Copertina di Orchestral Manoeuvres in The Dark Orchestral Manoeuvres In The Dark
egebamyasi

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Per appassionati di musica elettronica e synth-pop, cultori degli anni ’80, fan di musica alternativa e pop futurista
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LA RECENSIONE

Gli Orchestral Manoeuvres In The Dark, o più semplicemente OMD, hanno rappresentato qualcosa di più del semplice e indimenticabile ritornello della mitica "Enola Gay". Gli OMD hanno commercializzato il futurismo di Ultravox e Eno, un po' come Gary Numan, rendendo però le loro canzoni, a differenza del Dandy inglese, più "umane", pregne di un romanticismo quasi commovente.

Il loro debut album rappresenta forse il lato meno conosciuto del gruppo, che esploderà nel successivo "Organisation". Caratterizzato da cadenze spesso robotiche, debitrici verso i Kraftwerk in modo fin troppo esplicito, si illumina di improvvise ed ammalianti impennate di synth degne del miglior Jhon Foxx. I primi due brani ne sono l' esempio più lampante. "Bunker Soldiers" è una marcia per soldatini computerizzati, erede della tradizione meccanico-decadente della scuola tedesca, accompagnata da un sintetizzatore altisonante che svetta drammatico ( ma mai minaccioso ) nel ritornello, scandito da una recitazione brechtinana solenne. Un piccolo gioiellino di elettropop, non c' è che dire. La successiva "Almost" ( all' epoca singolo, quando i singoli potevano essere ancora così ) è la quintessenza del loro romanticismo, con le onde impetuose di synth che fungono da ritonello ricalcando la moda di Gary Numan. Ma la vera gemma del disco è "Electricity", anch'essa singolo, degna di essere accostata ad "Enola Gay" quanto a bellezza. Una cadenza trascinante fa da tappeto alle note malinconiche di un piano indimenticabile, contrappuntato dagli interventi di un synth decadente, un brano da annoverarsi tra le pietre miliari del synth-pop.

Il funky elettronico di "Julia's Song" è l' ultimo episodio degno di nota di un disco che non è sicuramante un capolavoro per le troppe cadute di tono, ma dà la sensazione di essere un' occasione sprecata. Con maggiore attenzione ( magari unendo i due album, questo ed "Organisation" uscito pochi mesi dopo ) si sarebbe potuto tirar fuori un vero gioiello di pop futurista. Questo esordio invece, brilla solo a metà, ma è davvero un bel brillare.

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Riassunto del Bot

Il debutto degli Orchestral Manoeuvres in the Dark mischia il futurismo elettronico di Kraftwerk e Gary Numan con un tocco umano e romantico. Brani come Enola Gay ed Electricity si distinguono come gioielli synth-pop, nonostante qualche calo di tono lungo il disco. Un’opera che illumina la scena anni ’80, ma lascia la sensazione di un’occasione solo parzialmente colta.

Tracce testi video

03   Mysteriality (02:45)

05   The Messerschmitt Twins (05:41)

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08   Red Frame/White Light (03:12)

10   Pretending to See the Future (03:46)

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Orchestral Manoeuvres in the Dark

Orchestral Manoeuvres in the Dark sono un gruppo inglese di synth-pop/new wave fondato nel 1978 da Andy McCluskey e Paul Humphreys. Attivi a fasi alterne, sono noti per brani come Enola Gay ed Electricity e per album influenti quali Architecture & Morality e Dazzle Ships.
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