Il punto d’arrivo del death metal svedese.
Riffoni che spezzano le ossa, aperture melodiche da paura, tutta l’angoscia, l’impeto e la ferocia immaginabili sui solchi di un cd. Supportate da una produzione, di grazia, all’altezza delle idee della band (dovere di cronaca impone un paragone coi primi lavori, che soffrivano parecchio lo scarso rendimento su disco delle audaci trame delle songs). Per fortuna invece, “Damage Done”, come il suo predecessore “Haven” (2000), è ben prodotto. Soprattutto il lavoro sugli effetti da lustro alle partiture dei pezzi, ora accompagnando le sfuriate vocali del cantato, ora nel classico stile “a tappeto”.
Suoni pesanti, costruiti sul muro sonoro di un massacro diviso in ben dodici tracce e lungo un intero girone dantesco. Già sul fade-in di “Final Resistence” si ha un tuffo alle coronarie. Mikael Stanne irrompe col suo urlo ferale dando il via alla prima tiratissima strofa, segnata dal gioco cassa-rullante della batteria. Le keys non compaiono da subito con prepotenza: i sei svedesotti vogliono prima tramortirci. Solo allora ci sarà concesso prender parte nella loro allucinazione corale. Incedono quindi funesti gli effetti di “Hours Passed In Exile”, Stanne riprende a ruggire con tono inquisitorio: “What if… some things are destined to faliure… some things are never meant to be…”. A questo punto si cominciano a sentire le ariose aperture dei ritornelli, i cui suoni, ripeto, sono davvero superlativi. Segnalo ancora “Single Part Of Two”, in cui sono sempre le keys ad aggiungere il quid decisivo alla canzone, comunque di per sè ben arrangiata. In stile più “Haven” la titletrack, sempre però sulla falsa riga “strofe aggressive\ritornelli tastierosi”. Maestosi gli archi di “Cathode Ray Sunshine”, che seguono le note delle chitarre senza mai smorzare l’appeal aggressivo del pezzo. Chiude “Ex-Nihilo”, episodio solo strumentale, impregnato dello stile decadente del gruppo scandinavo.
Metto quattro perché il genere, per chi non è avvezzo, è un po’ ostico al primo ascolto. Ma si tratta di un lavoro, che se si ama il death metal, va valutato da cinque ed imprescindibile. Come dire... Per molti, ma non per tutti.
"'Damage Done' è pura poesia miscelata ad una rabbia spaventosa, ad una cattiveria inaudita."
"Un disco meraviglioso, che ti buca il cuore, che ti inebria quasi a commuoverti."