Copertina di Chris Hillman Slippin' Away
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Per amanti della musica folk, country rock e radici americane; fan di chris hillman e dei supergruppi anni '70; appassionati di musica roots e sound californiano.
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LA RECENSIONE

A più di dieci anni dal suo esordio, Chris Hillman si decise a pubblicare il primo disco solista: che si fosse stancato di prendere parte a tutta una serie di megaprogettoni, che si fosse stufato di fare il numero due o tre di progetti nati da idee altrui? Comunque sia, non mi pare fosse cosa dovuta a quella sorta di urgenza espressiva che caratterizza gli artisti in genere, sebbene a questo "Slippin' Away" seguì un secondo lavoro appena l'anno successivo. E neppure, all'ascolto del disco, ci pare che Chris avesse deciso di andare incontro a soluzioni stilistiche così rischiose  da non poter tentare se non in nome e per conto proprio. Insomma, o Chris Hillman aveva un po' troppe canzoni da pubblicare per darle ai lavori dei supergruppi, dove gli facevano piazzare due o tre brani al massimo per disco, oppure non era più sensibile alle gioie della condivisione.

Musicalmente nessuna novità, dunque, se non qualche dettaglio al massimo. Hillman conferma tutto il suo sensazionale background fatto di folk e folk rock, country e country rock, psichedelia e beach rock, e più o meno tutta l'americana, per quindi riproporre tutto sommato abbastanza fedelmente i propri standards, ricollocandoli nella chiave di lettura coeva, e cioè quel root-rock in salsa Pacific Coast Beach Rock in stile Eagles. Il nostro, perdipiù, possiede un'innata predisposizione per l'orecchiabile e tale virtù non ha fatto schifo proprio a nessuno dei giganti coi quali ha lavorato o con cui ha direttamente composto, dai Byrds tutti a Gram Parsons, da Stephen Stills all'altro Buffalo Springfield Richie Furay, fino appunto al non ancora Eagles Bernie Leadon. Anche in questo suo debutto si mantiene fedele ai propri gusti (limiti?), e non riesce a sorprendere le orecchie del bagnante californiano medio. Come per gli episodi dell'ultimo supergruppo in cui ha militato, la Souther-Hillman-Furay Band, al posto del folk è stato messo del discreto pop di matrice radiofriendly, il ché rende tutto fluido ed iperorecchiabile. A parte "Blue Morning", che sembra partorita dal Dylan di "Knockin' On Heaven's Door" e lo standard del country "Take Me Tp Your Lifeboat", non riesce a tirarsi fuori da questo confine pop neppure nei mid tempos di matrice Sonora country rock, e  tantomeno  quando intensifica il suo mood in "Witching Hour".

Ballatine Parsons-nostalgiche, rock con trame elementari, giocosi mid-tempos e poco più: il primo passo per un autore che, per rendere al meglio, da solo come assieme ad altri nei ulteriori supergruppi, finirà presto per cambiare approccio musicale, rifugiandosi nel country puro, una volta tramontata anche la grande estate degli Eagles. E che da country man, nonché da musicista non più rock, si prenderà altre grandi soddisfazioni.

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Riassunto del Bot

Chris Hillman si presenta con il primo disco solista dopo anni da collaboratore in supergruppi, mantenendo fedele il suo stile folk e country rock. Il disco Slippin' Away non mostra grandi novità stilistiche, ma propone un root-rock morbido e radiofriendly, vicino al sound degli Eagles. La recensione sottolinea una mancanza di rischio e innovazione, ma apprezza la coerenza dell'artista e il suo background consolidato. Hillman si avvicina in seguito al country più puro per una evoluzione musicale.

Tracce video

01   Step on Out (03:15)

02   Slippin' Away (03:27)

03   Falling Again (04:04)

04   Take It on the Run (03:25)

05   Blue Morning (03:51)

06   Witching Hour (04:23)

07   Down in the Churchyard (04:02)

08   Love Is the Sweetest Amnesty (03:43)

09   Midnight Again (03:35)

10   (Take Me in Your) Lifeboat (02:44)

Chris Hillman

Chris Hillman (nato nel 1944) è un musicista americano noto per essere stato membro fondante dei Byrds e per il suo contributo al country rock attraverso progetti come i Flying Burrito Brothers e il Desert Rose Band, oltre a una carriera solista.
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