Copertina di Adam Ant Wonderful
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Per appassionati di musica rock anni '90, fan di adam ant e della new wave, cultori di musica alternativa e brit pop, curiosi di evoluzioni artistiche
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LA RECENSIONE

Di anni ne sono passati, e neanche pochi... Gli ottanta sono finiti da un pezzo, ed il successo pure. La bellissima Heather Graham ti ha mollato già da un bel po': non ce la faceva più a sopportare le tue crisi, a vederti lentamente impazzire...

Siamo nel 1995, il grunge è nato ed è morto, il figlio di Tim Buckley pure... Il punk non è più quello di Derek Jarman e del suo "Jubilee", bensì una ritmica martellante sotto una melodia da sigla tivù dei cartoni animati... In England esplode il brit pop di derivatissimi strimpellatori, più che musicisti, molti dei quali senza neppure talenti compositivi per la quale. E tu? E tu stai pure invecchiando, non solo impazzendo...

La tua immagine non può più essere quella del sex symbol, il tuo eros (pop)rock sarebbe anacronistico, in questi anni '90 pudici ed "interiorizzati", fatti di personalità fragili come fuscelli che nelle loro canzoni si espongono ai dolorosi venti dell'autobiografia, e di "working classers" rissosi presuntuosi, fintamente perbenisti nelle parole e veramente nichilisti nelle opere ed omissioni. Tu, insomma, per com'eri a venti-trent'anni, in un decennio come questo saresti stato fuori dal tempo. Ma sei cambiato, il dolore e la lontananza dal successo ti hanno cambiato. Ma la tua musica dimostra di essere migliorata, e non solo per un processo di inevitabile maturazione.

Pezzi di infinita classe, a cominciare dal primo brano, "Won't Take That Walk", mezza rock mezza acustica, sentimentale ma non erotica, che s'indurisce rimanendo morbida. Anche per la title-track (che vale uno dei cavalli di battaglia di Jeff Buckley) stesso discorso, così come "Yin & Yang", in cui Ant tocca lidi sonori che saranno anni dopo dei Grandaddy in particolare, e dei bedroom rockers in generale. La lezione prosegue nel brit pop di "Gotta Be A Sin", perfetta hit se fosse stata messa nelle mani dei Blur, e meglio ancora, dei più sofisticated Suede.

Nel mezzo, un sofisticato ragamuffin intitolato "Beautiful Dream", esperimento un po' ridondante ma per nulla afflitto dallo storico autocompiacimento di Adam. Ancora un glam depotenziato dal titolo "1969 Again"; un brano da sound un po' american roots, dai passaggi però non scontati e dallo special vagamente tex, intitolato "Image Of Yoursel". Ed ancora un pochino pochetto di punk nella struttura-gusto di "Alien". Nel penultimo brano, "Angel", su un basso U2 un ritornello Simple Minds. Il disco termina con un geniale "industrial funky" intitolato "Very Long Ride", un pezzo che farebbe venire perlomeno da dubitare sulla genuinità di "Afraid Of Americans" del Duca Bianco, uno dei pezzi forti di quel suo "Earthling" (di due anni dopo rispetto a questo lavoro di Adam Ant).

Grande questo duo Ant/Marco che, all'interno di una cornice "contemporanea" (dovrei dire "coeva", visto che stiamo parlando di dodici anni fa), finisce per inserire tutto ciò che pare e piace loro, limando le asperità (e mettendo al bando le baggianate). Un disco di canzoni belle, molte delle quali dalle strutture originali e scevre da imposizioni/autoimposizioni. Il disco di un cantante maturo e di un chitarrista che farebbe venire voglia di ritirarsi dalle scene ai vari "Noels", ma anche ai ben più sagaci "Bernards" e "Grahams". Il disco di due compositori che non hanno nessun filone da seguire, né standard a cui attenersi, né target a cui mirare... Ma solo troppo tempo che non fanno musica, la consapevolezza che non si è più ragazzini ed il gusto per la delicatessen di Morrissey e Jeff l'angelo triste.

"Wonderful" non avrà successo, come parecchi altri tentativi degli artisti in voga negli ottanta di tornare alla ribalta. Il tour che fu organizzato anche in America si interruppe per una malattia contratta sia da Ant che da Marco, mentre la casa discografica smise di promuovere il disco. Questa sfiga maledetta aggravò ulteriormente le condizioni di salute di Adam, e sono dodici anni che i fans aspettano novità (non di cronaca giudiziaria ma musicali), mentre la vita di Adam non fa che peggiorare. Nel frattempo, però, incuriositi senz'altro anche dalle vicende giornalistiche (gli arresti, i ricoveri, gli internamenti, i rilasci, i processi, i documenti ed i documentari), i fans non fanno altro che aumentare, assommandosi ai nostalgici. E parecchio di ciò si deve anche a questo disco, scevro da esibizionismi prima maniera e ghirigori fini a se stessi, delicato e gustoso quanto serve per calamitare anche l'ascoltatore disattento, colui che in questo disco "incappa" e che dopo averlo ascoltato pensa tra sé: "wonderful".

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album 'Wonderful' di Adam Ant, evidenziando la sua maturazione artistica e la capacità di superare il passato da sex symbol anni '80, con brani originali e raffinati. Pur inserito in un panorama musicale cambiato, il disco dimostra classe e innovazione, seppur sfortunato a causa di problemi di salute e mancanza di promozione. Un lavoro apprezzato dai fan e dalla critica per la sua autenticità e delicatezza sonora.

Tracce testi video

01   Won't Take That Talk (03:58)

02   Beautiful Dream (04:13)

04   1969 Again (04:18)

05   Yin & Yang (04:33)

06   Image of Yourself (04:01)

08   Gotta Be a Sin (04:13)

10   Angel (04:39)

11   Very Long Ride (04:13)

Adam Ant

Cantautore inglese nato come Stuart Leslie Goddard, frontman degli Adam and the Ants e poi artista solista. Figura chiave tra fine anni ’70 e primi ’80 tra punk, glam e new wave.
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