Alberto Cavaliere è ritornato!/
Dopo decenni che alcunché più d'esso/
di nuovo non veniva pubblicato./
È ritornato, e in grande stile, adesso,/
con rime come sempre strabilianti/
ch'erano apparse solo sull'Avanti!/
Alberto Cavaliere (1897-1967), chi inizia a leggerlo non vorrebbe smettere mai, ma averne sempre e sempre di nuove, delle sue rime. I libri editi che le raccolgono non sono certo pochi: La Chimica in versi, La Storia Romana in versi, La Storia di Milano in sesta rima, Due Lombardi alla prima crociata, Satire politiche, La parola a Alberto Cavaliere, Radiocronache rimate, E... vennero i Beat, ecc ( e altri ancora ne ometto qui per brevità), tuttavia, come l'appassionato estimatore impara presto, esiste altresì tutta una mole (spaventosamente grande) di componimenti mai pubblicati in volume, e rimasti fuori della portata delle persone comuni, che non possano andare per emeroteche a ricercarseli, a scartabellare le annate dei giornali aspettando di veder spuntare il noto nome e cognome (o gli pseudonimi che utilizzava come quelli vuoi de Il Cavaliere Errante, vuoi di G. O. Venale) in calce al pezzo.
Parlo di tutte quelle rime scritte per riviste e quotidiani (tacendo di quelle lette alla radio, al Gazzettino Padano a partire dal 1950) con il suo usuale piglio ironico tanto d'impatto e con la maestria dimostrata nei volumi per cui è divenuto famoso.
Ma ad ottant'anni quasi di distanza, una parte di queste rime inizia ad essere riproposta al grande pubblico, che è come se le leggesse per la prima volta, mai, come detto, essendo state ristampate e raccolte assieme, dopo essere apparse sui giornali.
Il volume
L’Urlando furioso e altre rime dall’Avanti!
(componimenti mai finora apparsi in volume, qui per la prima volta raccolti e ordinati per tematica e per anno di pubblicazione, con introduzione commento storico-metrico-letterario e note copiosissime ai testi a cura di Gerimio Aderi); Lyriks, 2026.
Ce ne propone, di queste rime, con glosse a piè di pagina e note introduttive, indispensabili per poterle fruire in tutta la loro dimensione storica oltre che poetica, 33. La lunghezza varia da poche a molte pagine, sicché, questi 33 componimenti arrivano a costituire un libro non piccolo di 220 pagine.
Che racconta qui con metrica perfetta/
Cavaliere? Sol per darvene uno stralcio,/
vi diremo che a rimare si diletta/
le vicende dello sport: ciclismo, calcio,
la politica, la cronaca minuta.../
ogni cosa in versi, in pratica, tramuta!/
E davvero tutto poteva diventare rime nelle sue mani; la vittoria di Gino Bartali, già trentacinquenne, al Tour de France, nel 1948:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
tutti avvertiamo l’ombra del crepuscolo,
sentiamo insinuarsi in ogni muscolo
quella pigrizia che al riposo invita.
Naturalmente, questa legge ingrata
vige pel vulgo anonimo e meschino,
vige per me, per voi, ma non per Gino,
munito della tessera crociata.
(da: L'ambasciatore non è arrivato)
La sconfitta, raccontata in strofe gemellate di decasillabi e dal piglio manzoniano, di Bartali e Coppi al Tour de France del 1951, vinto da Hugo Koblet:
Non più intorno a una radio, frementi,
ogni giorno alle cinque precise
sosteranno le turbe derise,
dominate da un solo pensier,
né sgomenti udran più da Ferretti
annunciar la vittoria di tappa
conquistata da un’ultima schiappa,
che si fregia d’un nome stranier;
(da: Elegia del Tour)
Le partite di calcio della nazionale, addirittura, pure ci racconta in rima, e sempre in rima lancia appelli ad abbonarsi al giornale dell'Avanti!
Soffermato davanti all’edicola,
volti i guardi a trecento giornali
che notizie fasulle e banali
ogni giorno son pronti a sballar,
l’ha giurato: «Non fia d’ora innanzi
ch’io non sia dell’Avanti! un lettore:
è fra tutti i giornali il migliore
e all’Avanti! mi voglio abbonar».
E, ancora, mette in rima le vicende della politica di quegli anni, solo da poco (era il 1947) affrancatasi dalla tirannide fascista, in svariati componimenti, tra cui le sue celebri sestine (narrative) chiuse da un fulminante motto di spirito:
Emigrazione
S’annunzia che il partito clericale
nei paesi del Sud ha l’intenzione
d’imbastir la campagna elettorale
sulle promesse dell’emigrazione.
Con tutto ciò, la cronaca registra
che i voti emigreran… verso sinistra.
I componimenti, come si può notare, sono organizzati in sezioni che il curatore del volume, Gerimio Aderi, così ci riassume, omaggiando lo stile di Cavaliere:
Rime politiche, / rime sportive, / sempre fantastiche, / sbalorditive; / con lo pseudonimo / di G. O. Venale, / rime a carattere / promozionale / e miscellanee, / dopo l’Urlando / furioso, il pubblico / vi andrà trovando. / Non basta! Tròvaci, / chi il libro acquista, / chiose: ogni lirica / qui n’è provvista. / Ragione esistere / non può di sorta / per non qui e subito / metterle in sporta. / Non versi liberi / fiacchi: son vere / rime, le or edite, / di Cavaliere.
Prima di tutte queste sezioni, però, il libro si apre con un componimento, dei 33, che vale per 15; constando, infatti, di XV canti, di otto stanze di ottave ciascuno. Esso dà il nome alla raccolta e si intitola, per l'appunto: L'Urlando furioso.
Ma poi, cos’è L’Urlando — furioso? Beh, un poema/
che mostra, come al solito, — l'abilità sua estrema/
e elenca del Fascismo — gli avvenimenti chiave,/
con versi endecasillabi, — li narra, ed in ottave;/
racconta come ascende — Benito Mussolini/
e quindi come in basso — poi dopo che rovini;/
da Piazza San Sepolcro — insino a quel Piazzale/
Loreto in cui ne appesero — la spoglia sua mortale;/
e infine nell’epilogo — di quegli indegni fatti/
Fa pur, l’autore, accenno — all’amnistia Togliatti!/
Ed è proprio la storia di Benito Musssolini (nonché di molti altri protagonisti della I e II guerra mondiale, fino all'armistizio) che Alberto Cavaliere fa qui, anzi iniziando da prima ancora, dal 1912, anno in cui il futro Duce era ancora direttore dell'Avanti!. Una storia satirica, come satirica era sempre stata la sua musa, anche in tempi in cui, anni addietro, la prudenza avrebbe consigliato di non sbeffeggiare il regime fascista.
Il modello del poemetto è ben chiaro: L'Orlando furioso dell'Ariosto, e, infatti, la prima ottava è questa:
L’armi, i gerarchi ed i commendatori,
Le scortesie, l’audaci imprese io canto,
Per rinfrescar la mente a quei signori
Che, accesi di nostalgico rimpianto,
Van sospirando nuovi dittatori,
Sul tipo di colui che si diè vanto
Di distrugger l’Italia in un baleno
E c’impiegò trent’anni o poco meno
La lettura, grazie alla capacità tecnica di Cavaliere, che scrive endecasillabi facilissimi a declamarsi (e, in generale, più un verso corre bene e più arte ha messo il poeta nel congegnarlo) è piacevolissima anche solo per questo, ma, in aggiunta a ciò, come ulteriore elemento che accresce il piacere dello scorrere il poemetto, frequentemente vi si trovano anche perle di ironia come nel canto III, stanza VIII, verso 1, in cui ci parla di Mussolini ferito in una esercitazione, e dice che:
Tornò fasciato (non ancor fascista),
Si citano anche le personalità e i motti più noti all'epoca e divenuti poi proverbiali, come quelli di Gabriele D'Annunzio e Marinetti:
«Arma la prora e salpa verso il mondo»
Gabrïel ripeteva a perdifiato,
E Marinetti, con superbo ardire,
Così dicea: «Marciare e non marcire!».
(Canto I, stanza VI, vv. 5-8)
di Olindo Guerrini (tanto attuale in questi tempi)
Ed alle folle incerte ed intontite
Il motto lancia: «Armiamoci e partite!».
(Canto III, stanza IV, vv. 7-8)
cita anche molti altri poeti, come Carlo Alberto Bosi (Addio, mia bella addio) e Giovanni Visconti Venosta (Il prode Anselmo o il lamento del crociato)
Un dì, Benito: «Vo’ partire anch’io»
Disse, «di Cecco Beppe e di Guglielmo
Vo’ far polpette!». E già così restio,
Prese il fucile, mise in testa l’elmo,
Disse a Rachele: «Addio, mia bella addio!».
Ma per disgrazia, mentre il prode Anselmo
Non torna, passa un giorno, passa l’altro,
Invece ei ritornò, di lui più scaltro.
(Canto III, stanza VII)
E ci sarebbero tante altre cose da notare che, per brevità, lascio al lettore interessato a scoprirle, di ritrovare. Certo, si ride, ma è anche una lettura che, fatta oggi, non manca di sembrare quasi profetica, coi venti di guerra attuali. Il riarmo della Germania, prima della grande guerra, non può non ricordare quello di oggi, e sappiamo come è poi finita all'epoca. Il razionamento, la corsa all'impazzata dell'inflazione, la borsa nera... descritte dall'autore, sentiamo che potrebbero ritornare. è, insomma, un testo di grande attualità, che è vivo e palpitante e ci parla ancora come dovette fare allora, nel 1947, quando venne pubblicato a puntate sul giornale del Partito socialista.
E, arrivato in fondo, come disse il Lippi nel Malmantile racquistato non mi rimane che dire:
Stretta la foglia sia, larga la via,
dite la vostra ch'io ho detto la mia.