche capace di cambiarvi una giornata. In cosa non so dirlo, ma di sicuro in meglio.

Grazie, Ian, e buona notte (25 febbraio 2009).

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Sommario

Nucleus: We'll Talk About It Later;
Recensione di Hetzer per DeBaser
, 5/15/2009 1:07:39 AM (●●●●●)

Anno: 1994

Generi: ,

Album collegati: We'll Talk About It Later

Artisti collegati: Nucleus «I sei assiomi del Jazz-prog-rock»

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 10 voti validi, totalizzando una media di 4.80
L'opera è stata votata validamente 5 volte, ottenendo una media di 5.00

  1. THEJARGONKING | il 16 maggio 2009 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Bellissima pure questa. Il disco è un altro gioiello e lo hai descritto decisamente bene.
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  2. BLECHTROMMEL | il 16 maggio 2009 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bravo, li hai descritti così bene che vado a cercarmeli.
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  3. WOW, OLEEINAR è divèrs_!!! OLEEINAR | il 16 maggio 2009 verso mezzogiorno | Voto: 4 | Voto al Disco:

    È un commento divèrs!

    Non proprio la mia tazza da the, Elastic Rock è un bel disco però. Bella proposta.
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  4. WOW, SUPERVAI1986 è divèrs_!!! SUPERVAI1986 | il 16 maggio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    È un commento divèrs!

    Double Five!!!!
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  5. WOW, THE GREEN MANALISHI è divèrs_!!! THE GREEN MANALISHI | il 16 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    È un commento divèrs!

    R.I.P. Ian Carr. Il Rizzi li mette nel libro del prog, ma per me questo è essenzialmente jazz di gran lusso, ma pur sempre jazz. O sbaglio?
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  6. LAZY84 | il 16 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    bravo!
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  7. MACACO | il 16 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Humm! Pane per i miei denti! Ottima rece, loro mai sentiti. Provvederó, mannaggia!
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  8. HETZER | il 16 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 5

    Inscriverli solo nel jazz o nel jazz rock a me è sempre parso un po' riduttivo. Si può dire che facciano fusion, ma se intendiamo il progressive come ricerca di nuovi melange sonori, in questo senso la classificazione del Rizzi ci può stare. Insomma, Lullaby For A Lonely Child non si può definire strettamente jazz..
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  9. TELESPALLABOB | il 16 maggio 2009 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    Manca ancora "Solar Plexus", intanto questo è un disco di altissimo livello (come praticamente qualsiasi cosa uscita dalle mani di Ian Carr). Da 5? Non saprei
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  10. GIONA | il 17 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Quoto Super: Double Five! Il primo in memoria del sorprendente Ian (nonché per questo splendido disco) e l'altro in merito al nostro recensore "ufficiale" dei Nucleus :p
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  11. ROBY86 | il 17 maggio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Ottima recensione, Giona... l'album qui descritto sembra molto stuzzicante. Quando possibile gli darò un ascolto.
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  12. HETZER | il 17 maggio 2009 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie a tutti; Giona, addirittura?? :P
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  13. GIONA | il 17 maggio 2009 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    @Roby: Non ho capito se hai scritto il mio nome per chiedermi qualcosa (che non ho afferrato) o se volevi rivolgerti a Hetzer... @Hetzer: Si dai.. per l'entusiasmo che ci metti, mi sembrerebbe saggio affidarti la trasposizione recensorea del resto delle cronache di Ian e soci. A quando "Solar Plexus"? :D
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  14. LICIAFEET | il 19 maggio 2009 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Che dire? il disco è un capolavoro, la rece è buona..speriamo che serva a far scoprire i Nucleus a qualche giovane
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  15. ROBY86 | il 19 maggio 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    No scusa Giona... è che mi sono confuso tra te ed il recensione (visto che, anche tu, molto spesso scrivi di dischi "particolari"). Ovviamente correggo il mio commento precedente con un "Ottima recensione, Hetzer"!
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