Neil Young: Prairie Wind

Recensione di: Alfo , (il 4 marzo 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Neil Young Prairie Wind

Ormai il vecchio Neil d'abitudine sforna un album tecnicamente perfetto ogni 4-6 anni... Con questo "Prairie Wind" (vento della prateria) la missione è ricucire un ipotetico rapporto con "Harvest" ed il sequel "Harvest Moon"... in queste poche righe mi chiedo se, come molti sostengono, questo album segni la chiusura della trilogia, o piuttosto rappresenti un mattone per una tetra-pentalogia.

Lasciato il registro squisitamente country di "Silver&Gold", Neil nel suo anno più sventurato, cerca comunque pace e conforto nel retroscena bucolico. "Prairie Wind" raccoglie dieci pezzi che non presentano molte novità e proprio per questo sono di altissimo livello. Young, infatti, appartiene a quell'elite di autori che ha la licenza all'autocitazione raffinata, così mi piace definire coloro che, avendo prodotto uno stile, detenendo la paternità di un idea, avendo raggiunto un livello ineguagliabile, possono fare riferimento costante nel tempo a quell'idea rielaborandola e riproponendola con il gusto successivo. La differenza in questi casi la fanno proprio il gusto e l'eleganza con cui questi autori si chiamano in causa; nel caso di Neil Young la citazione di sé è costantemente elegante, lasciata alle sfumature tanto nei testi quanto nei suoni.

Osserviamo meglio la trilogia proprio partendo dal capostipite:
"Harvest" è una pietra miliare, ha un fascino dettato dal tempo. Il suono quasi al vinile, la registrazione imperfetta, analogica, i pesanti arrangiamenti di Jack Nietschze, lo rendono inegualiabile... Uno dei dieci album migliori della storia del Rock secondo alcuni. Non si può certo ridurre il fascino dell'opera alla sola età, 30 anni sono necessari ma non sufficienti a rendere il senso della distanza e quindi del fascino, molto va riconosciuto alla cripticità che caratterizzava i testi di "Harvest", erano chiusi, enigmatici e contribuivano nella costruzione di immagini vaghe e accattivanti che hanno fatto la fortuna di quell'opera. Nei suoi album bucolici Neil ha adoperato testi via via più distesi, volendo più semplici ed adeguati agli scenari dei quali essi narrano, perdendo parzialmente quel contrasto e quel cupo fascino, che permisero a quel disco di ammagliarci.
In definitiva ricucendo queste brevi annotazioni si hanno un metro ed una misura per definire meglio questo nuovo "Prairie Wind", che è ancora troppo vicino per esprimere fascino nonostante raccolga la semplice complessità, il talento e la libera ispirazione che negli anni sono divenute effigie del nostro.

Parlando della seconda parte della trilogia, il bel "Harvest Moon", le differenze con "Prairie Wind" si trovano tutte nell’ambientazione, vengono lasciati i suoni notturni e patinati (forse troppo..), i riflessi lunari, i grilli e le lucciole, per correre nella prateria spazzata dal vento, reincontrando le tinte e i toni western à la "Harvest" (come in "No Wonder", "Prairie Wind", "Far from Home"), sentendo dopo molti anni cori maschili e femminili insieme ornati dalla Steel guitar di "Ben Keith" (troppa?).

Il disco si apre con "The Painter" (La pittrice) canzone venata di Soul (il Soul sfuma anche altri pezzi del disco fino a divenire Gospel nella conclusiva "When God Made Me") canzone che associa la musica ad una forma d’arte diversa come la pittura nella quale Young sembra trasporre la sua vita e la sua opera in quella della pittrice narrata… l’una ferma le sensazioni in colori, l’altro le emozioni nelle proprie note; quasi in modo autobiografico, la pittrice che Neil descrive “lavora per due, con passione, cade e si rialza ancora, seguendo la propria ispirazione..”. Questa melodia, ed assieme le parole, "green to green…yellow to yellow in the light, black to black when the evenings come, blue to blue through the night..." ci accompagnano al crepuscolo, romanticamente cariche di pathos e allo stesso tempo leggere nel conforto idilliaco.
Seconda traccia è "No Wonder", dove il vento della prateria riporta alla mente di Young i giorni dell’11 settembre, riflessione lasciata a metà nel disco "Are You Passionate?". A proposito di citazioni colte, in questa canzone gli ascoltatori più scaltri avranno rintracciato moltissimi rimandi younghiani ai lavori precedenti. La citazione malandrina contenuta in "This Old Guitar" invece riecheggia nemmeno troppo velatamente il riff proprio di "Harvest Moon".
Il disco contiene poi alcune ballate dolci ed intime e alcuni omaggi al ricordo tra i quali "He Was The King" (a Elvis) e la già citata "This Old Guitar" (ad Hank Williams). E’ proprio questo il leit motiv del disco, il filo rosso che ricuce ogni orma sulla carreccia: ogni traccia sembra il tentativo di fermare qualche cosa della vita, le fuggevoli emozioni o i sentimenti.
Ogni disco di Neil Young è in qualche modo imperniato attorno ad una idea dominante; nella vasta geografia Younghiana solo "Greendale" è un vero concept-album, ma innegabilmente, producendosi in una interpretazione estensiva, sono tali anche "Tonight Is The Night", dove ogni pezzo ruota attorno al tema della sofferenza, "Zuma" e "Broken Arrow", che raccontano la cultura e le atmosfere degli indiani d’america, "Old Ways", dipinto di una campagna che imita se stessa e per finire "Sleep with Angels", che tratteggia il tema delle mancanze e dell’amore.

Personalmente ritengo che anche "Prairie Wind" sia un album legato profondamente al concetto più volte trattegiato della caducità dei sentimenti e delle cose della vita. Emblematiche sono le parole “it’s a dream only a dream and it’s fadin’ now, fadin’ away” che Young rivolge agli effimeri paesaggi della sua infanzia, quasi che gli scenari per solito lenti nel loro mutare, oggi non rendano più quel dolce senso di catartica staticità che ha sempre ammaliato i poeti e offerto conforto agli animi più sensibili.

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Sommario

Neil Young: Prairie Wind;
Recensione di Alfo per DeBaser
, 3/4/2006 5:39:00 PM (●●●)

Anno: 2005

Generi:

Album collegati: Prairie Wind

Artisti collegati: Neil Young «my my, hey hey»

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 10 voti validi, totalizzando una media di 4.20
L'opera è stata votata validamente 11 volte, ottenendo una media di 3.36

  1. THE PUNISHER | il 8 marzo 2006 in mattinata | Voto: 3 | Voto al Disco: 2

    SIIIIII cariiiiiiino, certo Neil Young è sempre Neil Young..... morbidoooooso, teneroooooone, mooooolto Nashville, veeeeery country ma posso dire una cosa? CHE DUE COGLIOOOOOONI, trent'anni a fare le stesse cose, per carità cariiiine, countrrrrrryne, very old style, molto coccolooooooso, ma posso ribadire un'altra cosa? CHE DUE PAAAAAALLLEEEE!!
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  2. MASSIMOF | il 8 marzo 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    The Punisher: 3 a questa sontuosa recensione?? 2 a questo disco?? Proprio fuori strada. La recensione è come piace a me, particolareggiata, leggera, con pregevoli riferimenti alla passata produzione di Young. Il disco credo sia da 3,5. Gli metto 4 per i meriti di questo artista e perchè a me, in fondo, Praire Wind piace davvero molto.
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  3. WANDERER | il 8 marzo 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Non sono un amante di Neil Young, ma la recensione è davvero ottima.
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  4. LEMURO | il 8 marzo 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    IN DEMOCRAZIA SI GARANTISCE AL POPOLO SOVRANO DI VOTARE....IL 9 APRILE SI AVRA' LA POSSIBILITA' DI VOTARE ALMENO 1000 PARTITI....PIU' DEMOCRAZIA DI QUESTA !! OGNUNO POI FARA' LE PROPRIE VALUTAZIONI PERSONALI....ATTENZIONE ALL'EFFETTO BUSH.....SI SON FATTI CONCERTI, MANIFESTAZIONI, FILM E DOCUMENTARI ANTI-BUSH....E POI COS'E' SUCCESSO ?? HA VINTO BUSH.....ATTENZIONE A RADICALIZZARE IL CONFRONTO....VA TUTTO A VANTAGGIO DEL BERLUSCA.....
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  5. DONJUNIO | il 8 marzo 2006 verso mezzogiorno | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    "Prairie wind" è un buon album, da 3,5 come dice MassimoF e presenta un paio di classici assoluti. " No wonder", ispirato e tirato come agli albori della carriera di Neil, e "When god made me", la solita, immarcescibile ballata pianistica. Vi sono 4 o 5 episodi buoni nonostante l'usura del tempo, e che ogni fan di Neil ascolta in automatico, e una manciata di canzoni onestamente ovviabili (a partire da " He was the king", simpatico divertissemnt ma niente di più). Forever young!
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  6. CECE65 | il 8 marzo 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    E così Neil Young è uno che da trent'anni fa sempre le stesse cose. Questa mi è nuova!
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  7. VIOLATOR 88 | il 8 marzo 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Ho sentito qualcosa sul suo sito ma non mi è parso niente di speciale. Neil si ripete un pò troppo come è (quasi) normale che sia dopo quarant'anni di carriera. Forever Young!
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  8. VIOLATOR 88 | il 8 marzo 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 3

    Oops, ho scordato i voti.
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  9. HOBBIT | il 8 marzo 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 3

    molto meglio di "harvest moon"... la recensione rende bene l'idea...hai fatto bene a usare i termini "intime", "crepuscolo", "conforto idilliaco", "infanzia", "caducità"... per curiosità, mi pare di aver letto che la pittrice di cui parla è la figlia
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  10. EZ | il 8 marzo 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Che Neil Young si ripeta un po' troppo e' una grossa balla!!! Forse puo' dirlo chi non ha mai ascoltato tutta la sua discografia. Penso che sia il cantautore americano che abbia sperimentato di piu' con la musica pagando a caro prezzo certe scelte artistiche un po'azzardate(specialmente negli anni 80:reactor,trans,everybody's rockin',old ways,life....)ma comunque oneste e coraggiosissime.
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  11. DONJUNIO | il 8 marzo 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Concordo pienamente con ez. Young ha sperimentato diversi generi musicali, non soltanto negli anni 80. Gli ultimi tre dischi in studio sono completamente diversi l'uno dall'altro. Ispirato al soul "Are uou passionate?", cupamente elettrico "greendale" e appunto il canovaccio lla "harvest" dell'ultimo.
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  12. HELIANTHUM | il 8 marzo 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    (SONO ALFO) Caro Hobbit, è bello che tu abbia sottolineato parole che anch'io ritengo importanti al fine di descrivere quest'opera... Caro The Punisher, Neil Young non è trent'anni che fa la stessa cosa, ha toccato generi, i più diversi tra loro, sapendoli ricondurre tutti nel suo personalissimo stile, nel suo cupo fascino..
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  13. THE PUNISHER | il 8 marzo 2006 in seconda serata | Voto: 3 | Voto al Disco: 2

    Esatto: Neil Young è trent'anni che fa la stessa cosa TOCCANDO generi, i più diversi tra loro, sapendoli ricondurre tutti nel suo personalissimo stile, nel suo cupo fascino... però, gira che ti rigira, strapazzato o alla coque l'uovo sa sempre di uovo. E il pur bravo Young le uova me le ha ormai strapazzato da tempo: solo Gran Mestiere e i Soliti Accordi, è inutile girarci troppo attorno... le cose vanno dette e basta!
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  14. HOBBIT | il 8 marzo 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    embèh?
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  15. COPERNICO | il 9 marzo 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Bella recensione, e l'album a me non dispiace.
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  16. MAURIZIO TESTI | il 9 marzo 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco: 2

    troppo frocio come i suoi fans!
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  17. BORNTORUN1976 | il 18 aprile 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco: 5

    Finalmente 1altro capolavoro.
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  18. FABRIZIO | il 6 maggio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Maurizio Testi di Minchia dovrebbe darsi fuoco, dopo aver abbracciato The Punisher e ...caz...
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  19. ASHLUKE | il 3 giugno 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    rust sleeps for Neil!
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