BIGLIETTO PER L’INFERNO
Della serie : progressive italiano. E la conferma che la nostra penisola non ha dato i natali solo alla P.F.M., alle Orme o al Banco del Mutuo Soccorso.
Il BIGLIETTO PER L’INFERNO appare e scompare, ma nell’anno di grazia 1974 lascia ai posteri un sorprendente, omonimo concept-album. In sei tracce, di cui una, l’ultima, l’arrangiamento strumentale della seconda, la storia di un omicidio. Cronaca, confessione, pentimento, espiazione, rassegnazione, suicidio.
A raccontarla la sepolcrale voce del front-man Claudio Canali (oggi dedito all’eremitaggio in un monastero lombardo), la cui timbrica si sposa perfettamente con lo squallore della tematica proposta. Niente acuti che, all’epoca, facevano tanto figli dei fiori, né cori in falsetto; di contro, invece, testi scarni e tutt’altro che rassicuranti : avessero avuto qualche sponsor in più, sarebbero stati, per l’Italia, quello che i Black Sabbath furono per il Regno Unito quando diedero alle stampe il loro primo album.
Canali e soci, invece, saluteranno quei quattro-cinque che nel Belpaese si accorsero di loro già dodici mesi dopo. Anzi, anche prima, perché IL TEMPO DELLA SEMINA, seconda fatica del Biglietto, partorito nel 1975, uscirà effettivamente solo nel 1992.
Un mix chitarre-tastiere che si fondono alla perfezione con il testo di Canali che raggiunge gli apici della poesia.
Un grandissimo disco che non può essere ignorato dai cultori del progressive rock.
La sua voce è tetra e commovente e scivola via in atmosfere del tutto cupe.
"Ascoltami padre e dimmi se questo, lo chiami peccato o un nobile gesto... hai solo un BIGLIETTO PER L'INFERNO".
Ci sono mille motivi per cui non dovrebbe essere il miglior disco prog italiano; ma se faccio parlare il cuore, ne trovo altrettanti e anche di più per cui invece lo è.
Ascoltate questo disco, riascoltatelo, lasciate che vi sorprendiate ogni tanto a ripensarci, perché, no, un disco così non se ne va, si scava una cuccia in voi e ci rimane.