I Crass sono uno di quei gruppi più riconosciuti come una fantastica spilletta da attaccare al proprio chiodo, che come musicisti.
Musicalmente hanno avuto un discreto successo, concettualmente hanno dato una forte impronta estrema alla musica hardcore, con i loro testi completamente schierati e a volte maniacalmente duri. Conosciuti per il disco storico "Stations of the Crass" hanno suonato dischi leggermente presi più sottogamba come "Christ" o l'album preso in considerazione "Penis Envy".
Il messaggio dei Crass è l'elemento fondamentale dei loro lavori, diciamo che la poetica e gli eccentrici testi erano molto più importanti della musica. Animalisti, anti-razzisti, anti-consumisti, anti-maschilisti, anti-sociali, contro la guerra e con una lieve sfaccettatura Hippie questa band si schierò contro band che nel momento cavalcavano l'onda del successo come i Clash, memorabile difatti è la frase "They said that we were trash, well the name is Crass, not Clash", tutto ciò perchè la storica band di Joe Strummer veniva prodotta da una multinazionale. "Penis Envy" è suonato da scatti furiosi, chitarre distorte ossessionanti e rumorose, metriche frastornanti miscelate con musica elettronica, tempi disconnessi e assurdi, cantato dalla particolare voce di Eve Libertine, caratterizzato da una forte monotonia che può causare mal di testa.
Si inizia con "Bata Motel", una canzone che racconta di una bambola gonfiabile e il suo amore verso l'uomo che la possiede, suonata istintivamente senza assoli o particolari riff, l'importanza è solo sulla voce e il ritmo assurdo della batteria. Si va avanti con "Systematic Death" dove ci si sofferma sull'odio verso il conformismo e il modo in cui un neonato viene indirizzato verso le regole assurde della società. Una delle canzoni migliori dell'intero album. Continuando, il lavoro viene sempre più duro, ma allo stesso modo stancante, tutto ciò inevitabilmente per una mancanza di appoggi musicali e parti orecchiabili. La bravura di Eve Libertine è indiscutibile, il modo di scrivere è assurdo e privo di regole, i testi sono dei temi, cantati interrotamente, divisi solo da piccoli ritornelli e parti elettroniche. Il rumore è una caratteristica per i Crass, ma ascoltare tutto "Penis Envy" diventa una prova molto difficile se non impossibile, per non parlare della song "What the Fuck", circa sette minuti di elettronica, fischi e rullate sconnesse di batteria. Andando avanti le altre traccie sono troppo simili tra di loro, fatta eccezione per la caraibica "Barkertex Bride" o "Health Surface".
Credo che l'ascoltatore se non per buona volontà abbia una strana voglia di spegnere tutto ed andare a prendere una boccata d'aria, si, questo album è veleno allo stato musicale.