"Life Wasted", primo pezzo e primo proiettile. Le chitarre sono quasi stoner nelle strofe con un grande Gossard a reggere il ritmo (venature di QOTSA) e presenza massiccia di Mike con assolini ripetuti. Vi è una grande apertura melodica ricca di pathos prima del finale tiratissimo da Matt Cameron che trascina il pezzo sempre accompagnato dall'assolo finale super psichedelico di Mike Mcready.
"World Wide Suicide", il primo singolo, rappresenta il passato ed il futuro dei PJ. Rock semplice, sentito, sudato... Vedder tira fuori una voce possente nel ritornello come per urlare quanto è, ancora oggi dopo 12 dal primo album, incazzato con il mondo e in particolare con l'America di Bush. "ComatosePunk"? Non so, è il pezzo più rabbioso e breve del disco. Diretto, urlato, sentito tanto da essere l'unico pezzo suonato dal vivo oltre a Gone. Non dà tregua per tutti i 2 minuti e 30 secondi. "Severed Hand" grandissimo pezzo, capolavoro. Pezzo tirato con aperture da ballata, chitarre vigorose e sempre presenti, crescendi continui di tutti gli strumenti e di Vedder che guida la melodia. Un pezzo da brividi... l'assolo e l'accelerazione che avviene verso il finale è da lasciare atterriti anche i più scettici e mi spaventa già al pensiero di vederli dal vivo al Forum di Milano dove avverrà il putiferio!
"Marker In The Sand", secondo pezzo che potrebbe prendere la palma di capolavoro. Tirato sulla strofa con un apertura melodica ma sentita e sofferta nel ritornello. Altro super pezzo da concerto. Grandi chitarre sempre molto presenti e varie, si sente la grande ispirazione di tutto il gruppo per questo disco. "Parachutes" il pezzo che ti sorprende. Sembra di immergersi nelle praterie americane con un Vedder vecchietto che canta le gesta del passato. Ma il pezzo non è una semplice ballata scanzonata ma dopo ripetuti ascolti ti coinvolge, ti fa innamorare... Vedder canta in modo diverso, lascia la rabbia negli altri pezzi e si mette a fare il cantastorie saggio... e ci riesce davvero bene!
"Unemployable", B-side del primo singolo e forse il pezzo più anonimo del disco. Forse doveva rimanere una seconda scelta. "Big Wave", torna il rock n roll e la rabbia! La grande onda di "Oceane" è lontana anni luce ma lo spirito è quello di "TEN". Non sono morti, non si sono sciolti... si divertono ancora e si vogliono bene... sono pezzi come "Big wave" che ti fanno capire quanto un gruppo è in salute. L'armonia creata da tutti è infinita, ognuno fa il suo dovere alla grande e si sente il divertimento fuoriuscire dai rumori degli strumenti Vedder canta: "I've seen the light". "Gone" ballata già presentata dal vivo dal solo Vedder. Il gruppo si sente è da maggiore spessore alla canzone. Richiama un po' "Better man" ma siamo lontani dal capolavoro di "Vitalogy". È un bel pezzo, piacevole, melodico ma sotto tono rispetto all'altissima quailità degli altri pezzi. "Wasted Reprise", musica da cerimonia, quasi da Chiesa. Una pausa. Un minuto di raccoglimento prima del gran finale. "Army Reserve" L'ultima parte del disco si apre alle ballate del disco, al lato malinconico. L'inizio della canzone richiama gli U2. Trasuda umanità e sofferenza. Si riprendono temi cari a Vedder non dimenticati dai tempi di "Release". Come "Back" Ballata epica... altro capolavoro; forte presente del pianoforte di Boone che accompagna le strofe dove il racconta storie Eddie si siede e immaginandocelo con una bella bottiglia di vino fa sua l'attenzione del pubblico intorno ad un fuoco.
Il finale è devastante, cresce, cresce e continua a crescere l'assolo di Mike e vengono accompagnati dagli acuti sofferti di Vedder.
Come back... si, sono tornati alla grande... senza dubbio. "Inside Job" chiude il disco uno dei pezzi più complessi dei PJ... intro lunga che differenzia il pezzo da tutto il disco che è molto sanguigno e diretto. "Inside job" ha almeno tre climax con variazioni importanti e una presenza massiccia di chitarre... un gran pezzo di chiusura che vuole sottolineare la salute incredibile della miglior ROCK band del pianeta.
L’omonimo album dei Pearl Jam è un ritorno che non lascia il segno.
Questi Pearl Jam sono innocui, non ci regalano nessun pezzo memorabile, ma piuttosto una ricercata aurea mediocritas.
Spero continuino a fare grande musica con semplicità. Come sempre.
Questa canzone fa sognare ad occhi aperti. Voi chiudeteli comunque... ed ascoltate.
La chitarra taglia a fette la banalità con giri killer e svirgolate rumorose.
Eddie Vedder e la sua voce strozzata e calda, avvolgente e frastornante continua a segnare le generazioni.
È la loro passione che contagia, che li rende uno dei migliori gruppi in attività.
Passione che in questa ultima uscita non emoziona mai, ma che ci garantirà una gran bella sudata nelle esibizioni live a settembre in Italia.
I Pearl Jam sono un gruppo che usa la musica come strumento di comunicazione, di un'idea, di un'emozione.
Chi vuole i Pearl Jam di 'Vitalogy' o 'Ten' non dovrà fare altro che tirare fuori quei dischi e ascoltarli.