Copertina di Zu / Dälek live@Estragon 19 gennaio '06
Ghemison

• Voto:

Per amanti della musica sperimentale, fan di hip-hop alternativo e jazzcore, appassionati di concerti live emozionanti e ricercatori di esperienze musicali fuori dagli schemi
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LA RECENSIONE

Mentre vagavo semiubriaco il giorno del mio compleanno scopro un piccolo manifesto del concerto dei Dälek, all’Estragon la sera dopo. Grande. Io contentissimo e poi scopro anche che è al miserrimo costo di soli 10 euri. Grande! La sera dopo vado.

Suonano prima gli Zu un trio jazzcore romano. Inizialmente non li sopporto mi sembrano nei momenti migliori un cocktail mescolato male di System Of A Down e Sonic Youth mentre nei momenti peggiori io al basso ed un elefante sodomizzato. Poi inizio a capirli. Il batterista è pazzesco uno da Area ma nel complesso I don't like us soprattutto il bassista ché è un sacco prolisso troppo attento al suono più che al ritmo. Ed anche il saxofonista bravo era sprecato per fare soltanto tutto quel rumore. By me il loro attacco sonoro non centra affatto il bersaglio.

Iniziano i Dälek (e qui il bersaglio è centrato in pieno anzi polverizzato da un enorme proiettile di bazooka) Un mare dentro. Tantissimi suoni che non ti avvolgono ma addirittura escono da dentro di te. Ne senti la genesi la creazione dentro le budella. È come un parto dolorosissimo. E niente sostanze psicotrope ma solo un afroamericano basso e grassissimo che rappa ed un altro più dietro con i suoi mac ed i suoi marchingegni strani che non è dio ma un cattivissimo diavolo metropolitano con un viso troppo malvagio seminascosto dal cappuccio. Come un acido potentissimo. Forse i Dälek, sono veramente esseri immortali. Arriveranno alla fine del mondo all’apocalisse e mentre noi tutti saremo lì chini ad aspettare il giudizio sentiremo ancora Dälek, rappare sopra il clangore e lo stridore dell’umanità che muore. Non un concerto. Un’esperienza mistica. Per canzoni come "Distorted Prose" o "Culture for Dollars" o "Opiate the Masses" non si può parlare di industrial anziché post hip-hop è qualcosa che si anima nei tuoi peggiori incubi un marasma sonico in seria vena di terrorismo emotivo. Un malessere che non ha nulla a che fare con lo spleen o il taedium vitae ma è mutato subdolo nel nichilismo nell’aggressività, nell’inquietudine in un costante stato di paranoica allucinazione.

Poi uscire dall’ Estragon e affacciarsi di nuovo al mondo con la consapevolezza di come suonerà l’apocalisse. Troppo al di sopra di un qualunque bel concerto... Troppo e basta. (non ho parlato dell’accoppiata crossover tra Zu eDälek, simpatica certo ma nulla più).

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Riassunto del Bot

La recensione racconta il concerto del 19 gennaio 2006 all'Estragon con i gruppi italiani Zu e gli statunitensi Daëlek. Dopo una partenza critica nei confronti dei Zu, l'autore esalta la performance di Daëlek, descritta come un'esperienza sonora intensa e mistica, capace di evocare sensazioni di apocalisse e aggressività emotiva. L'evento non è solo un concerto, ma un'immersione profonda nelle potenzialità espressive della musica.

Dälek

Dälek è un gruppo hip hop sperimentale di Newark (New Jersey), fondato da MC Dälek (Will Brooks) e dal produttore Oktopus (Alap Momin), con il contributo iniziale del DJ Still. Celebre per un sound che fonde rap, noise, industrial e shoegaze, ha pubblicato dischi su etichette come Ipecac, Deadverse e Profound Lore.
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