Keith Jarrett: Paris Concert

Recensione di: Mullah , (il 18 novembre 2005 in mattinata) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Keith Jarrett Paris Concert

Intenso, nostalgico, malinconico. . . in una parola, MERAVIGLIOSO!!! Il profluvio di aggettivi è un po' esagerato? A mio modesto parere, e fuor d'iperbole, rende abbastanza bene l'idea. Questo concerto improvvisato per pianoforte solo è un' autentica delizia per l'udito e costituisce una delle pietre miliari nella ormai quasi quarantennale carriera del signor Keith Jarrett. Il luogo dove prende forma una tale meraviglia, per l'appunto, è il teatro dell' Opera nella capitale francese: il giorno è il 17 ottobre 1988, e così viene identificata anche la prima parte del concerto in questione.

L' influenza classicheggiante di un certo. . . Johann Sebastian Bach è tangibile all' ascolto della splendida sequenza iniziale, che ricorda le Suites francesi composte dal grande musicista tedesco, e sfocia dopo cinque minuti in una semplice ed efficace figura ritmica, sulla quale il Nostro improvvisa in maniera assolutamente espressiva, per poi rintracciare sotto le dita una bellissima melodia: evocativa, triste, incantevole, essa conduce l' ascoltatore in un mondo sconosciuto, una terra di sogno dove tutto è puro ed incontaminato. . . ma è lo stesso Keith a risvegliarci dal sogno in maniera anche piuttosto brusca per immergersi nuovamente nella figura ritmica precedente: ora la tastiera viene suonata con veemenza e vigore, ed attraverso un moto ondulatorio successivo(sembra di sentire due pianoforti, talmente alta è la tecnica del musicista), si arriva alla melodia conclusiva, più raccolta e contenuta rispetto alla precedente, ma assai pregnante nella sua delicatezza: le note cadono come gocce di pioggia leggera dallo strumento, prima di sfumare piano piano.

Dopo questo momento strabiliante, che basterebbe già da solo a far entrare il concerto di Parigi nel pantheon della produzione jarrettiana, arriva una cover: "The Wind", composizione del pianista Russ Freeman (musicista californiano che ha suonato con Chet Baker; si può ascoltarlo insieme al trombettista in un live di quest' ultimo chiamato "My Old Flame" dove c'è una splendida versione del brano), viene resa con grazia incantevole; l' improvvisazione è ridotta all' osso, l'esposizione della melodia (rieccone un'altra!!!) avviene con una chiarezza ed una limpidezza ineguagliabili. Insomma, l'ennesima performance superlativa. Ed ora la serata può anche concludersi. Keith si congeda dalla platea con un bel giro di blues, eseguito con eleganza e trasporto, a testimoniare anche l' ecletticità di questo artista, capace di muoversi tra i generi con disinvoltura e naturalezza impressionanti, così da incorporare nel suo stile pianistico quasi trecento anni di storia musicale.

A tal proposito, si può chiudere con le parole di un critico scritte in un bellissimo libro chiamato "Il mio desiderio feroce", sicuramente la migliore pubblicazione uscita sul Nostro:

Ormai, quando un pianista si scopre disposto a uscire dalle griglie del jazz o della tradizione colta per entrare in un terreno che sia di tante o di tutte le culture, si dice che suona alla Jarrett. Ormai, suonare il pianoforte cosiddetto di confine rende tutti, ineluttabilmente, epigoni di Jarrett.

 

E, aggiungerei sommessamente, ascoltare il pianoforte in generale rende tutti, ineluttabilmente, appassionati di Jarrett stesso

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Sommario

Keith Jarrett: Paris Concert;
Recensione di Mullah per DeBaser
, 11/18/2005 10:30:00 AM (●●●●●)

Anno: 1988

Album collegati: Paris Concert

Artisti collegati: Keith Jarrett «un Dio del pianoforte che ci fa sognare»

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Voti e commenti

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  1. MARIO | il 19 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    il vertice di jarrett, il koln a cospetto di questo scompare miseramente
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  2. SFASCIA CARROZZE | il 19 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Cordiale de-recensore Mullah.. come ha detto che si chiama questo strampalato strimpellatore di pianoforte ? Ossequi a iosa und complimenti vivissimi. Your (scherzettante) S.C. di (s)fiduciam.
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  3. TRAMPLED ROSE | il 19 novembre 2005 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ero in quarta ginnasio quando saltai scuola per andarlo a vedere a un matineè al cinema Massimo, le prime "sigarette", le prime passioni.....nostalgia
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  4. HOBBIT | il 19 novembre 2005 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    appena letto ho subito messo a scaricare il disco... ne avevo sentito parlare di jarrett ma non l'ho mai ascoltato... questa recensione mi ha dato lo stimolo necessario... perfetta. complimenti
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  5. COPERNICO | il 20 novembre 2005 dopo mezzanotte | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Poco da aggiungere, è innegabilmente un ottimo lavoro e una buona recensione.
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  6. PRIMIBALLI | il 20 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    bella recensione. certo...parlare di Jarrett è come tentare la descrizione di Dio. impresa quasi impossibile. quando gli si avvicina è già un bel risultato. questo è indubbiamente uno dei concerti più belli per piano solo (sempre che si voglia, come alcuni critici, dividere l'avvetura Jarretiana in solo e non solo)...
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  7. JOHNOFPATMOS | il 20 novembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Senza parole, Mullah. Pensavo fosse impossibile descrivere il "Paris" in modo perfetto ma tu ci sei riuscito. Forse un po' esagerato primiballi accostarlo a Dio, però c'è da dire che KJ è un grande a 360 gradi. E soprattutto è un pianista che, come ha perfettamente fatto notare il Mullah, affonda le sue radici nella grande musica classica e barocca, Bach in primis. Il Koln, invece, è un'altra storia. Più "new age" forse, meno improvvisato, forse. Ma il vertice di Jarrett forse rimane il solo alla Scala. Ciao ;)
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  8. PRIMIBALLI | il 20 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    l'accostamento a Dio (ovviamente forzato...) è dato dal fatto che -almeno io- non so immaginarmi un evoluzione pianistica migliore e più grande di quella di KJ...ovviamente però troveremo sempre chi trova pianisti più grandi...questa è semplicemente la mia idea...: diciamo che KJ è quello che ha imitato Dio meglio. almeno finora...
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  9. MULLAH | il 20 novembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Carissimi,ringraziandovi per i commenti alla recensione,aggiungo due parole:sinceramente mi sembra esagerato dire che il Koln concert "scompare miseramente" davanti al Paris concert,però concordo su un aspetto:a mio parere,è il concerto di Jarrett in piano solo più bello di tutta la sua carriera(fra quelli registrati,intendo).E' avvolto in un'atmosfera notturna assolutamente affascinante e coinvolgente,che ti prende dall'inizio alla fine:è difficile descriverlo,spero di esserci riuscito almeno in parte,e dai vostri commenti mi sembra di esserci parzialmente riuscito.Ciao a tutti
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  10. HAL | il 20 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Tocchi corde sensibili Mullah, però lo fai con personalità e metti bene in luce il tuo amore per questo disco meraviglioso, come molti di Jarrett. Anche secondo me mi sembra esagerato dire che colonia scompare miseramente dinanzi a questo ... fossero tutte così le miserie... Più che altro secondo me più che una gerarchia fra i suoi concerti di piano solo, forse è meglio cercare di trovare un filo conduttore. I concerti non sono poi così isolati e monolitici. Sarebbe interessante sentire anche quelli non pubblcati come quello di Berna successivo a Colonia. Jarrett ha fatto un percorso non ancora concluso, lo testimonia il bellissimo (per me) Radiance che mostra anche nuove vie di questo modo di creare musica. Sempre sotto quest'aspetto inoltre si dice un gran bene del concerto dell'auditorium di roma dello scorso anno che prima o poi sarà pubblicato.
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  11. FRANTZ | il 20 novembre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Ti ricordi Hal quando ti chiesi di venire a Roma con me a sentire Jarret all'Auditorium? Ho sempre avuto l'impressione che ci siamo persi un gran concerto entrambi! Trovo un po' sterile la disputa sul Colonia o Parigi concerto, secondo me ha descritto bene mullah quando dice che ascoltare il pianoforte in generale rende tutti, ineluttabilmente, appassionati di Jarrett stesso ed io aggiungo nella sua completezza (trio, solo...)e come giusta chiosa prendo a prestito le parole di primiballi:"sempre che si voglia, come alcuni critici, dividere l'avvetura Jarretiana in solo e non solo"
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  12. STEFANET | il 20 novembre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    La grandezza di Jarrett si misura già nel fatto che è sicuramente (o no?) il jazzista più discusso, più idolatrato/vituperato, studiato, copiato/scopiazzato/imitato, ascoltato e comprato del mondo. A me Jarrett piace moltissimo, ma con molti distinguo (che tengo per me per non suscitare un flame). Il Köln continua a piacermi, anche se è il disco di piano solo più comprato al mondo, pazienza. Così come i concerti di Parigi, Milano. Bellissimi. Bellissimo anche quello di Bregenz, di cui, chissà perchè, si parla poco. Bravissimo anche Mullah...
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  13. MULLAH | il 20 novembre 2005 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Che bella discussione che si è aperta su questo disco!Una discussione molto più bella della recensione stessa,e sono felice di averla pubblicata anche solo per questo motivo.Proprio nel suo solco,sarei curiosissimo di sapere quali sono i distinguo che Stefanet tiene per sè su Jarrett,e che non scrive "per non suscitare un flame".Da appassionato e competente di musica quale lui è,saranno sicuramente dei distinguo interessanti e degni di nota.Per dare il buon esempio,adesso azzardo un mio personalissimo parere,che sicuramente non troverà d'accordo tutti,ma su cui la discussione può continuare in maniera ancora più interessante;il Keith Jarrett trio,che è attivo da vent'anni e ha registrato autentiche meraviglie musicali,è un organismo praticamente perfetto(è nel giusto Primiballi quando paragona Keith Jarrett a Dio da questo punto di vista),ma preferisco ascoltare Bill Evans in trio:nonostante abbia cambiato molti contrabbassisti e batteristi,nonostante l'interplay con alcuni di tali musicisti non abbia raggiunto grandi risultati,Bill riesce sempre a trasmettere un calore e una passione davvero commoventi.Quando si ascolta Keith,invece,si resta praticamente stupefatti davanti a questo organismo pulsante,tanto da spingerti a pensare"ma come fanno ad arrivare a questo livello?"ma secondo me lo stupore sovrasta il calore,per l'appunto...attendo repliche e aspetto l'intervento del mitico Grasshopper,ringraziandovi ancora per i vostri commenti
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  14. JOHNOFPATMOS | il 21 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Anch'io, come Stefanet, qualche "distinguo" su KJ in effetti ce l'ho... Di certo è un pianista jazz e non solo che ha segnato e segnerà la storia della musica. Su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, forse, il suo genio non è uniforme, non è costante e talora un po' pretenzioso. Alcuni hanno perfino parlato di "presunzione infantilistica" a proposito di Keith. Insomma, concordo col Mullah sul fatto che Bill Evans per certi aspetti era di certo inferiore a KJ. Su Jarrett a me qualche dubbio rimane. Alcuni esempi. Certi episodi con il Quartetto Americano, certi pezzi al clavicordo, "Bridge of Light" e - ma qui ovviamente siamo nell'ambito dei pareri ultra-personali, il debolissimo "The melody at night with you". A cui aggiungerei alcuni momenti classici poco riusciti, tipo le "Goldberg". Certo, il KJ Trio è straordinario. Ma l'apice secondo me KJ l'ha raggiunto col quartetto norvegese, specie con "Belonging". Tornando all'accostamento a Dio, direi che rimane esagerato anche in ambito musicale. Al limite accetterei un "Olimpo" con molti Dei... tipi Oscar Peterson, Glenn Gould o Bill Evans. Ciao a tutti ;)
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  15. JOHNOFPATMOS | il 21 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Errata corrige: concordo col Mullah sul fatto che Bill Evans per certi aspetti NON era di certo inferiore a KJ...
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  16. GRASSHOPPER | il 21 novembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Il "mitico" Grasshopper (si fa per dire) ha la pessima abitudine di assentarsi da debaser durante i fine settimana (scelta un po' forzata, visto che può usare Internet solo sul posto di lavoro). Peccato perché poi legge in ritardo recensioni come questa, che lo toccano nel profondo. Per me qui siamo al di là del jazz e anche della contaminazione di questo con la musica classica: questa è pura arte dell'improvvisazione, ad un livello che solo un musicista completo e colto come Keith Jarrett può raggiungere. In particolare qui è più che mai in stato di grazia, anche se dire che Colonia scompare "miseramente" mi sembra un po' eccessivo. Sul Mullah si rischia di essere ripetitivi: ormai la mia conversione all'Islam è prossima
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  17. HAL | il 21 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Frantz riapri una ferita il concerto dell'auditorium di roma. Chissà se ci sarà un'altra occasione. Tormando a jarrett e ai successivi commenti, sollevare elementi di perplessità mi sembra giusto, tutto sommato i commenti servono anche a questo. John ne solleva alcune e per esempio le perplessità sul Jarrett classico penso che ci stiano. E' tutto sommato vero che "The melody at night with you" sia meno pregnanate di altri lavori, io lo adoro ugualmente e credo che debba essere inquadrato nel periodo particolare della vita di Jarrett caratterizzato dalle difficoltà dovute dalla sua malattia. Chiudo lasciandovi un link di un pezzo dal titolo Solitudini scritto su un blog. E' una notevole analisi sintetica dell'opera di Jarrett per piano solo: http://roundaboutmidnight.splinder.com/post/5103171 (occhio agli spazi)
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  18. MULLAH | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Caro Hal,ho letto il pezzo "solitudini" sul sito da te segnalato,e l'ho trovato davvero interessante,perchè segue il filo conduttore che lega la carriera del keith solista,a mio modesto parere differente dal keith in trio o da quello che esegue musica classica(e che ame non piace,ad eccezione delle suites di Haendel,per cui rimando alla splendida recensione di John).Nei concerti improvvisati per solo piano(TUTTI!da "Solo concerts" all'ultimo "Radiance"),senti quasi fisicamente lo sforzo della creazione, ed anche se ciò conduce in alcuni momenti ad imperfezioni o ripetizioni,non fa nulla:l'ascoltatore è quasi partecipe dello sforzo insieme al musicista, e nei migliori passaggi condivide quasi allo stesso modo con lui la gioia della creazione stessa.Ciò che non avviene col meccanismo perfettamente oliato del trio
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  19. HAL | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Mi fa piacere che lo abbia letto, è un'analisi approfondita, sentita e scorrevole. Giusto sottolineare l'esistenza di più Jarrett (solo, trio, classic), io credo di amare tutte queste forme, forse un po' meno quella classic, anche se come giustamente evidenzi le suites di Haendel sono di una bellezza disarmante.
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  20. JOHNOFPATMOS | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    "Senti quasi fisicamente lo sforzo della creazione". Proprio vero, Mullah. Forse l'apice di questo sforzo creativo KJ lo raggiunge in un altro splendido solo, il bis "Heartland" del concerto di Bregenz (che si trova peraltro nella raccolta "Rarum"). Su "The melody at night with you" concordo con te, Hal. Certamente c'è da considerare la sindrome da fatica cronica che purtroppo aveva colpito Keith in quel periodo... Resta però a mio avviso un album molto fiacco, che forse è stato pubblicizzato in modo così clamoroso proprio nel tentativo di fare rinascere Keith (come è poi splendidamente avvenuto con "Whisper Not", anch'esso registrato a Parigi). Sul Jarrett "classico" mi piacerebbe discutere a lungo... ma magari ce ne sarà l'occasione in futuro ;) Rivoto il Mullah anche per i commenti! Ciao, JoP ;)
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  21. JOSI_ | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Io questo non l'ho mai sentito. Se mi dite che è meglio del Koln, un pensierino ce lo faccio. Lo faccio?
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  22. HAL | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    c'è anche tanto amore in quel disco John e tu Josi puoi fare più di un pensierino su questo.
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  23. JOSI_ | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Ecco lo sapevo. Il mio portafogli porge i suoi sentiti ringraziamenti a te e a Mullah :)
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  24. JOHNOFPATMOS | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    E' vero, Hal... "For Rose Anne, who heard the music, then gave it back to me". Stasera tocca a me risentirmi "The Melody" ;) Ciao, JoP
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  25. MULLAH | il 21 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Carissimo Josi,ho già preso il mio regalo di Natale:concerto per violino di Sibelius,dopo la tua bella recensione.Grazie per il consiglio
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  26. LA PIANISTE | il 21 novembre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Oh anche il Mullah è uno che comincia a pensare al Natale con largo anticipo....! Dato che siamo in tema consiglio fra i vari regali un libro "Soffocare" di Palahniuk (poi lo farò anche nel forum pertinente. L'ho cominciato ieri sera e devo dire che non ridevo coi lacrimoni da tempo... Per il resto ribadisco che Mullah, John, Hal e Grass mi stanno aprendo nuovi e fantastici orizzonti...
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  27. MULLAH | il 21 novembre 2005 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Sono contentissimo di aprire nuovi orizzonti a"La Pianiste", tanto più che il piano è il mio strumento preferito come si sarà capito dalle mie recensioni;a proposito sei tu quella in foto?Se sì,complimenti vivissimi!!!
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  28. LA PIANISTE | il 22 novembre 2005 all'alba | Voto: | Voto al Disco:

    Sono io un pochino più giovane e spensierata...
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  29. STEFANET | il 22 novembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    "The melody at night with you"... Chi ha modo di conoscere le varie facce misicali di Jarrett resta spiazzato perchè in quel disco.. ne trova una nuova. E' un bagno nello zucchero, e da Jarrett non ce lo si aspetta. A me, però, piace lo stesso. A volte mi capita di essere nel mood adatto per quel disco, no so. Sarà forse perchè sono particolarmente affezionato al primo brano: a mio parere, una superlativa esecuzione di "I loves you Porgy", ogni nota studiata maniacalmente. Epperò molto, molto simile (così lenta, al rallenty, struggentissima) ad una versione di Bill Evans di non so quale disco in solo. Altri brani mi sembrano un po' troppo romanticoni, nuove "Scene infantili" di schumanniana memoria. Va inquadrato forse, come è stato giustamente detto, nella delicata fase che KJ stava attraversando in quel momento.
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  30. MULLAH | il 22 novembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Carissimo Stefanet, per quanto riguarda Bill Evans ti riferisci per caso alla versione di "I loves you Porgy" presente in "Waltz for debby",mitico album in trio con Scott La Faro e Paul Motian?A me non sembra che nei suoi due dischi in solo ci siano versioni di questo pezzo....ma se sai il nome di un disco ulteriore fammi sapere
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  31. STEFANET | il 22 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Mullah, se ricordo bene (da dove scrivo non ho il CD a disposizione) il Porgy in questione si trova in "The solo Session, Vol.2". Ripeto, vado a memoria. Che non è sempre ferrea.. Evans comunque quel pezzo lì lo ha suonato varie volte. Una di queste - dici bene - è nel celeberrimo Waltz for Debby, ma anche nel bellissimo (te lo consiglio caldamente) Live in Montreaux. Poi, puoi giurarci, te lo ritrovi di sicuro nelle maxi - collections della Verve o della Riverside. Vere miniere di standards. Saluti.
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  32. PACINO | il 28 novembre 2005 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    ognuno porta dentro di sé qualche ricordo legato all'omino seduto al piano... l'omino appare nella mia vita molto presto... una sera di davvero tanti anni fa un amico giovane di mio padre porta in casa, insieme a del vino bianco e a qualche povero animale ucciso per colpa della passione della caccia, un disco bianco doppio con un omino magro e dei ricci neri neri. Io non sapevo nemmeno cosa fosse davvero, eppure i vinili furono l'unica cosa che mi piacquero quella sera (ero davvero piccolo), e mi lasciarono in testa uno strano sapore-suono... dopo un bel po' di anni c'è (nei miei ricordi) una sera a un concerto con una ragazza meravigliosa dalla pelle chiara e baci caldissimi, una ragazza a cui il trio non piacque molto (ma non era necessario che le piacesse il trio, a me bastava le piacessi io)... ancora dopo c'è un po' di solitudine e anche un disco (che non piace a molti) con una interpretazione dolorosa e struggente di I loves you Porgy... e poi chissà cosa altro ci sarà ancora... ognuno di KJ porta dentro di sé tanti ricordi...
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  33. PACINO | il 28 novembre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    ... dimenticavo i voti...
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  34. BASTARDONE | il 1 gennaio 2006 in prima serata | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    CHE NOIOSO!!!!!!!!
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  35. CHATNOIR | il 16 marzo 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Yahuuu! Approvo senza se e senza ma.Il disco si staglia nettamente nel mondo dell'arte e la rece sa descriverlo davvero bene. complimenti Mullah, è un piacere leggere recensioni del genere
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  36. CHINASKI82 | il 18 agosto 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Grande recensione per un grande disco, anzi grandissimo...l'incipit classico è commovente...e poi parte il viaggio sul tipico pedale ostinato alla KJ...per non parlare della splendida The wind e di quel blues...non ho parole... Paragonare Bill Evans e KJ non ha senso, visto che Evans è stato un maestro per Jarrett e in generale per chiunque abbia suonato piano jazz da "New jazz conception" in poi...il trio di Jarrett è la naturale continuazione del trio di Evans (quello con lo sfortunato LaFaro), genio indiscusso che con la tecnica dell'interplay ha definito una volta per tutte come DEVE essere il trio piano-basso-batteria...al massimo si può confrontare KJ con Chick Corea, ma lasciamo Evans alla leggenda, non facciamo paragoni del tipo Pelè-Maradona!!!!
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  37. CONTEMPLAZIONE | il 8 gennaio 2008 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Non si può non avere! Il disco nella sua interezza è una cosa meravigliosa, e il finale della prima "traccia" è geniale e commovente. La versione di "I Loves You Porgy" da cui Jarrett ha preso ispirazione credo proprio che sia quella presente nel "The Paris Concert-Edition One" di Bill Evans. Sempre Parigi in mezzo...Comunque "The Melody..." non sarà un capolavoro ma è un disco dolcissimo, e contiene pure una fantastica versione di "I Got It Bad...".
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  38. PRIMIBALLI | il 8 gennaio 2008 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    qui sottoscrivo contemplazione in ogni singola parola. http://recensioni-primiballi.blogspot.com/
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  39. SILLA | il 11 marzo 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    ...Questa musica mi è entrata nell'anima...
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