Copertina di Blue Cheer Outsideinside
dececcobruno

• Voto:

Per appassionati di musica hard rock e heavy metal, fan di metallica, cultori di musica rock anni '60/'70, collezionisti di album storici e proto-metal.
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LA RECENSIONE

Se provate a cercare le influenze dei Metallica, chi trovate in genere? Iron Maiden, Motorhead, Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath... ma i Blue Cheer quasi mai. Quasi nessuno conosce quest'album che sembra anticipare di 15 anni i Metallica (notatate che anche i Blue Cheer avevano la loro base a San Francisco), ma se apprezzate i quattro cavalieri (perlomeno quelli pre-Black Album) non dovete farvi mancare questo disco. Mi fu passato circa un anno fa da una mia amica matta per la musica anni 60/70. Mi aspettavo qualcosa di tipicamente sixties e psichedelico, senza sapere che ero entrato in contatto con quanto di più brutale esistesse allora (pur con qualche sonorità psichedelica tipica del periodo), che per contemporaneità classificai come la versione violenta, malvagia e primitiva dei Cream. Quando (recentemente) sono entrato in contatto con i primi 5 album dei Metallica (Kill 'Em All soprattutto) non potei fare a meno di notare certe similitudini... All'epoca i Blue Cheer erano il classico power trio: il cantante/bassista Dickie Peterson, tuttora unico sopravvissuto della formazione originale, che in certi punti sembra anticipare i grezzi e rochi latrati di James Hetfield, il chitarrista Leigh Stephens, famoso per i volumi impossibili cui era solito suonare, e il batterista Paul Whaley.  L'album prende il titolo dal fatto che il lato A è stato registrato in luoghi all'aperto come Muir Beach, il Gate 5 di Sausalito (California) e il dipartimento di marina e aviazione di New York, mentre per il alto B si è optato per una tradizionale registrazione in studio. Dei loro album ho solo questo, ma so che rispetto all'esordio la musica si fa più eterogenea e (si fa per dire...) raffinata. Ooops, mi sono dilungato troppo! Ancora svegli? Vai con la rece!

L'album apre con "Feathers From Your Tree", brano tipicamente psichedelico, in cui lo stile vocale rozzo di Peterson, la ronzante chitarra di Stephens e la ritmica pesante di Whaley sono ben controbilanciate dai curiosi interventi psichedelici al pianoforte dell'ospite Ralph Burns Kellogg; sicuramente un brano che ha un che di rozzamente affascinante. La successiva "Sun Cycle" è, come fa pensare il titolo, un brano molto psichedelico, nonchè il più tranquillo del disco, nonostante un qualche accento piccante sia conferito dal ritornello più movimentato e dal sapiente uso del wah-wah di Stephens. L'eredità che i Metallica colsero 15 anni dopo inizia a sentirsi da "Just A Little Bit", che parte subito aggressiva con la batteria di Whaley trattata col phasing, su cui Petrson latra e braita, e Stephens crea un drammatico muro sonoro chitarristico (altra idea riciclata in futuro dai Metallica), finchè il brano non rallenta e sfocia in una caotica coda. "Gypsy Ball" è un brano più melodico e psichedelico rispetto al precedente, e sarebbe veramente bello non fosse per l'orrendo suono della batteria (sembra che Whaley stia suonando dei bidoni, e non scherzo!). Il furore sonoro proto-metal di "Come And Get It" chiude in gloria la prima facciata.

Apre le danze sul lato B una cover al vetriolo della celeberrima "Satisfaction" degli Stones, con il basso di Peterson (che fino adesso quasi non si è sentito) finalmente in evidenza, ed estesa di un minuto e mezzo oltre l'originale dalle furiose cavalcate elettrice di Stephens. La successiva "The Hunter" è un brano tipicamente blues, cover del gruppo soul strumentale Booker T. & the M.G.s. Dopo il breve interludio strumentale di "Magnolia Caboose Babyfinger", chiude l'album "Babylon", brano dalla struttura più complessa. Dopo un'introduzione psichedelica a base di wah, parte come un brano discretamente aggressivo, segnato da numerosi stop & go. Ad un certo punto, quando lo sviluppo sembra scontato, si passa ad un roco brano blues, che chiude con una "ripresa" della prima parte del brano.

Non è esattamente il tipo di musica che solitamente ascolto, e non si tratta di un album facile da recensire: è grezzo, duro, primitivo e anche il lavoro di produzione è piuttosto rado, ma non dimentichiamoci l'importanza storica del disco e le influenze che ha avuto sui generi hard rock e heavy metal, e quanto sia emozionante e drammatico il disco stesso. Quindi 4 stelle piene.

PS è la mia prima recensione, non è un granchè, ma ho fatto del mio meglio...

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Outsideinside dei Blue Cheer, album seminale degli anni '60/'70 che anticipa i suoni dei Metallica di 15 anni. Nonostante un suono grezzo e una produzione minima, l'album si distingue per l'energia primitiva e le influenze forti sul metal e hard rock. L'autore apprezza la varietà delle tracce tra psichedelia e power metal, assegnando 4 stelle a un disco fondamentale e ricco di emozione. La recensione è il primo contributo dell'autore e mostra entusiasmo per l'opera.

Tracce testi video

01   Feathers From Your Tree (03:31)

02   Sun Cycle (04:14)

03   Just a Little Bit (03:27)

04   Gypsy Ball (02:59)

05   Come and Get It (03:17)

06   (I Can't Get No) Satisfaction (05:10)

08   Magnolia Caboose Babyfinger (01:32)

Leggi il testo

Blue Cheer

Blue Cheer sono un power trio rock nato a San Francisco nel 1966. Con Dickie Peterson (voce/basso), Leigh Stephens (chitarra) e Paul Whaley (batteria) hanno spinto volumi e distorsione oltre i limiti, diventando pionieri di acid rock e heavy metal. Celebre la loro versione di Summertime Blues (1968) e l’album di esordio Vincebus Eruptum.
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