Uli Jon Roth: Firewind

Recensione di: jettojet , (il 31 marzo 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Uli Jon Roth Firewind

Quale persona amante della musica rock anni 70 non si è mai trovata, almeno una volta nella propria vita, ad ascoltare canzoni come "Fly to the rainbow" o "In Trance" o ancora "Will burn the sky", autentici capolavori retaggio di un grande gruppo storico chiamato Scorpions?

Tralasciando la metamorfosi di questa band, che, con l'inizio degli anni 80 prenderà una linea musicale assai più commerciale e discutibile, stigmatizzando una netta ed irreversibile rottura con il passato, bisogna ricordare che un ruolo fondamentale nella stesura di quei pezzi (e tanti altri ancora) appena citati, fu dato proprio dalla presenza attiva di mr. Uli Jon Roth, grandissimo talento delle 6 corde e, secondo molti critici, forse il miglior discepolo ed interprete del testamento spirituale ed artistico di Jimi Hendrix.

Correva il 1979, quando, dopo l'uscita del magico "Tokyo Tapes", doppio live che racchiude ed in un certo senso chiude per sempre quel magico ciclo degli Scorpions, Uli Roth intraprese una carriera solista, abbandonando fama e successo per continuare un sentiero musicale assolutamente non commerciale, dove far vibrare la sua chitarra con partiture da vero maestro. Proprio in quell'anno esce, sotto il nome degli Electric Sun, il suo primo album da solista "Earthquake", che già presenta spunti di altissima classe con pezzi come ad esempio "Japanese Dream", ma solo nel 1981 uscirà il suo vero capolavoro dal titolo "Firewind".

Nove brani che risuonano come un vero e proprio tributo a Jimi Hendrix, ma in un' ottica assolutamente personale, passando da atmosfere e sonorità propriamente blues come in "Cast Away Your Chains", alle melodie suadenti di "I'll Be Loving You Always" dove la chitarra magicamente sembra rievocare note di "Bold as Love" e "Little Wing", fino alla classicheggiante "Fire Wind". Estremamente toccanti anche "Children Of The Sea" e "Chaplin And I", quest'ultima con un saggio stupendo di chitarra classica a fare da tappeto sonoro e, per finire, un brano solista assai complesso dal titolo "Hiromshima", diviso in tante parti (Enola Gay, Tune Of Japan, Attack, Lament), una magnum opus che riesce a far rivivere tutti gli stati d'animo che possono derivare da un bombardamento, facendo a tratti urlare e vibrare la chitarra come solo Jimi Hendrix riuscì.

Ascoltando molti chitarristi blasonati, cosiddetti virtuosi di oggi, mi viene da pensare a quanto siano in realtà spesso vuoti e privi di anima, mentre ascoltando Uli Roth (che ha tra l'altro partecipato al G3 con Satriani e Shenker nel 1998 dando prova della sua immensa classe) posso pensare soltanto una cosa: questa è vera ARTE.

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Sommario

Uli Jon Roth: Firewind;
Recensione di jettojet per DeBaser
, 3/31/2006 5:07:00 PM (●●●●●)

Anno: 1981

Generi:

Informazioni nel web:

Album collegati: FireWind, Fire Wind

Artisti collegati: Uli Jon Roth (non è DeFinit_)

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Voti e commenti

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  1. THE BLUESMAN | il 2 aprile 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Bravo Jettojet, molto bella la recensione e bella l'iniziativa. (Enrico avrebbe voluto scriverti ma mi ha mandato un messaggio privato ieri notte dicendo che non poteva perchè ha avuto un lutto improvviso: ma verrà presto in rete, sono certo! Non si perderebbe la tua nuova recensione).
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  2. JETTOJET | il 2 aprile 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    ti ringrazio per il tuo commento e per essere venuto Bluesman, davvero! Mi spiace molto per Enrico, gli mando le mie più sentite condoglianze, ciao Enrico, ti sono vicino, a presto!
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  3. MANDROCKER | il 3 aprile 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Qst rece capita proprio a pennello. Ieri sera ero a Imola a vederlo live!! Ha suonato bene, a parte qualche scazzo evidente. Ha fatto "Firewind" qua presente e moltissime degli Scorpions Uli's era ovviamente. Gran concerto insomma!!! Per il cd nn posso aggiungere molto. Non l'ho ascoltato bene
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  4. DREAMWARRIOR | il 3 aprile 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Buona recensione. Se non sbaglio qualche tempo fa è stato in concerto a Milano, comunque forse uno dei migliori chitarristi di vecchia scuola.
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  5. ANIEL | il 3 aprile 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Discreta recesione, solo su una cosa non sono daccordo: il miglior discepolo spirituale di J.Hendrix per me rimarrà sempere Stevie Ray Vaughan.
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  6. JETTOJET | il 3 aprile 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    grazie a tutti per i vostri primi commenti, fortunato Mandrocker a vedere Uli on stage! Mi permetto di prendere le distanze dal pensiero di Aniel, lo rispetto perchè è giusto ascoltare ogni opinione, ma dal mio punto di vista Jimi Hendrix e Steve Ray Vaughan sono musicalmente molto distanti, mentre le analogie ed affinità con Uli Roth( almeno del periodo Scorpions ed Electic Sun) sono davvero notevoli.
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  7. ANIEL | il 3 aprile 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Diciamo che hai ragione da un certo punto di vista in quanto SRV era blues al 100%, mentre Hendrix partendo da esso ha creato ben altro, dal rock alla psichedelia, però interpretazioni come quella di "little wing" o "voodoo child" non ne ha mai fatte nessuno come SRV
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  8. GILMOUR | il 16 giugno 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Bravo. Bella recensione. Uli è un grande, uno dei migliori chitarristi che esistono. Peccato che poi gli Scorpions abbiano intrapreso una piega commerciale e abbandonato quel genio di Uli.
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