Copertina di Pink Floyd The Final Cut
floyd92

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Per appassionati di musica rock, fan di pink floyd, amanti dei concept album, chi cerca musica con contenuti politici ed emotivi profondi.
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LA RECENSIONE

Quello che Roger Waters tenta di fare con "The Final Cut" è tracciare delle linee, dei possibili legami tra gli errori del passato e quelli del presente, dare un segno della constatazione che gli ideali di pace e fratellanza prima o poi vengono sempre spazzati via da considerazione di convenienza. Con questo richiamo all'attualità "The Final Cut" diviene un disco che utilizza la tristezza per la morte del padre del bassista e la sua qualifica di requiem come primo argomento per costruire una critica non solo politica ma anche emozionale, verso quelle logiche di potere che, secondo Waters, portano allo scoppio delle guerre. Una volta che il bassista ebbe in mente il concept attraverso il quale svolgere "The Final Cut", si gettò nella furiosa composizione di brani e musiche adatte a portare sul disco la propria angoscia, senza chiedere ne' pretendere approvazioni dai suoi compagni. Da questo punto di vista l'album puo' tranquillamente essere considerato come una sorta di primo prodotto solista di Roger Waters, sopratutto nello stile, ancor meno floydiano di quello usato in "The Wall".

"The Final Cut" fu pubblicato ufficialmente il 21 marzo 1983.

La prima traccia è "The Postwar Dream"; inizia con rumori di macchine e programmi radio, sui quali si inserisce un flebile motivo accordale d'organo e voce che recrimina le ragioni della Seconda guerra mondiale. La seconda parte sottolineata da un'esplosione di chitarra elettrica, batteria e basso, torna al presente con una serie di domande poste direttamente al Primo Ministro che aveva voluto la guerra delle Falkland. Aperta dal rumore della serratura di un treno, "Your Possible pasts" comincia con eteree tessiture di organo e arpeggi di chitarra, che preannunciano la nuova esplosione del ritornello, una sezione condotta dal trascinante riff della chitarra che nel finale prende anche uno dei suoi rarissimi assoli. on "One of the few" viene presentato il principale personaggio di "The Final Cut", l'insegnante gia' comparso The Wall. Qui lo scopriamo essere un sopravvissuto di guerra, che, su una base di arpeggi dal sapore paranoico, spiega come è finito a fare il maestro di scuola. La traccia successiva, "The Hero's Return", mostra un'altra sfaccettatura di questo personaggio: è un carnefice, ma a sua volta è perseguitato da quello che ha visto in guerra. La musica segue fedelmente le varie inflessioni del testo, è severa e cupa, seguita da inquietanti echi di chitarra stoppata durante le strofe e i ritornelli, commossa nel finale quando il professore ricorda i suoi compagni morti in battaglia. Il fuoco della narrazione contiua ad essere concentrato su questo personaggio anche in "The Gunner's Dream", la descrizione dei sogni di giustizia e libertà dei combattenti alla fine della seconda guerra mondiale, fatta su un morbidissimo accompagnamento pianistico e impreziosita dal sax. Tutti questi traumi che il personaggio si porta si porta dietro sono gelosamente custoditi nell'interiorita', nascosti dietro l'espressione insana del suo sguardo, che è l'argomento di "Paranoid Eye"s, brano in cui sono in primo piano le trame tastieristiche e orchestrali. Dopo questa prima tranche di canzoni dedicate alla costruzione della figura dell'insegnante, "The Final Cut" ritorna con "Get Your Filthy Hands off My Desert" al tema contemporaneo con un testo che satiricamente associa la figura e il comportamento di Margaret Thacher con quelli di altri governanti. Musicalmente è una miniatura per voce e archi al tempo di valzer, introdotta dal suono di un'esplosione.

"The Fletcher Memorial Home" continua la satira sul potere descrivendo una fantomatica casa di riposo per re e tiranni in pensione. La musica è ancora una volta basata sull'accompagnamento di archi e pianoforte, il cui timbro è adatto per sottolineare la qualita' funerea dell'album. La canzone termina con un commovente assolo di Gilmour. Con "Southampton Dock" e i suoi dolci accordi di chitarra il fuoco della narrazzione torna alla fine della seconda guerra mondiale, proponendo l'immagine di una moglie che aspetta la nave con la quale il marito dovrebbe arrivare e si accorge che non arrivera mai più. Nella title-track il disco arriva alla sua prima svolta definitiva, quella in cui Waters si rivela dietro la maschera del professore e protagonista della trama, prima vittima del senso di colpa per essere rimasto vivo. Musicalmente è una canzone imperniata sulle tessiture tastieristiche e orchestrali dei brani precedenti, con alcuni momenti di maggior phatos nel ritornello che ricorda quello di comfortably numb. "Not Now Jhon" è la canzone più atipica di tutto il disco, soprattutto per lo stile musicale tipico del rock anni Ottanta, costruita interamente su muscolosi riff di chitarra. Questo non è un brano che s'inserisce chiaramente nella logica dell'album, ma sembra solo un urlo di odio razziale.

Nell'ultima traccia ritroviamo il personaggio del professore e il rumore di macchine per strada che dà inizio all'album; infatti è in viaggio sulla sua automobile mentre nel finestrino posteriore vede emergere una luce più forte del sole: l'esplosione atomica descritta in "Two Sun in The Sunset".

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Riassunto del Bot

The Final Cut è un album profondamente personale e politico di Roger Waters e Pink Floyd, che unisce la tristezza per la perdita personale a una forte critica contro le guerre e le logiche di potere. Il disco rappresenta una sorta di prime esperienze soliste di Waters, con brani intensi che raccontano traumi, memoria e denuncia sociale. Tra atmosfere cupe e arrangiamenti orchestrali, offre un viaggio narrativo tra passato e presente.

Tracce testi video

01   The Post War Dream (03:03)

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02   Your Possible Pasts (04:22)

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03   One of the Few (01:22)

04   The Hero's Return (02:57)

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05   The Gunner's Dream (05:06)

07   Get Your Filthy Hands off My Desert (01:16)

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08   The Fletcher Memorial Home (04:12)

09   Southampton Dock (02:08)

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12   Two Suns in the Sunset (05:20)

Pink Floyd

Formati a Cambridge nella seconda metà degli anni Sessanta, i Pink Floyd sono tra i gruppi britannici più influenti del rock, noti per le produzioni psichedeliche iniziali con Syd Barrett e per i successivi concept album guidati da Roger Waters e David Gilmour.
236 Recensioni

Altre recensioni

Di  eclipse

 La musica sa superare tutte le barriere poste dall’uomo!!!

 Waters realizza l’album più “suo” sotto il nome Pink Floyd insieme a “The Wall”.


Di  Em

 "Tell me true, Tell me why Was Jesus crucified... is it for this that daddy die"

 "Alla fine capisco ciò che pochi provano: diamanti e ceneri, amico e nemico, siamo tutti uguali alla fine."


Di  PAZZO AL SACCO

 Questo è il disco più bello di tutti i tempi. Come ho potuto non accorgermene subito?

 Questo è il disco a cui va dedicata più attenzione nella storia del rock, perché il nome e il marchio che porta, non permettono di sottovalutarlo.


Di  claudio carpentieri

 "Registrare The Final Cut è stata una vera impresa, perché fra noi non ci fu collaborazione, non c’era intesa; sul nome - almeno su quello - ci trovammo tutti d’accordo" (Roger Waters).

 "Non ho mai avuto la forza di dare il taglio finale" (testo della title-track).


Di  paolofreddie

 The Final Cut non può essere definito dei Pink Floyd.

 Un buon album, toccante e che fa riflettere.