Stanne e soci realizzarono questo breve capitolo della loro brillante carriera nell'autunno del 1995. Inteso come "appetizer"del successivo masterpiece "The Gallery" il mini in questione è articolato in quattro pezzi rabbiosi ma dotati di soavi e intriganti melodie.
La title-track, preceduta da un cupo e breve intro, è un attacco frontale con batteria iper-veloce e chitarre ferali, Mikael urla "sgraziatamente" liriche di gran pregio, davvero intimiste se paragonate all'immediatezza della proposta musicale. Verso la fine viene lasciato spazio a melodie dal sapore vagamente folk dove i twin solos di Sundin e Johansson fanno sfoggio di gran tecnica.
"With the flaming shades of fall" e' ragionata, celebrativa. Aperta da un riff sfarzoso e solenne si consuma in armonie delicate anche se sempre sorrette dalla violenza del singer e da guitars comunque assai aggressive. Segnalo nuovamente le leads di gran classe degli axemen svedesi.
La successiva "Away, delight, away"non molto si discosta dalla formula vincente melo-death di matrice 'At the Gates' se non per un finale in gran crescendo dove è ancora una volta Stanne a spadroneggiare con un singing coinvolgente ed amaro come il veleno.
"Alone" (reprise del pezzo finale di "Skydancer") ci trascina dolcemente in un turbinio di tristi note. Lenta ed epica rimanda alle atmosfere acustico-folkeggianti del sopracitato debut album, godendo di una produzione piu'rotonda ed accurata merito dei Fredman gloriosi allora come ancora oggi.
Una piccola gemma di nordica bellezza "Of Chaos and eternal night" servira' in futuro come fonte di ispirazione (e scimmiottamento) per un numerosi acts che pero'non raggiungeranno mai gli stessi livelli.