Copertina di Pink Floyd The Final Cut
paolofreddie

• Voto:

Per appassionati di rock progressivo, fan di pink floyd, amanti di album concept profondi e riflessivi
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LA RECENSIONE

I Pink Floyd hanno segnato la storia della musica attraverso un'opera rock indispensabile nel vasto catalogo del rock, The Wall, frutto della mente fertile di Roger Waters, bassista e cantante della band inglese. Purtroppo The Wall è il prodotto di una crisi che pone la sua genesi fin dal 1977, in contemporanea al rilascio dell'album Animals, e il relativo tour. Tutta la frustrazione di Waters nei confronti del pubblico, il suo allontanamento sia fisico sia mentale dai fan si è tramutato in musica, in idee da spendere per un nuovo album. Nel 1979 la macro-opera watersiana esce ed esplode il successo, di nuovo, e Roger riprende a suonare con la band nel tour dedicato all'album: le scenografie sono imponenti e il "muro" di Waters viene introdotto sul palco, dando allo show maggior rilievo e dando via a una vera e propria opera teatrale.

Il successo dell'album coincide con la crisi del gruppo. David Gilmour, chitarrista della band, è eternamente in conflitto con Waters, Mason se ne sta in disparte, Wright se ne è già andato da tempo (già dai tempi di Animals in cui era limitato a session man). Per un po' i Pink Floyd non suonano più ma Waters scrive e compone musica, fino a che nel 1983 viene pubblicato il nuovo album dei "Pink Floyd" (per modo di dire). The Final Cut è un album in cui si sente la passione del bassista tormentato dai fantasmi del suo passato, che, con la sua voce denuncia il sistema corrotto della guerra, quella grande macchina che coinvolge l'intera umanità e che porta solo alla distruzione la stessa razza umana. Roger è influenzato dalle sue esperienze di vita, come era stato per The Wall: la morte del padre nella battaglia d'Anzio del '44, anno della nascita dello stesso bassista (egli visse tutta la sua vita e crebbe senza padre). I membri del gruppo sono subordinati all'imperium di Roger Waters, scrittore e compositore di tutte le canzoni, le suonano, ma The Final Cut non può essere definito dei Pink Floyd. La voce di Gilmour si sente in Not Now John, la voce di Roger spicca in modo eccellente e strappalacrime in pezzi come l'apri-album, The Post War Dream, in The Gunner's Dream, in The Fletcher Memorial Home, in When the Tigers Broke Free, canzone aggiunta nella versione cd del 2004 e presente nel film di The Wall. Molto profonda e significativa è la canzone che dà il titolo all'album, The Final Cut (E se ti mostro il mio lato oscuro mi stringerai ancora stanotte e se ti apro il mio cuore e ti mostro il mio lato debole, che cosa farai? Venderai la tua storia al Rolling Stone? Porterai via i bambini e mi lascerai solo? E sorridi per rassicurarmi, mentre bisbigli al telefono. Mi farai fare le valige o mi porterai a casa?). Da tali frasi si intuisce una grande inquietudine, una grande paura di essere lasciato solo, di essere abbandonato dalla moglie, la paura di non poter stare con i figli e di essere infangato pubblicamente per la sua storia sentimentale. Molto bella anche la serrafila, Two Suns in the Sunset, che parla della bomba atomica e delle possibili conseguenze di una guerra nucleare.

Un album certamente non all'altezza di capolavori come The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, un album soggetto a molte critiche, un album ignorato da molti e ritenuto, a merito o no, non degno del nome dei Pink Floyd. Io lo considero un buon album, toccante e che fa riflettere. A prescindere dal fatto che è più un lavoro individuale, del solo Roger Waters, gli do un 8.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza The Final Cut, album solista di Roger Waters firmato Pink Floyd, caratterizzato da temi intensi di guerra e solitudine. Pur non raggiungendo l'eccellenza di capolavori come The Dark Side of the Moon, l'album è profondo e toccante. Viene sottolineata la forte impronta personale di Waters e il distacco dagli altri membri. Un lavoro che merita attenzione per la sua carica emotiva e riflessiva.

Tracce testi video

01   The Post War Dream (03:03)

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02   Your Possible Pasts (04:22)

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03   One of the Few (01:22)

04   The Hero's Return (02:57)

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05   The Gunner's Dream (05:06)

07   Get Your Filthy Hands off My Desert (01:16)

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08   The Fletcher Memorial Home (04:12)

09   Southampton Dock (02:08)

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12   Two Suns in the Sunset (05:20)

Pink Floyd

Formati a Cambridge nella seconda metà degli anni Sessanta, i Pink Floyd sono tra i gruppi britannici più influenti del rock, noti per le produzioni psichedeliche iniziali con Syd Barrett e per i successivi concept album guidati da Roger Waters e David Gilmour.
236 Recensioni

Altre recensioni

Di  eclipse

 La musica sa superare tutte le barriere poste dall’uomo!!!

 Waters realizza l’album più “suo” sotto il nome Pink Floyd insieme a “The Wall”.


Di  Em

 "Tell me true, Tell me why Was Jesus crucified... is it for this that daddy die"

 "Alla fine capisco ciò che pochi provano: diamanti e ceneri, amico e nemico, siamo tutti uguali alla fine."


Di  floyd92

 The Final Cut diviene un disco che utilizza la tristezza per la morte del padre del bassista e la sua qualifica di requiem come primo argomento per costruire una critica non solo politica ma anche emozionale.

 Una volta che il bassista ebbe in mente il concept attraverso il quale svolgere The Final Cut, si gettò nella furiosa composizione di brani e musiche adatte a portare sul disco la propria angoscia.


Di  PAZZO AL SACCO

 Questo è il disco più bello di tutti i tempi. Come ho potuto non accorgermene subito?

 Questo è il disco a cui va dedicata più attenzione nella storia del rock, perché il nome e il marchio che porta, non permettono di sottovalutarlo.


Di  claudio carpentieri

 "Registrare The Final Cut è stata una vera impresa, perché fra noi non ci fu collaborazione, non c’era intesa; sul nome - almeno su quello - ci trovammo tutti d’accordo" (Roger Waters).

 "Non ho mai avuto la forza di dare il taglio finale" (testo della title-track).