Nonostante il nome ingannevole, i Bad English sono americanissimi, come è americanissimo il loro genere, AOR, di quello potente e per niente scontato. La forza di questo supergruppo sta nella fusione di due ottime band, le più esperte e le migliori del genere, i Journey e i Babys. Il chitarrista Neal Schon e il tastierista Jonathan Cain di uno, il bassista Ricky Phillips e il cantante John Waite dell'altro, unitisi nel 1988 tutti e quattro reduci della loro fortuna musicale, ingaggiano il grandioso batterista Dean Castronovo, per dare vita ad un nuovo progetto.
Tredici pezzi sparati a raffica uno dietro l'altro, tra intervalli di dolci ballate e sequenze di aggressivi pezzi rock, impastati di tastiere fino al midollo e affondati in un miscuglio di chitarre dure: sono questi gli elementi principali che rendono il disco stravagante. L'impatto è duro, ma come ogni disco AOR, tutto fuorché difficile all'ascolto: non fatevi ingannare però, facile all'ascolto non vuol dire scadente.
La grandezza di questo disco sta dunque nell'impatto che il disco da nel complesso e citare le canzoni una per una risulta difficile, ma vanno ricordati comunque i momenti più accattivanti. "Best Of What I've Got" è un inizio degno di lode, i ragazzi sono carichi di entusiasmo e lo devono dimostrare al mondo intero: ottima la tastiera di Johnatan Cain, che di sicuro non verrà mai ricordato come tastierista virtuoso, ma comunque sempre capace di mirare alle giuste melodie.
Per tutta la durata del disco si passa da dolci ballate come "Possesion" o la famosa "When I See You Smile" dove si esalta l'amore romantico a crudi pezzi dove la carica erotica è la carta vincente, come "Ready When You Are" e "Restless Ones".
Ma il pezzo che spicca più di tutti è "Forget Me Not" poichè il sound poderoso unito alla calda e particolare voce di John Waite e al riff di chitarra geniale la fanno risaltare su tutte le altre. Accanto a questa la misteriosa "Ghost In Your Heart" crea un angolino di atmosfera molto intrigante.
Breve sarà la vita dei Bad English, che in tutto pubblicheranno solo due soli dischi, qualche live inedito e le famose "Lost Sessions", e c'è da dire che in ogni lavoro c'è qualcosa di interessante. Ma niente sarà mai come questo primo disco, datato 1989, così pieno di idee e freschezza, suonato con la voglia di affrontare una nuova avventura.
Le splendide vocals di John Waite, vero mattatore melodico, con il suo timbro sensuale ed avvolgente ci delizieranno per tutta la durata del disco.
Sentitevi il lavoro ritmico sulla dinamica 'Though Times Don’t Last', da brividi!
E' l'omonimo dei Bad English, che esce nel giugno del 1989, appunto. La scuola è finita, la messa postconciliare fa schifo.
"The trace of your lipstick, I can taste your perfume... leaves a space in this room" vale i 100 dollari dell'edizione nipponica.