Requiem
Prendete la vostra lista.Immaginaria/reale/incompleta che sia.Prendetela sulla A.Cancellate.Riflettete.Non li conoscete, ma qualche vincolo metafisico, irreale, dal profilo minaccioso e, perché no, a suo modo languido e sensuale vi lega loro.
Storie di impiegati.A volte neanche di quelli.Di gente che vive con molto ma necessita di poco.La tua stupida coupè non saprà mai regalarti la stessa emozione di lei che sorride, il riverbero del sole, accecante ma così intenso e possente, che le illumina l'azzurro spesso opaco dei suoi occhi, il nulla intorno a voi, solo l'incessante andirivieni di un'onda mai doma, il tepore avvolgente di una sabbia incontaminata, lei che vi sorride e non può smettere di farlo.Non è solo gratificazione.Un qualcosa di indefinibile, seppur così spesso talmente ben definito da altri, in altra maniera, che ci pare comoda questa scappatoia.Vigliacchi anche nell'ora più dolce.Il vostro destino.
Vigliacchi perché?Figli indesiderati del progresso?Invasori di club notturni?Voi non avete il ritmo.E sarà certo inutile piangersi addosso nelle sere di tarda estate, sarà vano stappare, brindare mestamente alle sorti dei vostri progetti morti, sepolti sul nascere.Una mancanza grave, siete collocati al di là del cerchio magico/economico/amoroso che domina e impera sulla fragilità in posa del vostro sembrarvi vivi.Non coinvolgetemi.La regola è questa.Non sarò mai uno di voi.
Voi siete onestamente gretti, sudici, specchio di una società in declino, disposta ad elevarvi, e ripeto, ad elevarvi, a schiavi.La cosa pare sortisca un effetto positivo tra i miasmi di una monotonia meccanizzata.Vi siete creati come gli altri hanno creato voi.
Non ricordo più quella immagine.Mi intrigava, anche se non mi era concesso, e dall'altro lato del tempio anche voi paventavate un certo stupore.Non mi aspettavo che vi stregasse.Non siete in grado, vigliacchi, di farlo!Non la ricordo, e la cosa è terribilmente frustrante.
Sapete, un tempo ero come voi.Uscivo trafelato per rincorrere il tram (sempre il tram), arrivavo tardi, me ne dispiacevo, trovavo conforto/ulteriori motivi di disperazione nei piccoli rituali che fanno di voi uomini.Anche se mi ripugna definirvi così.Rammento l'odore del latte lasciato bruciare sul fuoco, delle cicche che avevo dimenticato di eliminare al mattino, della vita che scorre lenta sullo stesso binario.Ricordo che potevo comunicare.Grande conquista, quella.
Può uno come me rimpiangere l'inferno domestico dal quale proviene?Non lo può.Me la proposero come promozione.Era un periodo difficile, pareva che il mondo avesse designato me come prossima vittima, con il gusto e il ghigno che i carnefici trovano in ogni situazione, nei film come nei tribunali terreni/ultraterreni.Si usciva, tra noi.Si conduceva con una lentezza snervante la propria barca a remi in un porto fatiscente, ma dalla considerevole pensione, e non si era infelici.Era scritto nel patrimonio genetico di tutti noi che avremmo ripercorso le orme di nostro padre, e di suo padre prima di lui, con le simili fattezze ma con una dignità sotto i tacchi.D'altra parte, i nostri nonni non possedevano i mirabolanti macchinari tecnologici che consentono tutto a tutti.Ora puoi parlare con Sidney quando vuoi!Purtroppo a Sidney non conosco nessuno.Vabbè, lo compro comunque.
In fondo non me la passo male.Vi giudico e vi terrorizzo, in nome della nostra decennale amicizia, in nome del personale odio verso la normalità.Quante volte mi avete offerto un tetto, quando pioveva e di tornare a casa parlavano solo le fantasie meno affidabili?Quante un dono, quante un occhiolino, quante una stretta di mano, quante una prova della nostra unione instabile?
Più alti incarichi spettavano a me.Non potevo certo rimanere con voi, e marcire con voi in un altro ospizio dal nome inquietante, farmi seppellire accanto a voi, magari insieme a un mazzo di carte, a un fiore, qualcosa che ricordasse la nostra senectute trascorsa placidamente insieme.Questo di voi odio.Siete statici.Lo sapete già, ve l'ho detto.Non riuscirete mai ad eguagliarmi.Era scritto da qualche parte, forse nelle vostre culle ospedaliere, che avrei vinto.
Vi prego, per l'ultima volta.
Raccontatemi di lei.
Com'è che sento parole nel silenzio, leggo frasi nel cielo, disegno alberi nel vetro?
Il tutto mentre ascolto la colonna sonora dell'amicizia, forse la più vera, di certo la più malsana, comunque mia.