Ve li ricordate gli organi elettrici di una volta?
Ma che fine hanno fatto i leggendari Hammond che negli anni trenta sostituirono i mastodontici organi a canne delle chiese e da lí in poi sconfinarono in ogni genere, dal jazz di Smith e Patton, all'hard rock dei Deep Purple, passando per Pink Floyd e Santana...
Oggi quegli organi hanno ceduto il passo ai moderni synth e sono finiti in angoli polverosi, dimenticati dai piú.
Non dagli Apparat Organ Quartet, che ne hanno rispolverati ben quattro. Insieme a vecchi amplificatori a valvole, vocoder, sintetizzatori russi (!) ed altro vecchiume elettronico raccattato in chissà quali solai e rimesso in vita.
Tutto questo equipaggiamento d'annata serve a ricreare un sound electro-pop di vecchia data che è la costante del lavoro di questi cinque islandesi, all'album d'esordio dopo varie collaborazioni con, tra gli altri, Mùm e Jonsi dei Sigur Ròs.
L'ispirazione alla musica elettronica tedesca degli anni settanta (leggi Kraftwerk) è chiarissima e non mancano riferimenti piú recenti a Stereolab e Mùm. Loro stessi dichiarano influenze tratte addirittura dalle sigle di vecchi horror movie, ed in effetti in alcuni tratti sembra di sentire i mitici Goblin di Simonetti!
Ma non mancano atmosfere piú avvolgenti ed eteree, sospese fra sonorità vintage e voci che passano attraverso quei vocoder che hanno fatto la fortuna di Air e Daft Punk, o ancora brusche accelerazioni dove la distorsione della chitarra è sostituita dal suono degli organi, opportunamente filtrato dai vecchi amplificatori a valvole.
Purtroppo l'album per ora è reperibile solo on-line, ma il talento non manca e l'originalità (paradossalmente) retro potrebbe essere la chiave giusta per un meritato approdo sul continente. Aspettiamo, nel frattempo rispolvero il mio vecchio Farfisa...
Un paio di samples in formato .rm
Un paio di videoclip
Un paio di notizie e altre cose