David Bowie: Hunky Dory

Recensione di: BrunoDP , (il 20 febbraio 2006 in mattinata) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di David Bowie Hunky Dory

Hunky Dory: quando la leggerezza raggiunge il metafisico.

Accantonato il pop godibile ma di scarso impatto di "Space Oddity" e superata l'esperienza commercialmente modesta di "The Man Who Sold The World", opera troppo avida di singoli scalaclassifiche per poter riscuotere il benchè minimo successo di mercato, il giovane Duca Bianco vede in "Hunky Dory" l'ultima possibilità per plasmare una volta per tutte il suo genere, il suo stile, e, elemento non meno importante, la sua immagine. Malgrado i tempi non siano maturi per le cavalcate elettriche al limite del punk ("Star", "Hang On To Yourself", "Suffragette City", "The Jean Geanie") che caratterizzeranno i celeberrimi dischi successivi "Ziggy Stardust" e "Aladdin Sane", la critica (me compreso) è concorde nel ravvisare nel disco in parola una forme embrionale di quello stile glam rock che verrà piu finemente elaborato negli anni a seguire. Qui tuttravia a prevalere sono le deliziose atmosfere romantico cabarettistiche e quell'intrigante non so che di antico che conferiscono all'opera un fascino tutto particolare. Se amate il Bowie che alza la voce accompagnato dalle corde vibranti della chitarra satura di Mick Ronson e dalle pelli martoriate delle percussioni di Woodmansey, questo disco non fa per voi; ma se volete scoprire il lato piu romantico e intimista di un Bowie che gioca l'ultima carta per rimediare un posticino nell'Olimpo delle star, correte ad aquistarlo.

Protagonista indiscusso di (quasi) tutti i pezzi è il dolce accompagnamento di pianoforte in cui David è maestro, interrotto però dalle incisive staffilate chitarristiche del fido Ronson. La facciata scanzonata del pezzo d'apertura ("Changes") nasconde in realtà un'amara riflessione sull'esigenza di rinnovamento dell'immagine e dello stile dell'artista: le frequenti metamorfosi che scandiranno le tappe della carriera del Duca Bianco (personaggio che in realtà emergerà solo con "Station To Station") terranno sempre il passo rispetto alle tendenze e alle "mode" del momento, offrendo di Bowie l'immagine di un abilissimo trasformista capace di cavalcare i gusti e gli umori incostanti del grande pubblico. "Oh You Pretty Things" alterna la soffice suite pianistica della strofa ad un ritornello marcatamente piu cadenzato e intriso di oscuri riferimenti nietzcheani. Superato il breve ma intenso interludio pianistico di "Eight Line Poem" ecco quattro semplici accordi di piano inaugurare il classico per eccellenza, "Life On Mars": un ammaliante crescendo introduce il roboante ritornello scandito dalle note di un rassicurante tappeto di violino. Capolavoro assoluto. Il summenzionato sapore romantico-decadente che attraversa l'intera opera vede il massimo sfogo nella successiva "Koocks": il testo piu delirante dell'album è disteso in un'orecchiabilissima melodia morbida e filastrocchesca, accompagnata dalla suadente linea di basso di Bolder e dagli acuti accordi danzanti del piano di Bowie. Un arpeggio di chitarra di derlicatezza ammaliante introduce poi la perla segreta del canzoniere bowieano: "Quicksand". Mai proposto dal vivo, il brano offre la massima prestazione vocale dell'album e si avvale di un poderoso accompagnamento batteristico di Woodmansey. Il delizioso intermezzo vagamente jazzistico di "Fill Your Heart" (composto dall'americano Biff Rose) regala uno dei momenti piu graziosi del disco: la melodia fresca ed orecchiabile e l'arrangiamento minimalista infondono nell'ascoltatore una sottile malinconia. I tre pezzi che seguono sono fondamentali sia per l'economia del disco sia per il complessivo repertorio bowieano: se "Andy Warhol" suona da scanzonato e dissacrtante dileggio del vanitoso artista newyorkese reso irresistibile dal trasognato arpeggio acustico del fido Ronson, "Song For Bob Dylan" incarna la (all'epoca) diffusa sensazione di un rammollimento del ruolo di guida universalmente riconosciuto a Mr. Zimmerman. Dedicata all'amico Lou Reed, "Queen Bitch" sembra introdotta nella scaletta al solo scopo di soddisfare la mai sopita vena hard degli Spiders: un tesissimo riff distorto inaugura una fedele imitazione della voce dell'all'epoca misconosciuto rocker d'oltreoceano.

Assimilata la lezione dei Velvet Underground Bowie sembra qui voler offrire un'anticipazione dell'imminente capolavoro "Transformer". La sinistra "The Bewlay Brothers" rompe l'illusione di una chiusura facile dell'opera compositivamente piu alta dell'età aurea del Duca Bianco: negli anni a seguire David raggiungerà vette insospettate, ma difficilmente riuscirà a riproporre un'arte di tale ammaliante ingenuità, metafisica leggerezza.

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Sommario

David Bowie: Hunky Dory;
Recensione di BrunoDP per DeBaser
, 2/20/2006 10:40:00 AM (●●●●●)

Anno: 1971

Generi:

Informazioni nel web: sito ufficiale del fanclub italiano

Album collegati: Hunky Dory, Hunky Dory

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 6 voti validi, totalizzando una media di 4.50
L'opera è stata votata validamente 8 volte, ottenendo una media di 4.88

  1. SALMACIS | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Davvero disco di un altro pianeta. Il vinile l'ho letteralmente consumato. Le canne che mi ci sono fatto non so contarle. E' davvero musica per il fumo, o meglio per l'erba, LIEVE, DECADENTE, MALINCONICA,INTROSPETTIVA, GENIALE. Non ci sono riempitivi e momenti scadenti, però non mancano le vette e qui, caro BrunoDP, ti sei dimenticato di citare una delle più alte, ovvero "Oh you pretty things", vero gioiello dell'album assieme a "Life and Mars" (grandissimo Wakeman al grand piano), Quicksilver e la morbosa e tossicissima (...e la polvere sarebbe finita come sempre nelle nostre vene...) "Bewlay Brother", inquietante storia di perdizione e devianza che ci regala uno dei testi più belli e musicali dell'intera collezione bowiana; memorabile il verso allitterativo "He's Camelian, Comedian, Corinthian and Caricature"..
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  2. SALMACIS | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Ah dimenticavo il voto!
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  3. BRUNODP | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    PS: anticipo le Vostre ovvie critiche: so bene che Bowie è l'artista piu approfondito e sviscerato di de baser, ma questo album restava l'unico della suo periodo d'oro (1970-80) a dover ancora essere recensito.
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  4. SPREKA | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Il mio album preferito di Bowie ! bello bello bello ...
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  5. BRUNODP | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Caro SALMACIS: volendo menzionare ogni pezzo di questa parata di capolavori, non ho potuto regalare a "Oh You Pretty Things" piu di due righe. Convengo che i pezzi che hai citato siano le massime vette del disco assieme alla filastrocchesca "Koocks".
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  6. BLACKCROW | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Il primo vero grande disco di Bowie in ordine cronologico, di gran lunga superiore al diversissimo "Ziggy Stardust" (che per me ha un'importanza più che altro storica) e secondo, in una mia personale classifica di gradimento della produzione di Bowie, soltanto a quell'incredibile capolavoro che è "Low" (ma tutta la seconda metà dei Settanta bowiani, eccezione fatta per il mediocre "Young Americans", è degna di nota). Assolutamente eccellente e ineccepibile la disanima che fai di ogni singolo pezzo. "Quicksand" uno dei vertici del Duca Bianco.
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  7. BLACKCROW | il 22 febbraio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Tra l'altro, possibile che con tutti questi fans di Bowie a giro ancora non fosse spuntata la rece di questo capolavoro? Un altro 5 per te. ;-)
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  8. BRUNODP | il 22 febbraio 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Stimato Blackcrow, di questa lacuna mi sono dato una spiegazione: se i dischi che tu hai citato (ziggy Stardust e Low) sono comodamente inquadrabili in determinate "fasi" dei bowieani anni '70 (rispettivamente la Ziggy-era e il periodo berlinese) e riferibili ad altrettanti personaggi, il disco che ho molto modestamente recensito resta una cometa isolata ed irripetuta che richiede una riflessione autonoma ed ostacola ogni paragone con qualsiasi altra opera del Duca. Per questo non è facile da recensire.
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  9. QUICKSAND | il 22 febbraio 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    coosaaaeiiiiinnnnnngattepaueer enimoooooo!!!
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  10. SOCRATES | il 22 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Ancora una volta d'accordo con il Corvo. Rece condivisibile e ben scritta.
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  11. FLOOD | il 22 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Anche per me è il più bel disco di Bowie (sebbene per motivi di "affetto" gli preferisca di poco Aladdin Sane)...Life On Mars è la sua ballad perfetta! Ah Quicksand l'ha cantata dal vivo, assieme a Robert Smith per il concerto del suo 50esimo compleanno nel '97, un grandissimo momento! Bella rece comunque!
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  12. BRUNODP | il 22 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Come Vi capisco consultatori! Conobbi questo disco nel lontano '97 (all'incosciente età di diciassette anni) e il pensiero che mi suggeri fu invadente, travolgente, costante, il seguente: "machemmmmerrdadimusicahaiasco ltatofinorapirrla!!!". Ciecci eccieccieccieicccieeeeeeiiiing !
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  13. DONJUNIO | il 23 febbraio 2006 dopo mezzanotte | Voto: | Voto al Disco:

    recensione impeccabile di un disco favoloso
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  14. BRUNODP | il 23 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Parole gradite Donjunio, ma il voto?
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  15. FLOOD | il 23 febbraio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Azz ti ho dato solo 4...ho riletto e meriti di più!!!
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  16. BRUNODP | il 23 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Il pezzo piu colpevolmente trascurato (da fan e critica) è la deliziosa divagazione simil-jazzistica di "Fill Your Heart". Di "Queen Bitch" trovo sorprendente la versione di "Santa Monica '72" (leggete la mia rece).
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  17. BRUNODP | il 23 febbraio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Aggiungo: la migliore interpretazione di "Chages" è contenuta nell'ingiustamente vilipeso "David Live" del '74.
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  18. ODRADEK | il 23 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Come Socrates, tranne il suo concordare con Blackcrow riguardo la "classifica" e "Ziggy Stardust". Questo 4,5.
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  19. SEXY TEEN | il 23 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    the who sold the world....
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  20. BRUNODP | il 23 febbraio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Senti, razza di troglodita sottosviluppato semianalfabeta che ti celi dietro al nome THESEXYTEEN, non osare imbrattare ulteriormente la pagina della mia recensione con le tue volgari banalità da cavernicolo. Tu e il tuo compare Kobe Bryant siete la piaga inguaribile di questo beneamato sito.
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  21. SEXY TEEN | il 24 febbraio 2006 dopo mezzanotte | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    wow che paroloni sei un rebel rebel istruito...hai fatto mica il classico?bellaaaaaaaaaaaaaaaaa a
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  22. SHERMANOAKS | il 20 ottobre 2006 dopo mezzanotte | Voto: | Voto al Disco: 5

    ottima!
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  23. SENMAYAN | il 22 ottobre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco: 5

    capolavoro! Adoro ogni traccia di quest'album!
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  24. UXO | il 12 novembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Album davvero completo. L´artista e´al top. Ogni traccia e´una spremuta di genialitä. Metafisico e leggero, la recensione calza perfettamente. Quello che mi stupisce di Bowie e´la sua capacitä di riscriversi continuamente, osando, pizzicando sonoritä che palesano una incredibile freschezza, pur mantenendo il suo preciso ipnotico stile. Bowie non e´un artista da "casalinghe" o da top hits, e´un artista raffinato, un duca intento in una introspettiva ricerca musicale senza confini. Ha i suoi momenti deboli, nella sua lunga discografia, ma sa stupire con una continuitä spaventosa. Dunque la sua musica parla una lingua poco commerciale, ed e´un piacere scoprirla per gradi. Un leader.
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  25. UXO | il 15 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 3 | Voto al Disco: 5

    Questo disco è davvero un capolavoro. Troppo materiale interessante. Grazie David
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