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Per appassionati di musica rock, swing e rockabilly, cultori di musica tradizionale italiana, fan di recensioni musicali ironiche e approfondite
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LA RECENSIONE

A quanto pare lo scandalo dei plagi non risparmia più nessuno, nemmeno fra i big della musica mondiale. Secondo quanto viene asserito da Charlie e dai suoi ritrovati compari, infatti, alcuni dei più grandi successi planetari della storia della musica altro non sono che degli spudorati plagi di brani tradizionali bresciani, e ora per Charlie & the Cats è arrivato il momento di fare giustizia.

Così vengono a galla alcune verità piuttosto scomode, cioè che alcuni fra i più grandi artisti devono avere passato alcuni periodi di vacanza in alcune località della provincia di Brescia, visto che Lionel Richie ha ascoltato un rockabilly intitolato “G’ho ‘l nas long” e se l’è registrato per farne la ben più nota “All Night Long”, dato che i Tears for Fears hanno preso spunto da una canzone-cartolina per il lago d’Iseo (“Ciao”) per la loro “Shout”. Anche Michael Jackson (recidivo, dopo Albano anche Charlie & the Cats, vergogna!) deve essersi fatto un giro nelle valli bresciane (ascoltare “Luigina” e confrontare con “Billie Jean” per credere).
Sting poi si è approfittato di “El librèt d’l asègn”, uno pei più bei pezzi da mattonella mai sentiti, per “Every Breath You Take”. Prince è uno dei principali artefici di queste malefatte, dato che ha copiato ben tre pezzi, cioè “Ahi”, che poi è diventata “Sign o’ The Times”, “Chi sèt?”, trasformata poi in “Kiss”, poi ha osato toccare la notissima “Palpo Lei” per “Purple Rain”, incredibile, poi questi grandi artisti si vantano di essere originali!
Non si salvano da questa vergogna nemmeno Peter Gabriel (ha costruito la sua “Sledgehammer”, rendendola un po’ più commerciale, su “Lerdammer”), Stevie Wonder (come ha potuto toccare una meraviglia come “Macchè” per farne “I Just Called To Say I Love You”?), addirittura gli Shocking Blue (“Venus” in originale era “Vino”), i Frankie Goes to Hollywood (“Un fax” è una storia molto realistica su un personaggio che ha problemi in comune in quanto ha chiesto di spedire un fax, ma la solerte impiegata gliene ha mandati due, poi questa storiella è stata trasformata in “Relax”), lo Spencer Davis Group (“Gimme Some Lovin’” era stata presa da “Nèla not… tòò!”).
Ultimi ma non meno importanti tre pezzi che poi sono stati trasformati uno in napoletano, “Fruntignà”, se ne sono impossessati per “O’ sole mio”, e due in italiano, “Tignale”, poi diventata “Se mi lasci non vale”, e “Inno di Brozzo”. Michele Novaro e Gofredo Mameli devono avere frequentato alcuni territori della Repubblica di San Marco ai loro tempi e hanno avuto l’idea per fare…, va beh, a questo punto ho detto tutto, non resta che ascoltare questo disco, tra l’altro splendido esempio di come si suona lo swing e il rockabilly-blues più piacevole. Bentornati Charlie, grazie per avere fatto finalmente giustizia e fatevi pagare i diritti d’autore!

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Riassunto del Bot

La recensione mette in luce con ironia le accuse di plagio mosse da Charlie & the Cats contro grandi artisti internazionali, evidenziando brani tradizionali bresciani alla base di hit mondiali. L'album "The Original!" è lodato come un ottimo esempio di swing e rockabilly autentici, che restituiscono giustizia agli autori originali. Un invito ad ascoltare il disco e riflettere sull'originalità in musica.

Charlie & The Cats

Formati nel 1993 da Giancarlo "Charlie" Cinelli insieme ad Alan Farrington (basso) e Cesare Valbusa (batteria), Charlie & The Cats sono un gruppo rock dialettale bresciano noto per l'album d'esordio Greatest Tits e per uno stile irriverente che mescola rock, rockabilly, funk e influenze jazz/reggae.
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