Non c'è che dire: sebbene non originalissimo, l'instrumental "Armenia" è proprio suggestivo, lunare, e quella chitarra echeggiante ha persino dei passaggi simil-Steve Howe. Perfetta conclusione, per un disco veramente schifoso come questo!
A differenza del primo volume, "Archiva 2" mette in luce tutte le lacune d'una band senza idee e priva persino delle più casuali trovate, il cui tastierista è rimasto imprigionato in una bolla spazio-tempo, in cui è sempre il 12 maggio 1984. Come nel ben più fornito volume uno, comunque, è quando si va fuori dagli schemi tipici della produzione Asia che si rende meglio, ed è possibile promuovere appieno i non originalissimi ma spensierati rocketto di "Love Like The Video" e blues-rocketto di "Satellite Blues".
Al di là di ciò, quando Downes e soci provano ad uscire dall'easy listening più elementare, fanno pressoché enormi voragini nell'acqua. Gli episodi FM rock stavolta non acchiappano, ed in "The Higher You Climb" i discreti ritornelli vengono ammazzati da quegli insulti "wooh-oh" Bonjoviani tra un verso e l'altro.
Su fronte ballads, parecchio più folto, c'è ancor più da preoccuparsi. L'unica mezza decente è "Moon Under Water", le cui suggestive atmosfere vengono vanificate dalle sonorità di pongo tipiche di Geoff Downes. Per il resto, insipide power ballads, lenti-spenti, un brano che sembra di Venditti ed un altro che pare di Michael Bolton.
Tutto ciò che di buono c'era nel volume primo sparisce nel capitolo secondo, in cui, semplicemente, gli Asia ritornano ad essere gli Asia. Magari in Armenia sarà stato disco di platino, però!