Copertina di The Soft Moon The Soft Moon
Oldmateystepan

• Voto:

Per appassionati di musica post-punk, new wave e dark wave, giovani alla ricerca di sonorità alternative e atmosfere cupe
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LA RECENSIONE

Questo è un album estremamente aggressivo. Lo-fi? Lo-fi cosa? 

Qualunque teenager che idolatra il Ian Curtis di turno e che fatica a perdere la propria verginità a causa di un retaggio culturale dagli scarsi riscontri interpersonali altro non aspetta che sentire questi suoni pompati dalle sue cuffiette comprate in offerta a 9.99 euri mentre cammina nel supermercato d'abitudine.  

Le sonorità dark e le cupissime atmosfere che il signor Luis Vasquez ha composto in preda a chissà quale foga early 80' sono brutalmente tradite nella forma da una drum machine incessante di Newwaveiana memoria. Il disco ha ad ogni modo un impatto brutale e ruvido, seppur ad un orecchio minimamente educato risulti ammiccante ed, a tratti, addirittura coinvolgente.

La destrutturazione, l'abuso di synth ed un basso che suona avvolgente e dolce come un roquefort molto stagionato la fanno da padrone. Analisi separata meriterebbe la propensione alla favella del sopracitato individuo. Il decidere di spiccicare due parole comprensibili in fila (forse esagero, tanto comprensibili non sono) solo nel brano conclusivo, risultando nel resto del lavoro comprensibile quanto il cantante dei Mayhem in doposbronza cocente, è una scelta stilistica degna del miglior Enrico Ghezzi.

"Questa proprio non la si può definire una recensione" direte voi.. Sono d'accordo. Ma fare paragoni con band defunte o purtroppo non defunte è fin troppo semplice, un ascolto volante ed i paragoni con i più illustri capibanda new wave, post punk e quant'altro si sprecano. L'elenco della spesa non mi va di farlo.

Dal canto mio vi chiedo: Se conoscete anche un qualunque posto in cui si vendano alcolici e almeno 5 o 6 persone ballano "Sewer Sickness" vi prego di farmelo sapere. Vengo anche in autostop.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive il debutto di The Soft Moon come un album aggressivo e oscuro, caratterizzato da atmosfere cupissime e sonorità synth-driven. L'autore mette in luce la brutalità e la ruvidità del suono, unita a una certa coinvolgenza nelle tracce. Anche le scelte vocali, volutamente criptiche, sono viste come un elemento stilistico interessante. Un lavoro che si rivolge agli appassionati di new wave e post-punk.

Tracce video

01   Breathe the Fire ()

03   Out of Time ()

04   When It's Over ()

05   Dead Love ()

06   Parallels ()

07   We Are We ()

08   Sewer Sickness ()

09   Into the Depths ()

10   Primal Eyes ()

11   Tiny Spiders ()

The Soft Moon

The Soft Moon è il progetto solista del cantante e multistrumentista Luis Vasquez, nato a Oakland e attivo dal 2009. Debutta con l’album eponimo su Captured Tracks (2010), seguito da Zeros (2012), Deeper (2015) e Criminal (2018, Sacred Bones), fino a Exister (2022). Ha registrato Deeper e Criminal in Italia, a Bassano del Grappa, con Maurizio Baggio. Il suono unisce dark wave e post‑punk con tratti industrial e atmosfere claustrofobiche.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  marypolly

 Il disco dell’anno, di fine 2010, e tu lo scopri a 2011 parecchio inoltrato.

 The Soft Moon è un disco che va ascoltato in silenzio, fissando il nulla.


Di  masturbatio

 Breathe The Fire dosa alla perfezione l’apocalittico spaesamento Joy Division con i delay dei Cure.

 Se Ghostbusters fosse un film horror di serie-b, ambientato nel futuro con il cast di Twilight come cacciafantasmi, avrebbe senza dubbio questo disco come colonna sonora.