Fedeli al motto che vuole il terzo disco come il "disco della maturità" tornano alla carica i Simple Plan con un lavoro che sembra voler prendere le distanze dal cazzeggio che aveva caratterizzato i precedenti "No Pads, No Helmets...Just Balls" e "Still Not Getting Any", dischi tanto privi di spessore quanto gradevoli nella loro immediatezza e semplicità.
In considerazione di quanto fatto intravedere in tempi recenti da altre band leader della scena pop-punk come i Blink 182, i Good Charlotte o Sum 41, la svolta era non solo prevedibile ma anche per certi versi attesa: a stupire, per assurdo, è invece il nuovo corso intrapreso dalla band che, a differenza dei fratelli Madden intenti a riportare in auge le sonorità anni '80 o dell'ormai ex quartetto canadese folgorato dalla sacra fiamma del dio metallo, preferisce sciaquare le proprie Gibson alla fonte del pop più patinato e da classifica.
Date queste premesse non soprende trovare in cabina di regia ben tre produttori di diversa estrazione: se la presenza di Dave Fortman (membro degli Ugly Kid Joe e produttore di gruppi come Evanescence e Mudvayne) fa ben sperare, qualche perplessità la suscita vedere nei credits un certo Danjahandz (giovanissimo producer artefice degli ultimi hit di Justin Timberlake e Britney Spears), mentre non desta ormai stupore la presenza del pluri-premiato Max Martin, già deus ex-machina dei successi di Backstreet Boys e *NSYNC.
Come prevedibile il risultato di cotanto spiegamento di forze è un disco che tra i suoi difetti non può certo vantare la mancanza di varietà: se da un lato infatti i nostri sembrano voler scimmiottare il pop da classifica di Justin Timberlake e soci ("When I'm Gone", "The End") fino ad arrivare quasi al plagio nei confronti delle TLC ("Your Love Is A Lie") dall'altro non mancano gli episodi più anthemici in cui il nuovo corso della band ben si amalgama con il loro recente passato ("Generation", "What If").
Per la gioia dei vecchi fan non mancano poi i richiami agli stilemi più classici del college-punk ("Time To Say Goodbye"), anche se si tratta di episodi isolati in un contesto che vede i Nostri impegnati ad esplorare nuovi territori musicali: ecco così che troviamo tra gli episodi migliori del disco il classico anthem pop-punk arricchito dalla collaboraazione di DJ Lethal dei Limp Bizkit ("Take My Hand") ma anche un riuscito collage tra il sound degli Angels and Airwaves e l'ultima incarnazione dei Funeral for a Friend ("Holding On").
Non potevano infine mancare le inevitabili ballad, tanto melense e scontate quando ispirate alle gesta del Ronan Keating solista ("Save You") quanto piacevoli e capaci di regalare qualche emozione laddove a venire sacheggiato è il repertorio del biondocrinito Jon Bon Jovi ("I Can Wait Forever").
In conclusione ci troviamo dunque di fronte ad un lavoro che, seppur meno immediato dei predecessori e qualitativamente altalenante, si lascia apprezzare in virtù di una discreta varietà compositiva e di una proposta sonora tanto edulcorata quanto gradevole se inserita in un contesto disimpegnato, che ne fa l'ideale sottofondo per festeggiare l'arrivo dell'imminente primavera con la vostra dolce metà se anche Lui/Lei è di quelli che "io di musica ascolto solo quello che passa MTV".