Oggi mi sento giù, oggi mi sento maledettamente giù, giù di morale, giù di tutto. Mi sento debole, non ho la forza di alzare un dito, sono depresso, oh CristoDio quanto sono depresso.
Steso sul mio letto senza fare un cazzo di niente, un maledetto nullafacente pigro e giù di morale.
Ho un idea metto su un po' di buona musica, guardo tra la mia colonna di dischi, mh..., bhe..., oh, ecco "Rage Against The Machine", è da tanto che non lo ascolto; metto il disco nello stereo, l'ha riconosciuto, le casse incominciano a tremare, i muri si spaventano, il pavimento teme il peggio, il terremoto di suoni è scoppiato. Ed è cosí che si susseguono brani assassini: "Bombtrack", "Killing In The Name", "Take The Power Back", uno più spettacolare dell'altro e tutto il disco prosegue su questo piano, tra la bellisima "Bullet In The Head" e la furia di "Wake Up".
Adesso sto meglio, mi sento un altro, ho voglia di spaccare qualcosa o di menare qualcuno, questo disco è una medicina, è una botta di vita, è una furia musicale, che spazia dal rock al funky, dal rap al metal, il tutto sostenuto da una band bravissima e realmente incazzata che ha davvero qualcosa da dire.
E tra il batterista che picchia fortissimo sulle pelli, con il basso massiccio che lo sostiene, la chitarra che emette "strani" suoni e ci fa godere, e con lo slang kamikaze di un cantante-rapper carismatico scoppia la guerra del suono, e noi vorremmo che scoppiasse solo quella di guerra.
Almeno per me un capolavoro, Zack De La Rocha( voce), Timmy C. (basso), Brad Wilk (batteria), Tom Morello (chitarra), una garanzia!
La combinazione chimica di rap e rock colpisce direttamente al cuore l’ascoltatore.
"Killing In The Name" è un vero e proprio inno di protesta che ancora oggi scuote migliaia di persone.
I Rage Against The Machine sono uno degli album più sopravvalutati di ogni tempo.
Quello che fanno i Rage in questo album è prendere i riff di Jimmy Page e mischiarli ad un rapping old school.
Questo è uno degli album più importanti degli anni 90.
"Killing In The Name" sono delle bombe, degli inni contro le ingiustizie del capitalismo.
Vi consiglio di maneggiare con cura quest'album ... perché potrebbe prendere fuoco da un momento all'altro con estrema facilità.
Ogni disco di questa strepitosa band ha lasciato il suo segno permanente in milioni di coscienze di ragazzi arrabbiati.
L'album parte al massimo con la copertina che ritrae il monaco buddista che si dà fuoco a Saigon, una immagine forte e simbolica.
Wake Up, sigla di chiusura di Matrix, esplode in un'onda d'urto con l'urlo di 'Svegliaaaaaaaaaaaa'!