Skywhale: The World At Minds End

Recensione di: Giona , (il 2 luglio 2009 in prima serata) | Voto: ●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Skywhale The World At Minds End

"Hemispheres"

Là dove la mente attuale non arriva. In quella zona sterminata ed inconquistabile nella quale i costrutti imposti dal nostro presente crollano come incerti castelli di carte, annullando l'intorpidimento dei sensi e della volontà, indotto da giornaliere iniezioni mediatiche, e radendo al suolo le sadiche prigioni costruite da dogmi abominevoli e deformi, inquadrati in quelle degenerate "mille tradizioni" che Stefano Galifi denunciava enfaticamente dagli ampi saloni del suo museo dedicato a Zarathustra. È in questo punto, preciso quanto astratto, che si delinea l'orizzonte di uno spazio incorruttibile dove (tanto per scomodare apertamente la figura di Friedrich Nietzsche) l'apollineo e il dionisiaco trovano un'utopica sintonia, materializzando una realtà libera da compromessi ed imposizioni, dove ogni luogo è terra fertile per lo sbocciare delle espressioni più sincere e genuine del sorprendente animo umano.

Nel 1977, un anno prima che Neil Peart e compagni potessero evocare il saggio Cygnus e godere dell'equilibrio da lui generato, l'armistizio tra i due emisferi venne ottenuto da una misconosciuta band di Bristol, autrice di un unico ma splendido documento di vivido jazz progressive, testimoniante gli avvincenti viaggi del settetto ai confini della mente, dove i contrasti tra l'austerità dell'intelligenza e l'impulsività delle passioni si risolvono in un bilanciamento sopraffino, impeccabilmente trasposto in musica, se non per una resa audio piuttosto opaca, derivata dalla scarsa disponibilità di mezzi all'epoca della registrazione e solo parzialmente risanata con la recente rimasterizzazione del disco nel Novembre del 2006.

L'ideale collaborazione tra il preveggente Apollo e l'istintivo Dionysus è fedelmente riprodotta dall'affinità impressionante che scorre tra i componenti degli Skywhale, ai quali fa capo il polistrumentista Steve Robshaw; quest'ultimo impegnato nell'eseguire con la chitarra magistrali scambi con il sassofono tenore di Stan Thewils ("Hydralic Fever") ed il sax soprano, oltre che il flauto, di Paul Todd ("Two Budda Garage"), per poi, all'occorrenza, passare al violino e sovrastare i vibranti echi prodotti dal cavernoso basso di Dougall Airmole ("Boggles"), quasi fosse la proiezione del mitico carro di Febo durante la sua comparsa nel cielo, premonitrice dell'imminente sorgere del sole e del graduale propagarsi dei suoi caldi raggi.

Sul versante ritmico, il batterista Mick Avery, come in preda ad una crisi estatica inflittagli dal nume tutelare dell'ebbrezza, infuria selvaggiamente sul proprio strumento, dettando un'andatura travolgente ed implacabile ("Epicure"), ammansita temporaneamente soltanto dalla tastiera di Gwyo Zepix (vero nome Howard Scarr) che, in compagnia della chitarra acustica, apre una breccia su una dimensione dall'aspetto antico ed ammaliante, esplorata in seguito dalle instancabili percussioni di John Schofield e dai flauti della vivacissima coppia fiatistica ("Eternal Optimist"), principale nonché fantastica autrice anche degli ariosi labirinti melodici edificati nella traccia dalla quale quest'opera prende il nome ("The World at Minds End").

Esaminando attentamente la formidabile struttura di questa bilancia sonora, i cui piatti sono così impeccabilmente allineati da riflettersi l'uno nell'altro, originando una straordinaria uguaglianza tra abilità tecnica ed energia creativa, viene da chiedersi se non sia stato proprio il suscettibile dio delle arti e della musica, magari troppo orgoglioso per cooperare ulteriormente con il disinibito Bacco, a distruggere una formazione così finemente ed efficacemente assortita, scaraventandone i frammenti nella buia ed abissale voragine del Tartaro. Ascoltare questo lavoro equivarrebbe perciò a sfidare apertamente l'insindacabile volere di un essere assoluto; un dio che però, abitando dentro di noi, non può impedirci di perseguire gli obiettivi che ci prefissiamo, ma anzi può solo piegarsi alla nostra ricerca di una pace e di un'armonia immutabile, raggiungibile, secondo l'illuminato parere di Cygnus, unicamente "con il cuore e la mente uniti in una perfetta sfera".

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Sommario

Skywhale: The World At Minds End;
Recensione di Giona per DeBaser
, 7/2/2009 8:18:00 PM (●●●●)

Generi: ,

Informazioni nel web: Skywhale

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 8 voti validi, totalizzando una media di 5.00
L'opera è stata votata validamente 1 volte, ottenendo una media di 4.00

  1. THEJARGONKING | il 3 luglio 2009 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Bel disco veramente, fatto di elementi apperentemente contrastanti che vanno a sposarsi alla perfezione. Ho il vinile originale, invero piuttosto malconcio, magari cercherò anche la ristampa. Rece ai vertici! Sioulette Giona.
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  2. UGLY PANDA | il 3 luglio 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Cosa si intende per jazz progressive? Io credo di avere un'idea del jazz e anche una del progressive (rock) ma il jazz progressive ancora non credo di averlo centrato, a meno che non ci si riferisca a bands che hanno impostato il rock progressive più avventuroso e meno sinfonico con dinamiche simili a quelle di certo jazz, mi riferisco a Soft Machine, Henry Cow e un pò tutta l'aria canterburyana. Non è così vero?
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  3. UGLY PANDA | il 3 luglio 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Se avessi prima visto la tua scheda e le rece che hai scritto, se le avessi lette ed anche i commenti del pubblico, avrei evitato il commento di sopra e mi sarei documentato da solo, visto che c'è un bel pò di materiale su cui poterlo fare. Grazie comunque.
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  4. GIONA | il 3 luglio 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie mille Jargon! @Ugly Panda: Non c'è problema. Mi fa piacere tu abbia risolto. Tanto per parlare rispondo al tuo post precedente, cercando di chiarire la corrente di cui fa parte l'album recensito (molto poco conosciuto): I Soft Machine e gli Henry Cow hanno un approccio piuttosto estremo (che sia l'avant-jazz dei primi o il R.I.O. dei secondi) nei confronti di questa mistura di generi, che, nel caso in esame, si risolve in un jazz alquanto melodico, ma comprensivo di tutte quelle complessità e dei periodi particolarmente estesi, caratteristici appunto del progressive rock. Per quanto riguarda il ramo canterburyano, direi che gli Skywhale, pur provenendo dall'Inghilterra dei '70, non fanno parte di quella scuola dal suono così singolare e riconoscibile, ma possono essere inquadrati in un jazz dalle forti contaminazioni progressive più vicino, per certi versi, alla "fusion" spericolata, ma mai troppo sperimentale, degli Arti+Mestieri (Mick Avery non è ai livelli dell'impareggiabile Furio Chirico, ma il suo estro batteristico è comunque di qualità decisamente notevole).
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  5. LAZY84 | il 3 luglio 2009 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    mi hai convinto, lo voglio...
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  6. UGLY PANDA | il 3 luglio 2009 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Molto interessante Giona, grazie. Ma le cose si sono piacevolmente complicate, almeno per me, anche perchè 'approccio estremo' che tu attribuisci ai Soft Machine per me non lo è affatto, almeno quei pochi dischi che ho (non li ho sentiti tutti). Ho trovato con piacere una cover di Memories fatta da Withney Houston (che chicchetta eh?). E' molto più estremo(per me) ad esempio End of an Ear del Wyatt solista (mentre gli altri pochi dischi del Wyatt solista ritorno sul godibile). Tornando a noi, dicevo che si complicano perchè mi introduci il concetto di fusion. Ed io per fusion posso intendere: A) la fusion commerciale e patinata di etichette tipo GRP; B) la fusion tecnica, virtuosa e futurista alla Allan Holdsworth; C) la fusion storica ed imprescindibile di Miles Davis di Bitches Brew versante jazz o quella della Mahavishnu Orchestra di Mc Laughlin versante rock. Ma è ovvio che tu stai parlando di altro. La quarta via? Sigh!!!
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  7. GIONA | il 3 luglio 2009 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Sono contento Lazy, missione compiuta allora! :D @Ugly Panda: "Estremo" in relazione al "jazz progressive" di base, nel senso che si spinge oltre, andando a sfociare in territori più avventurosi (come hai giustamente detto prima). Dischi come "End of an Ear" sono sì più impegnativi, ma esulano anche dal semplice "jazz progressive" andando a collocarsi in un sotto-genere ancor più articolato, perché attingente da molte più fonti. "Fusion" è una definizione che, in effetti, dice tutto e non dice niente, perché abusata ed allargata fino a comprendere praticamente ogni contaminazione del jazz (fusosi, difatti, con altri generi). Quale sia il valore esatto di questo termine non ho la presunzione di saperlo, anche perché più mi documento in materia e più la storia si complica. Nel caso degli Skywhale, "fusion" vorrebbe indicare uno stile tra il jazz e il progressive rock, dove la strumentazione e certi elementi caratteristici del rock, vengono utilizzati in maniera troppo lontana dalla propria sorgente per essere definita semplicemente jazz-rock, ma si spostano infatti in una zona ibrida e virtuosistica che ben si sposa con il concetto (o uno dei tanti) di "fusion". Ad esempio, nella scena Canterbury (che cito perché conosco particolarmente a fondo), dominata da una certa sfumatura di jazz-rock, si isolano un po' i Gilgamesh, i quali, ad una strumentazione lontana dalle basi jazz, uniscono uno stile ugualmente lontano alle basi rock e, nonostante nella loro musica siano assenti pure le linee funk, attribuite alla principale denominazione di "fusion", non saprei come altro definirli se non, appunto, “fusion”. Ok, quante volte ho detto fusion? :p
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  8. ARDALO | il 3 luglio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Anch'io lo voggio. PErò non riesco a trovarlo. Giona puoi helparci?
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  9. PROGROCK | il 3 luglio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Vista più volte questa copertina, i personaggi raffigurati mi hanno sempre dato l'impressione di un video dei Tool.Ascolterò.
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  10. GIONA | il 3 luglio 2009 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie Ardalo e ProgRock. In internet girano solo dei terribili rip dal vinile, perciò non perdete tempo a cercare. Aspettate piuttosto un messaggio privato con fiducia ;)
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  11. MACACO | il 4 luglio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Eccomi.
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  12. WOW, THE GREEN MANALISHI è divèrs_!!! THE GREEN MANALISHI | il 5 luglio 2009 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    È un commento divèrs!

    5!
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  13. YOSIF | il 5 luglio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ottima recensione, ottima copertina. interessante!
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  14. GIONA | il 5 luglio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie Macaco, Green & Yosif! Questa volta ho come l'impressione di aver esagerato con l'irreperibilità dell'album proposto... Non che mi aspettassi un voto all'opera oltre quello di Jargon, beninteso... :p
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  15. THEJARGONKING | il 5 luglio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    guarda Giona, Il disco è effettivamente poco conosciuto e fortemente raro. E' tra le cose che "tarocche" pure io e, pensa, solamente da un paio d'anni, scambiatomi da un amico svedese in p2p.
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  16. THEJARGONKING | il 5 luglio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    *che ho*
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  17. TRAUMACRONICO | il 5 luglio 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    <<Ho il vinile originale>> <<E' tra le cose che ho "tarocche" pure io e, pensa, solamente da un paio d'anni>> ???????
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  18. MARTIN EDEN | il 5 luglio 2009 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella copertina, recensione tra le preferite.
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  19. GIONA | il 6 luglio 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie Martin! @Trauma: Hahaha! Mistero della fede... :D Comunque Jargon, che tu lo possieda originale o meno, ero certissimo che avessi ascoltato questo disco, nonostante sia talmente poco conosciuto che credo questa sia addirittura l'unica sua recensione scritta in lingua italiana presente in tutto il web O_O (almeno a quanto ho potuto vedere in questi giorni. Magari mi sbaglio...).
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