Rush: Power Windows

Recensione di: vellutogrigio , (il 13 settembre 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Rush Power Windows

Uscito nel 1985, in piena esplosione sinth pop, 'Power Windows' è uno dei più discussi album della discografia dei Rush: disprezzato da molti, per le eccessive concessioni al suono plasticato dell’epoca, apprezzato da altri, che hanno colto la continuità dell’album rispetto ai lavori avviati con 'Signals', senza che fossero state snaturate le attitudini del gruppo, ricettivo verso ogni genere di musica contemporanea.

Vi è da dire che l’album è assai distante dai lavori che hanno reso famosi e amati i Rush in ambito rock prog nella seconda metà degli anni ’70, anche se ciò non vuol dire che PW rappresenti il nadir qualitativo del terzetto di Toronto. Forse il miglior modo per avvicinarsi all’album è quello di… ignorare che si tratti di un lavoro dei Rush, cercando di coglierne le qualità intrinseche a prescindere dalle etichette e dalle aspettative che ogni opera del gruppo genera in chi abbia sentito i loro masterpieces degli anni ’70. Cerchiamo di farlo ora.

The Big Money, posta in apertura dell’album, si giova di un granitico riff di chitarra, i cui echi formano la base della canzone: su di essi si staglia la voce di Geddy Lee, meno esplosiva che negli anni e negli album precedenti, evolutasi in maniera molto simile a quella di Jon Anderson degli Yes; le tastiere giocano un ruolo non secondario nell’andatura del pezzo, ornandolo con sonorità che non sarebbero dispiaciute al Peter Gabriel di quegli anni. La successiva Grand Design, introdotta dai sintetizzatori, è caratterizzata da un andamento più quieto, e dall’ottimo tessuto ritmico di Lifeson e Peart: molto raffinato il ritornello, che cerca di scostarsi da facili soluzioni armoniche. Manhattan Project, con riferimenti all’incubo atomico e post–atomico, enfatizza maggiormente la vocazione pop dell’album, ma lo fa con una classe e compostezza tutta particolare, non banale soprattutto nella parte centrale del pezzo, in cui tastiere e chitarra riecheggiano le iterazioni del classico suono Rush.

Il picco emotivo dell’album è rappresentato da Marathon, dal testo particolarmente profondo ed introspettivo: sotto il profilo prettamente musicale, si tratta di un rock sinfonico, con interventi orchestrali, dalla forte presa melodica. La successiva Territories innalza il livello tecnico del lavoro: il pezzo non è immediato e ripropone, attualizzandolo, il prog rock dei primi Rush, seppur in un contesto differente e con diverse strumentazioni, con una splendida conclusione lasciata al basso ed alle tastiere di Geddy Lee. Middletown Dreams torna a distinguersi per i testi di Peart, sebbene appesantita da un eccessivo intervento dei sintetizzatori che rubano eccessivo spazio agli altri strumenti, senza aggiungere al brano particolare creatività. Emotion Detector è, probabilmente, il pezzo più vicino al pop realizzato dai Rush nel corso della loro trentennale carriera: basti confrontare l’alternanza strofa/ritornello, la facilità della melodia e l’intervento decorativo del sintetizzatore.

La conclusione dell’album è affidata, invece, ad un vero capolavoro, sia nel testo che nelle musiche, quale Mystic Rythms: una canzone commovente che cerca di spiegare (riuscendovi) il mistero della musica, dai suoi battiti primordiali alle elaborazioni elettroniche degli anni ’80, gemma del repertorio Rush del periodo. Un giudizio di sintesi sul lavoro appare, a fronte di quanto osservato, piuttosto difficile: se è vero che tutte le canzoni sono di ottimo livello tecnico/compositivo, si nota con un certo rammarico l’involuzione del suono del gruppo, specie nelle parti di chitarra e di batteria, ed un eccessivo ossequio alla forma canzone, già palesatosi, invero, negli album precedenti.

Va anche detto che quest’album cresce con gli ascolti: quando me l’hanno regalato meritava un 2, a distanza di undici anni gli darei 4, fingendo di ignorare le meraviglie degli anni ’70 (a cui andrebbe un voto ben superiore al 5 gentilmente concesso da Debaser).

Spero di non essere troppo buono, ma per i Rush questo ed altro.

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Sommario

Rush: Power Windows;
Recensione di vellutogrigio per DeBaser
, 9/13/2006 4:33:00 PM (●●●●)

Anno: 1985

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Informazioni nel web:

Album collegati: Power Windows

Artisti collegati: Rush «Quando Hard Rock e Progressive fanno l'amore.»

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 12 voti validi, totalizzando una media di 4.17
L'opera è stata votata validamente 7 volte, ottenendo una media di 3.71

  1. BISIUS | il 13 settembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Sai che questi non li conosco? Però hai fatto un'ottima recensione, migliore di quella dei Talking Heads, e magari ci farò un pensierino... Bravo comunque.
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  2. PIBROCH | il 13 settembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Comincio a pensare che la mia lacuna rushiana cominci a diventare imbarazzante... Ci dai dentro, con le recensioni, bravo.
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  3. SHOOTING STAR | il 13 settembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    bella anche questa recensione..anche in questo caso non conosco l'album perchè preferisco il periodo precedente dei Rush, quello hard rock e quello prog anni 70.
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  4. SENMAYAN | il 13 settembre 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Sarò lungo: degli album degli anni 80 dei Rush questo è quello che suscita in me più perplessità! Se nei precedenti "signals" e "grace under pressure" la svolta elettronica era già avviata, nonostante tutto si udivano ancora lontani echi prog (soprattutto in signals) e anche se vi era l'utilizzo massiccio delle tastiere, la chitarra specie negli assoli rimaneva molto ispirata. "Power windows" è molto affascinante nei suoni, richiede molti ascolti,ma non tutto mi convince, insomma un ottimo lavoro, ma il primo non capolavoro dei Rush, forse per la svolta fin troppo commerciale e pop. Se "big money" nel riff iniziale mi esalta ad ogni ascolto e così come ottime sono anche "grand designs" (grande gusto strumentale) e la commerciale ma coinvolgente "manhattan project", "marathon" (tranne la parte dell'assolo) non mi è mai piaciuta, per un ritornello che sa troppo di pop. Divertente "territories", con il suo bel riff funky e belle anche le melodiche "emotion detector" e "middletown dreams" (con un gran bel testo), l'ultima traccia è molto affascinante, uno di quei brani che hanno un'originalità davvero marcata, riesco ad aprezzarlo ma non ad amarlo come brano e così anche l'album, mi affascina parecchio, ma mi rendo conto che manca del calore e di alcune geniali intuizioni che avevano gli album precedenti. Voto 4-
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  5. MA CHI CAZZO SONO? | il 13 settembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    minkia raga mi avete dato l'idea, mi vado a fare per un rush. Questo significa vedere su DeBaser recensioni di gruppi sconosciuti. Buona dose!
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  6. MA CHE CAZZO HAI SCRITTO TU LA SOPRA? | il 13 settembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    prego?
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  7. CORTEZ | il 13 settembre 2006 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Come chi sono i Rush ragazzi... ma per voi il Prog è solo Dream Theater? O_o
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  8. JUSTICE | il 13 settembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Conosco solo i amsterpiece di fine 70 primi anni 80
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  9. PIER_PAOLO_FARINA | il 14 settembre 2006 in mattinata | Voto: 3 | Voto al Disco: 5

    Sarò breve: è il mio album preferito dei Rush!
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  10. OCRAM | il 14 settembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    sarò breve: questo mi manca :-(... provvederò...
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  11. OMEGANEX9999 | il 14 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Buona la rece. X l'anonimo(Piccolo bambinello ignorantello...)I Rush sono semplicemente uno dei gruppi più importanti,che tanto hanno dato alla musica attuale.Questo album non l'ho approfondito,come d'altronde tutto il periodo Synth.Rimedierò.
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  12. JOE CAVALLI | il 14 settembre 2006 in seconda serata | Voto: 3 | Voto al Disco: 1

    Gli anni '80 per i Rush sono quasi da cestinare, ma essendo i Rush fanno cestinare altri. La media è sempre alta nel contesto universale, bassa nel loro.Reputo sia un tre stelle, quattro decisamente troppo. Sempre contestualmente alla LORO produzione. Bella rece. Appassionata.Il Power resta un lavoro poverello con tutto quel sinth pop arrangiato male, per quanto il Lee faccia miracoli, non è proprio il loro pane.Anche il Lifeson è limitato, Peart il solito istrione. Ma i Rush fanno scuola. Qui i ripetenti.
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  13. LUCA2112 | il 25 settembre 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    grand disco il mio preferito della III fase del trio .....
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  14. L'UOMO CHE TI SEGUE | il 20 aprile 2008 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ehi velluto, credi che questo sia il migliore del periodo 80?
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  15. VELLUTOGRIGIO | il 20 aprile 2008 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Nel complesso mi lascia freddino... meglio il precedente Grace Under Pressure e Signals. Comunque certamente più interessante Power Winfwos del successivo Hold Your Fire (non brutto, ma non del tutto convicente).
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  16. RUNNER | il 27 agosto 2008 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Disco mediocre, banale e ripetitivo, le cose migliori sono l'assolo di Lifeson in Marathon e qualcosa dell'ultima traccia. Del 1985, sempre in ambito prog, consiglio l'ascolto di Misplaced Childhood dei Marillion. Voto 2,5.
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  17. SPLINTER | il 19 gennaio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 5

    Il disco è un capolavoro, non dico altro, mi esprimo con chiarezza invece sul fatto di discutere o meno sulla svolta elettronica dei rush... È vero che fa molto strano sentire un gruppo che aveva cominciato con l'hard rock zeppeliniano indirizzare il proprio sound verso un inusuale synth pop simile a quello di altri gruppi '80... è una svolta molto strana, altri casi nella storia non se ne trovano, penso... ma bella e interessante proprio perché strana; e poi una cosa nuova che un gruppo fa la si giudca chiedendosi non di che cosa si tratta, ma come è stata fatta... in tal caso è vero che i Rush hanno intrapreso una svolta particolare ma hanno sempre curato molto ciò che hanno fatto, senza lasciare nulla al caso... quindi non mi sembra il caso di condannarli per questo!
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  18. HELLRING | il 12 gennaio nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 3

    ...
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