Anno 1995, i canadesi Cryptopsy danno alla luce il loro primo full lenght dopo il demo “Ungentle Exhumation”, registrato l’anno prima. Profondamente influenzati dai connazionali Gorguts e, più in generale, da tutto il Brutal Death americano dei primi anni '90, compongono dieci brani molti vari tra loro caratterizzati da una buona abilità tecnica (anche se ben lontana dai virtuosismi dei dischi successivi) e relativamente orecchiabili.
La produzione poco nitida e, a parer mio, troppo poco compressa, penalizza i cinque presentando suoni di chitarra impastati e poco distinguibili. Da notare gli stacchi di basso presenti in canzoni come “Defenestration” e “Gravaged” che diventeranno una costante nei dischi successivi. L’amato-odiato cantante Lord Worm, utilizza una voce molto gutturale che rende il disco più oscuro ma che sulle prime potrebbe sembrare fuori luogo.
Le lyrics sono incentrate sui temi cari al genere (morte, necrofilia etc.) trattati con un singolare umorismo nero anche se, come già dice il titolo, circa un terzo sono blasfemi e mirati all’iconoclastia più sfrenata (stupendo quello di “Mutant Christ”). Anche se a fianco di capolavori del genere (come “Effigy Of The Forgotten” dei Suffocation o “Butchered At Birth” dei Cannibal Corpse) questo disco potrebbe sembrarvi un loro gradevole surrogato, ritengo che sia comunque un buon disco di Brutal Death, suonato bene e con una massiccia dose di cattiveria e capacità compositiva.
Soprattutto, è un buon modo per entrare nel mondo musicale dei Cryptopsy, che nei dischi successivi, molto più tecnici e complessi, diventa quasi inavvicinabile senza un preventivo allenamento. In conclusione consiglierei questo disco sia ai cultori della band, che ne apprezzeranno il carattere genuino e immediato, sia ai fan del Death più classico e tradizionale, sia a quelli che cercano qualcosa di più originale senza sconfinare nei territori più innovativi. “Blasphemy Made Flesh”, infatti, coniuga bene il trinomio: stile personale-canoni classici-originalità.