Copertina di Pink Floyd The Final Cut
PAZZO AL SACCO

• Voto:

Per appassionati di pink floyd, fan del rock progressivo e chi ama riscoprire album sottovalutati.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

1985, primo ascolto di questo disco:

<<Mamma mia che depressione, però cazzo che suoni!>>

Secondo ascolto:

<<Sembrano gli scarti di "The Wall", mhhh.>>

Terzo ascolto:

<<Si sentirà anche bene ma Gilmoure non fa un cazzo!>>

Quarto ascolto:

<<Ou, non mi entra in testa, devo accettare che il mio gruppo preferito ha partorito un pacco, però suona da paura, che peccato.>>

Quinto ascolto:

<<Sto pezzo però non è male, non fosse tutto così lento e paranoico.>>

Sesto ascolto:

<<No dai, alla fine è ascoltabile tutto sommato.>>

Settimo ascolto, arrivano i primi brividi associati alla memorizzazione dei pezzi:

<<Alla fine è un bel disco, non è The Dark Side Of The Moon, non è The Wall, ma è un buon disco.>>

Ottavo ascolto, lo ricordo quasi tutto a memoria:

<<Cazzo, meno male che ho continuato ad ascoltarlo, è stupendo.>>

Non ascolto più il disco per diversi mesi. Lo riprendo in un pomeriggio distratto. Cuffie, poltrona, buio:

<<Questo è il disco più bello di tutti i tempi. Come ho potuto non accorgermene subito? Con quanti altri dischi ho commesso lo stesso errore?>>

Dato certo: questo è il disco dei Pink Floyd considerato universalmente dalla critica il loro peggior lavoro

Domanda; ma loro, lo conoscono come mi sono sforzato di conoscerlo io?

Conclusione: Questo è il disco a cui va dedicata più attenzione nella storia del rock, perché il nome e il marchio che porta, non permettono di sottovalutarlo.

Ascoltare fino alla completa assimilazione e poi, giudicare.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione racconta un percorso d'ascolto lento e progressivo di The Final Cut, album di Pink Floyd ritenuto almeno inizialmente deludente. Nonostante la lentezza e il tono malinconico, l'autore celebra la sua bellezza ritrovata con l'impegno di ascolto, definendolo un vero capolavoro nascosto nella storia del rock.

Tracce testi video

01   The Post War Dream (03:03)

Leggi il testo

02   Your Possible Pasts (04:22)

Leggi il testo

03   One of the Few (01:22)

04   The Hero's Return (02:57)

Leggi il testo

05   The Gunner's Dream (05:06)

07   Get Your Filthy Hands off My Desert (01:16)

Leggi il testo

08   The Fletcher Memorial Home (04:12)

09   Southampton Dock (02:08)

Leggi il testo

12   Two Suns in the Sunset (05:20)

Pink Floyd

Formati a Cambridge nella seconda metà degli anni Sessanta, i Pink Floyd sono tra i gruppi britannici più influenti del rock, noti per le produzioni psichedeliche iniziali con Syd Barrett e per i successivi concept album guidati da Roger Waters e David Gilmour.
236 Recensioni

Altre recensioni

Di  eclipse

 La musica sa superare tutte le barriere poste dall’uomo!!!

 Waters realizza l’album più “suo” sotto il nome Pink Floyd insieme a “The Wall”.


Di  Em

 "Tell me true, Tell me why Was Jesus crucified... is it for this that daddy die"

 "Alla fine capisco ciò che pochi provano: diamanti e ceneri, amico e nemico, siamo tutti uguali alla fine."


Di  floyd92

 The Final Cut diviene un disco che utilizza la tristezza per la morte del padre del bassista e la sua qualifica di requiem come primo argomento per costruire una critica non solo politica ma anche emozionale.

 Una volta che il bassista ebbe in mente il concept attraverso il quale svolgere The Final Cut, si gettò nella furiosa composizione di brani e musiche adatte a portare sul disco la propria angoscia.


Di  claudio carpentieri

 "Registrare The Final Cut è stata una vera impresa, perché fra noi non ci fu collaborazione, non c’era intesa; sul nome - almeno su quello - ci trovammo tutti d’accordo" (Roger Waters).

 "Non ho mai avuto la forza di dare il taglio finale" (testo della title-track).


Di  paolofreddie

 The Final Cut non può essere definito dei Pink Floyd.

 Un buon album, toccante e che fa riflettere.