Anonimo
Erik Peterson e anziana signora

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"Che due più due faccia quattro è giusto ma che a volte faccia pure cinque è proprio divertente" (Fëdor Michajlovic Dostoevskij)

 

Il 2009, tra le altre cose, ci ha portato via Vezio Melegari: pur non riguardando, direttamente, l'arte dell'Umorismo questo scritto è dedicato alla sua memoria ed è pure un invito a procurarsi il suo "Manuale dell'Umorismo". Poi magari apritelo a pagina 58.

Nel momento in cui si decide di parlare di un'espressione artistica, che sia un disco, un quadro, un film od un libro, si aprono tre, più o meno tortuose, strade. La prima parte dall'analisi storica, dipanandosi tra cause, effetti e conseguenze, e deve per forza essere debitrice a un substrato critico e popolare che più è antico l'oggetto in discussione più è complesso ma anche sedimentato. La seconda pone le sue basi solo sull'esperienza personale di chi scrive e necessita di un atto di fede da parte di chi legge: questo tipo di approccio, pur generando scritti decisamente piacevoli e dibattiti, invero, divertenti, vive sempre in bilico tra il peso dell'onestà intellettuale e quello della vanità del "recensore" e la conseguente "credibilità", nel universo-mondo ma pure in ambienti più ristretti come nel universo-DeBaser, dipende spesso più da fatti congetturali che non da puri riscontri obiettivi. 

Chi scrive questa "recensione" non è fan dell'obiettività, se mai dovesse esistere al 100%, a tutti i costi e crede che un sano relativismo, in barba sia all'attuale Pontefice ma anche ai, per citare l'amico Odradek, "Santoni della Critica" ed ai loro approcci ombelicali, sia il giusto sale per condire la minestra della Critica artistica altrimenti in balia di "insapidi" cerebralismi. Però, e c'è un "però", è necessario dare alla Storia quello che alla Storia appartiene e se un recensore gioca troppo, per fini che non si allontanano quasi mai da quelli di una, "malsopita", vanità personalistica, tra "quello che vorrebbe fosse accaduto" e "quello che è accaduto", approfittando magari di uno status critico, più o meno meritato, in questo o in quell'altro universo, il rischio è di trovarsi di fronte ad un tentativo di manipolazione dell'Arte che di critico ha ben poco e che può avere due scopi: uno"vanitosamente" artistico, e la Critica che diventa Arte è cosa triste, ed uno "vanitosamente" asservito a singole "verità", più o meno, ma spesso più, in malafede.

La terza strada è quella di incrociare le prime due e di sviluppare una visione personale che però rispetti la Storia, anche se questa ci è antipatica, culturalmente, politicamente, socialmente etc. etc. E' ovvio che è cosa molto difficile da realizzare e, se mi permettete una piccola divagazione personale, nel mio piccolo spesso incorro in sbilanciamenti sia in un verso che nell'altro: combattendo dicotomicamente tra le essenze enciclopediche e quelle istintive. Detto questo le critiche ricevute, nelle prime recensioni, sia in un senso che nell'altro confermano che la strada è quella giusta: oltre che è impossibile far contenti tutti. Sarebbe divertente approfondire il fatto che spesso la lotta al Relativismo viene combattuta da ambienti e personalità filosoficamente contrapposte, il citato Pontefice e gli integralisti di certi ambienti scientifici per fare un esempio, ma questo mi porterebbe in multiversi affascinanti ma troppo lontani dal piccolo "intrallazzo" che sto tessendo in questa recensione: che faccia ridere o no, che faccia riflettere o no.

E' abbastanza ovvio che la foto, topic della "recensione", è puro pretesto per parlar d'altro: artisticamente irrilevante ha il principale merito di creare un inganno visivo e concettuale che se da una parte, razionalmente, viene presto svelato dall'altra crea un effetto umoristico che perdura, dopo 40 anni, tuttora: eppure per smontarlo basterebbe collocare i due protagonisti uno al posto dell'altra. Lasciando perdere estremizzazioni su come i fatti sono altrettanto facilmente manipolabili e non volendo far trasparire inviti al porre attenzione sui rischi della manipolazione, che non ho intenzione né la qualifica, di fare, né, diosecemescampi, riferimenti ad attualità politiche, da una parte o l'altra della barricata, la recensione si chiuderebbe pure qui e scusate la troppa o troppo poca istintualità...

Questa DeRecensione di Erik Peterson e anziana signora è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/anonymous/erik-peterson-e-anziana-signora/recensione

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Commenti (Sei)

bilquis
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Ogni tanto vengo nei DeCasi e scopro cose migliori di molte in HP. Non mi ricordo chi l'ha già detto in un'altra tua recensione ma temo tu sia troppo "avanti" per il Sito: detto questo per qualche motivo stavolta ho fatto fatica a seguire quello che volevi esprimere (i fatti facilmente stravolgibili anche all'evidenza magari?) e, se mi permetti, ti preferisco, per usare parole tue, "enciclopedica" che non "istintiva". Ti aspetto in quelle vesti intanto il mio giudizio non può essere superiore ad un 3. L'opera non la conoscevo ma nel suo essere semplice è di un umorismo disarmante.
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Nosebleed
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Che grande, anche io ho riscontrato la tendenza chi verso il personale e chi verso l'enciclopedico, e anche io penso che senza almeno un briciolo di soggettività non si arrivi da nessuna parte, nonostante sia un lodevole intento quello di voler ricostruire i fatti in maniera più possibilmente attendibile. Su Debaser la componente "utenza" è molto forte (c'è stato chi ha parlato di "social network a sfondo artistico", diocenescampi anche da quello) ed è bella secondo me la commistione tra pretese intellettuali e spazio per il proprio sè, ma anche pericolosa, trovo: il rischio LastFM è dietro l'angolo. Opera e artista che non conosco, ma il pretesto ci stava, anche se ultimamente le discussioni meta-Debaseriane le vedo in aumento e non so quanto sia positivo.
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voodoomiles
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Il limite sta nel non poter/voler sempre valutare la "competenza" di recensori e commentatori : facendo parte del clubbino debaseriano "le rece proprio no" (due volte "laterale", e perchè protetto dal nickname e perchè basicamente "non coinvolto") vedo spesso misconosciuta l'autorità/autorevolezza del recensore, a favore del cachinno, dello sbertucciamento e del fraintendimento malizioso.
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kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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Nose, mi spieghi il "rischio LastFM è dietro l'angolo", sono curiosa. Io questo scritto l'avrei proposto come editoriale, con foto allegata. Là era il posto giusto. Kyra la prossima volta pensaci, proponiti :)
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KyraCollins
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Ringrazio i convenuti per gli interessanti spunti offerti al topic: sia Nosebleed che Voodoomiles hanno centrato, ognuno a loro modo, la questione che volevo porre, solo che anch'io non ho capito il "rischio LastFm" ;-). Sul resto apprezzo le critiche di Bilquis e cercherò di accontentarlo al prossimo scritto e ringrazio Kosmogabri per la proposta ma nutro perplessità sull'impostazione editoriale degli editoriali e scusate il gioco di parole: non è una critica ma solo una considerazione, sia chiaro :-D
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Nosebleed
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Intendevo dire che a dare troppo spazio alla soggettività degli utenti a discapito dei contenuti "critici", si finisce per far diventare una "bacheca" dove vengono condivise recensioni un semplice muro cittadino imbrattato a più non posso dove prima o dopo il contributo di ognuno si perde nel caos. Fino ad ora non è stato così, però per esempio il sistema dei de-sentimenti va un po' in quella direzione, essendo per niente funzionale ai contenuti artistici del sito. Dico che il rischio è dietro l'angolo perchè è difficile mantenere il giusto equilibrio, dal mio punto di vista, fin ora però mi pare si sia riuscito. PS Non c'entra nulla ma segnalo che io sarò per un po' in sciopero dei commenti e delle recensioni per protesta contro la nuova homepage :-). Invito l'utenza a manifestare altresì il proprio dissenso.
BËL (00)
BRÜ (00)

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