Pearl Jam. Titolo omonimo per l'ultima fatica del gruppo.
Almeno due chiavi di lettura: affermazione della propria identita', ripresa peraltro nei testi (Quello che scelgo di essere è quello che sono/ non perdero' la mia fede, “Inside Job”), oppure segnale di scarsa vena creativa.
Scarto la seconda a priori mentre apro il disco, e pre-assaporo l'ascolto. Parte bene (una chitarra in un solo canale per annunciare il primo riff), ed un pezzo, “Life Wasted” molto energico. Energia che rimane li' incollata alle passioni punk dei nostri fino alterzo pezzo senza variazioni di tono. Poi succede qualcosa. Dopo sette gloriosi (a parer mio) dischi, ascolto il primo riff che proprio non mi piace. E loro ci costruiscono sopra “Severed Hand”, quarto pezzo. Il disco rimane li'. Aspetto come un bimbo l'arrivo del singolo alla “Light Years” che mi sciogliera'i nervi e stimolera' le ghiandole, invano.
“Parachutes”, acustica è quasi esercizio di stile; mi viene in mente comesi chiude 'Riot Act', con una “All Or None” che ti catapulta solo in mezzo alla strada sotto la pioggia. Altra storia.
M'innervosisco - cosa cazzo sono 'sti cambi ? quando finisce 'sto riff ? -al primo ascolto non arrivo in fondo, neanche col libretto in mano: leggo i testi compiaciuto, i temi sono quelli degli ultimi anni, contro le guerre, ottimisti (Having tasted/a life wasted/I'm never going back again), profondi (al limite della cripticita', come piace ad Eddie).
Ma il resto non regge. Chiamo il mio amico Genesio, "L'hai sentito ?... si, primo ascolto, troppopresto... ci risentiamo piu' tardi...". Preoccupati.
Gli ascolti successivi confermano tutto purtroppo. Riff ripetuti fino a che non si puo' fare a meno di cambiare, cambi che sembrano non "sentiti", pensati poco; tutte le soluzioni lasciano perplessi, per non dire infastiditi. Le linee di canto sono le solite di Vedder, quasi dispiace essermici abituato, sarebbe stata l'unica sorpresa di bellezza.
I Pearl Jam non sono certo innovatori; ne' lo stile, ne' le soluzioni artistiche (forse solo l'artwork delle confezioni), ne' la registrazionedei dischi. È la loro passione che contagia, che li rende uno dei migliori gruppi in attivita'.
Passione che in questa ultima uscita non emoziona mai, ma che ci garantira' una gran bella sudata nelle esibizioni live a settembre in Italia.
"'Life Wasted', primo pezzo e primo proiettile... un assolo finale super psichedelico di Mike McCready."
"Come back... si, sono tornati alla grande... senza dubbio."
L’omonimo album dei Pearl Jam è un ritorno che non lascia il segno.
Questi Pearl Jam sono innocui, non ci regalano nessun pezzo memorabile, ma piuttosto una ricercata aurea mediocritas.
Spero continuino a fare grande musica con semplicità. Come sempre.
Questa canzone fa sognare ad occhi aperti. Voi chiudeteli comunque... ed ascoltate.
La chitarra taglia a fette la banalità con giri killer e svirgolate rumorose.
Eddie Vedder e la sua voce strozzata e calda, avvolgente e frastornante continua a segnare le generazioni.
I Pearl Jam sono un gruppo che usa la musica come strumento di comunicazione, di un'idea, di un'emozione.
Chi vuole i Pearl Jam di 'Vitalogy' o 'Ten' non dovrà fare altro che tirare fuori quei dischi e ascoltarli.