David Bowie: Station To Station

Di Dune Buggy

Copertina di David Bowie Station To Station

Opera recensita da Dune Buggy
il 30 settembre 2005 nel tardo pomeriggio
e valutata: ●●●●

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Il suono dell'occulto

ovvero il malato misticismo del Duca Bianco

C'è un uomo sul palco. Ha lo sguardo allucinato, i capelli ossigenati lisciati all'indietro, è vestito come un personaggio da cabaret della Repubblica di Weimar. Una luce bianca staglia la sua severa figura sul fondo nero, dove viene proiettata l'immagine di un'occhio lacerato dal rasoio (Bunuel-Dalì, "Un Chien Andalou", 1928). Una musica ossessionante e martellante si muove alle sue spalle, e il cantante annuncia al mondo "il ritorno dell'esile Duca Bianco". Il Duca Bianco è lui, David Bowie, e all'inizio del 1976 le voci che girano sono tante, leggendarie, incredibili, distorte.

L'artista è nel pieno del cosiddetto "tunnel della droga", e come se non bastasse ha una malsana passione per l'occultismo e per l'immagine ideale del dittatore nazista. Si dice che, appena finì di interpretare il distaccato alieno del film "L'Uomo Che Cadde Sulla Terra", si lanciò nel misticismo, nella Kaballah ebraica, nell'egittologia e nel militarismo. Il personaggio che si è creato è veramente circondato da un alone occulto, e storie come l'esorcismo della piscina, lo sperma conservato in freezer e l'orina in bottiglia, i messaggi segreti nelle copertine dei Rolling Stones, le candele nere e le foto stregate, e altre amenità demoniche non fanno altro che aumentare la leggenda impazzita di David Bowie, anzi del Duca Bianco.
Immaginate come possa uscire un disco da un'atmosfera inquietante come questa: a proposito delle sessions di "Station To Station" ci sono racconti molto interessanti da parte dei più stretti collaboratori, anche perché Bowie ancora adesso dice di non ricordarsi di aver fatto questo album, sa che l'ha inciso a Los Angeles perché l'ha letto... ero fuori proprio di brutto ci racconta, e ancora ascolto 'Station To Station' come se fosse un'opera di una persona completamente diversa.
Bowie esce dal periodo soul completamente disilluso riguardo allo show business, definisce la musica rock un noioso vicolo cieco, una vecchia sdentata e inizia a lavorare sul disco con un approccio completamente nuovo: quello di un'assoluta libertà artistica da parte dei musicisti e di un esagerato perfezionismo da parte sua. Si lavora e si sniffa per giorni di fila senza pausa in un clima più che tenebroso, irreale, assolutamente irreale, ricorda il Duca nell'83, con le tende sempre abbassate per non rischiare che la luce rovinasse la vibrazione di eterno presente.

Ora è tempo di passare alla musica. Cosa dire? Le canzoni sono "solo" sei ma il mondo che creano è eterogeneo e contrastante: i suoni sono nuovi e antichi, pre-elettronici e classici. L'incipit è uno meglio riusciti per un disco di Bowie: la title-track spazia dai ritmi meccanici del nuovo sound mitteleuropeo ai tiratissimi assoli di Slick e Alomar, mentre dal punto di vista tematico si introduce il personaggio del Duca Bianco, indefinito e leggendario come quelli passati, forse una specie di nobile alla ricerca di una nuova spiritualità che si sposta lungo le tappe della Via Crucis, oppure che compie un viaggio simbolico attraverso l'Albero della Vita della tradizione cabalistica ("From Kether to Malkuth"). Le capacità espressive e poetiche nel "can(n)one europeo" sono quasi al massimo storico e il clima di paranoia, ossessione e gelo che queste riescono a farci percepire è unico (per fortuna che non sono gli effetti collaterali della cocaina, penso che si tratti di amore!) "Golden Years" invece ci presenta quest'opera come un lavoro di transizione: le sonorità sono più danzerecce e il falsetto del cantante è all'altezza del precedente "Young Americans". Il suo studio vocale è perfezionatissimo e dà le prove migliori con la successiva "Word On A Wing", struggente e disperata preghiera di salvezza in cui il Duca chiede di entrare a forza nello schema di Dio.
Ma non è ancora il momento di ricevere questa "benedizione", e con "TVC15" si torna su toni isterici, deliranti, malati ed alla lunga monotoni. "Stay", che alterna una strofa ben ritmata e veloce ad un ritornello più da crooner, è diventata un classico della produzione bowiana, soprattutto per gli efficaci riff alla chitarra. L'ultima "Wild Is The Wind" è una cover del grande autore di colonne sonore Dimitri Tiomkin e chiude l'album in modo degno, trasportandoci nelle atmosfere fumose e romantiche di un raffinato film hollywoodiano anni '50, fatte di "love me" sussurrati e sospiri pianistici.

Anche a me piacerebbe dire che con la musica di Bowie you touch me, i hear the sound of mandolins, you kiss me, with your kiss my life begins, ma questi suoni portano direttamente alle tenebre più profonde dei nostri animi, e non vediamo più la luce se non dopo la lenta disintossicazione berlinese...

da "Station To Station"

"The return of the Thin White Duke
throwing darts
in lovers' eyes
Here are we one magical moment
Such is the stuff from
where dreams are woven
Bending sound
Dredging the ocean lost in my circle
Here am I
Flashing no colour tall in this room
overlooking the ocean

Here are we
One magical movement
from Kether to Malkuth 1
There are you
You drive like a demon
from station to station"

Citazioni e informazioni da "The Complete David Bowie" di Pegg, testi da VelvetGoldmine.it

Fika, eh, ’sta recensione… e allora googleplussala: e poi piaccila:

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Voti, commenti e tante altre robe del genere

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Ha ricevuto 7 voti validi, totalizzando una media di 4.71
L'opera è stata votata validamente 7 volte, ottenendo una media di 4.29

  1. HARUNOBU

    Here are we, One magical moment... non ci sono parole per descrivere le atmosfere di questo disco, un capolavoro. ottima la rece, però 5 stelle al disco! ciao
    HARUNOBU, il 5 ottobre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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    1. BOWIE&BARRETT

      Estratto da Piero Scaruffi's knowledge base: "Station to Station e` (...) soltanto un'imbarazzante tentativo di proporsi come compositore d'avanguardia (dieci minuti di trovate da asilo, dieci anni dopo che la musica rock aveva inventato la suite-collage) (...) Piu` che di "fusione" di generi si tratta insomma di "confusione". L'operazione fa pensare a un dilettante della musica che prepari diversi provini di stili diversi, non sapendo nulla dei cento musicisti che fanno le stesse cose da anni. Come tanti altri suoi dischi, questa era un'imbarazzante escursione in un genere di cui Bowie non sapeva nulla ma di cui faceva finta di essere uno dei protagonisti." Lascio a voi il massacro...
      BOWIE&BARRETT, il 5 ottobre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

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      1. DUNE BUGGY

        scaruffi come al solito si commenta da solo. db
        DUNE BUGGY, il 5 ottobre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

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        1. ZIGGHIO

          direi, che di esoterico ha solo lo spirito e le vibrazioni della sua vita privata con cui si apprestava a farlo e qualcosina nei testi, a livelli di suoni siamo altrove, gran disco
          ZIGGHIO, il 5 ottobre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

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          1. EL GUEVO

            Un gradino sotto Young Americans.
            EL GUEVO, il 5 ottobre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

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            1. SATURNINA.RUBY

              Che bella descrizione variegata sull'atmosfera che ha inseguito bowie per anni... Scaruffi?Non trovo parole.. Tolleranza all'obiettività! Intolleranza alle bestemmie. E CHE ALBUM!
              SATURNINA.RUBY, il 5 ottobre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

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              1. TORRE STE

                mannaggia mi hai fregato la recensione:( vabbè...grandimo disco e buona recensione
                TORRE STE, il 5 ottobre 2005 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

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                1. BOWIE&BARRETT

                  DB, lasceresti fare a me quella di "Hunky Dory", per favore? :-)
                  BOWIE&BARRETT, il 5 ottobre 2005 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                  1. si è vero lo station to station tour si dice fosse soprattutto molta eroina nei cessi sul retrobottega che il duca si divideva con l'amicone iggy.
                    , il 6 ottobre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

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                    1. DUNE BUGGY

                      va bene ok falla prima te quella di anchidori, ma presto mi ci cimenterò pure io, anchese è un'impresa ardua!! grazie a tutti per i complimenti, saluti da db
                      DUNE BUGGY, il 6 ottobre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

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                      1. WALTER

                        Incipit:anch'io sono contrario ai vari dischi pastiche in cui si deve dimostrare all'altezza di tutti i generi ma credo che, rispetto a dischi in cui su 10 brani ne vedi uno rock,uno jazz,uno blues ecc ecc questo sia molto compatto al suo interno. Bowie ha voluto dimostrare che anche un britannico può cimentarsi con americanate esprimendo appieno se stesso,la propria personalità e l'ha dimostrato con questo album dopo i primi timidi approcci di Young Americans. E' un disco magnifico,senza sbavature,facile e allo stesso tempo profondo nell'ascolto.L'abilità di questo disco è stata quella di esprimere grandi profondità in generi di facile assimibilità.Se vogliamo anche "Imagine"di John Lennon è una canzonetta...strumentalmente parlando.Grande David!Il più bell'album insieme a Low della seconda metà dei '70.
                        WALTER, il 24 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

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                        1. TYLER DURDEN

                          La recensione e' fatta davvero bene!L'unica pecca (forse) e' che potevi dire un qualcosina in + sulla title track ma il fatto che ne hai riportato il testo iniziale alla fine ti salva in pieno!Disco senza tempo senza speranza..una condanna giovanile per gli sbagli futuri... generazioni di ragazzi e di ragazze hanno iniziato le loro carriere di drogati con questo magnifico album...un "disco-trappola" nel vero senso della parola....
                          TYLER DURDEN, il 29 settembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                          1. MIKE76

                            Bowie è l'ispiratore di molte band che apprezzo e anche qui si sente (Magazine, Associates e i Bauhaus di "Kick in The Eye" soprattutto). Non so perchè ma i suoi dischi però non mi piacciono granchè, ritengo che le sue intuizioni siano state sviluppate meglio in seguito da altri artisti. Voto 2,5
                            MIKE76, il 17 gennaio 2007 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 2

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                            1. Ciao, ho appena caricato (sulla mia pagina musicale di myspace,indicata sotto la firma) un nuovo brano,"The World Is On Fire",pesantemente ispirato alla new wave anni 80(con riferimenti a Duran Duran,Alphaville,Classix Nouveaux,The Associates,B-Movie,Wim Mertens e The Killers),mentre ancora "imperversano" gli altri due pezzi precedentemente caricati: uno s'intitola "Formerly Known As The King" e potrebbe definirsi un mix tra il post-punk psichedelico e il power-metal sinfonico, vagamente influenzato dai Muse e dai Sonata Arctica, ma con un testo trash ispirato alle notizie di cronaca nera...e l'altro,"Nothing To Believe In",è una specie di ballata prog-jazz con elementi orientaleggianti,classicheggia nti e new wave e ispirata a David Bowie,Arcadia,Furniture,Eyeles s in Gaza,Japan,David Sylvian,Mick Karn,Dolphin Brothers,Nine Horses,Masami Tsuchiya,Yukihiro Takahashi,Melon,The Cure,Metro,John Foxx,etc. Spero vi piacciano! un saluto Un Link /sleepdriver1984
                              , il 23 dicembre 2007 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

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                              1. SQUIREISGOD

                                Se dovessi scegliere un solo disco di Bowie, voterei questo. Del periodo glam "Aladdin Sane" e della trilogia berlinese "Low".
                                SQUIREISGOD, il 6 ottobre 2008 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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