Inutile dire che il brutal death metal, per molti versi, sta diventando un genere in saturazione. Molti, forse troppi i clichè a disposizione, facili prede di band che non ci pensano neanche a cercare di essere un tantino più originali degli altri per innalzarsi sopra la media. Bene, in quest'ambiente che non promette nulla di buono, trovare il nome degli Aborted è quasi una salvezza. Giunta ormai al terzo album, la band belga continua la sua battaglia in nome di un brutal death metal micidiale e mai scontato (allontanandosi in fatto di stile dai precedenti dischi, che sembravano più attaccati al classico grind), confermandosi anche grazie a quest'album tra le band attualmente leader nel settore.
Una band dalle potenzialità infinite, come dimostra l'ascolto: la cosa che più stupisce di quest'album, infatti, è la capacità non solo di suonare con una violenza inaudita e contemporaneamente una tecnica da mozzare il fiato ma anche di trovare nuove e continue soluzioni che non fanno mai cadere l'ascoltatore nella noia, cosa che spesso accade con titoli del genere. Prendete l'iniziale "Meticolous Invagination": tre minuti esatti, giusto il tempo per ricapitolare tutta la storia del death metal attuale. Dalle percussioni tiratissime al growl esagerato, dalle sonorità death alla Incantation a quelle grind, passando per quelle più classicamente brutal, fino addirittura a stupefacenti assoli che si sollevano sopra tutto sto casino! Micidiale. Divertente poi la fissa della band con i termini chirurgici, a partire dalla copertina (il letto insanguinato) fino ai titoli e ai testi ("Clinical Colostomy", "Medical Deviance", "Sea Of Cartilage"...).
Insomma, se volete farvi male e adorate il brutal death, non andate a cercare i soliti gruppettini che non hanno nulla da dire: gli Aborted fanno al caso vostro