Copertina di Asian Dub Foundation Tank
Ghemison

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Per appassionati di musica alternativa, amanti del crossover etnico e punk, e chi cerca sonorità innovative
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LA RECENSIONE

Asian Dub Foundation. Collettivo anglopakistano che presenta questo suo quarto disco, "Tank".

Marasma sonico di crossover etno postmoderno.
Le profonde radici africane del reggae, il dub e gli strumenti tradizionali dell'India, le rivoltose black underground americane ed inglesi, il rap e la drum'n'bass.
Tutto questo in una dimensione punk socialista alla Clash e Rage Against The Machine.

Un disco frenetico con atmosfere morbide e cambi di ritmica spaventosi ed improvvisi, le voci si sovrappongono tra parlato frenetico e canti femminili.
Un primo ascolto estremamente coinvolgente e potente.

Dopo il disco può dimostrarsi un po' altalenante: i primi due pezzi sono meravigliosi, Powerlines irresistibile, Who Runs This Place? immensa e straniante, Warring Dhol suadente ed elettronica.
Anche Tomorrow Begins Today ha qualche spunto interessante.
Ma la conclusiva Melody 7 è davvero un capolavoro di ambient e dub di ampio respiro (tra l'altro è registrata al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia).

 

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Riassunto del Bot

Tank, il quarto album degli Asian Dub Foundation, è un'esplosione di sonorità che mescolano reggae, dub, rap e punk con influenze etniche indiane e africane. L'opera si presenta con ritmi incalzanti, voci sovrapposte e cambi improvvisi che coinvolgono l'ascoltatore. I primi brani sono straordinari, con pezzi come Powerlines e Melody 7 che spiccano come capolavori ambientali. Un disco frenetico ma potente, che restituisce un crossover culturale e musicale di alto livello.

Tracce testi video

02   Tank (05:36)

03   Hope (05:09)

04   Round Up (04:36)

06   Powerlines (04:34)

07   Who Runs the Place (04:12)

08   Take Back the Power (04:27)

09   Warring Dhol (05:54)

10   Tomorrow Begins Today (03:58)

11   Melody 7 (06:13)

Asian Dub Foundation

Asian Dub Foundation è un collettivo britannico nato a Londra nel 1993. Formatisi attorno al centro giovanile Community Music, hanno unito bhangra, dub, jungle, rap e reggae con un approccio politico e anti-razzista.
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