Disco d'esordio della band di un Riccardo Nerodipiù autoesiliatosi dai Deep Purple per lesa maestà altrui, e pronto a crearsi un progetto tutto suo (si, con Black Jack e Ronnie James Dio di lusso) dove sfogare pienamente la sua idea di rock in salsa epico-fantasy, spingendo sul lato più magniloquente del folklore e unendolo ad un genere, l'Hard-Rock, che propriamente sobrio non è che lo fosse mai stato, anzi, in nessuno dei suoi aspetti (da quei fumetti viventi dei Kiss alla dilatata potenza muscolare degli stessi Purple, o anche di gente come gli Uriah Heep che in quanto ad Hard-Rock raffinato e al contempo "epico" e maestoso sono stati "discreti" apripista) e il risultato è un Hard Rock che punta all'esagerazione e all'epicità di testi e melodie, con la voce di RJ pulita e ampia, squillante senza cacare il cazzo con acuti ogni 3x2, che si rivela perfetta per l'operazione. Nessuno come i Rainbow aveva spinto l'Hard-Rock su lidi così epici (e "puliti" e "ariosi"... e pure n'attimo tamarri, se permettete). Non posso dire che il risultato mi appassioni incredibilmente(il mio brano preferito è quello che si distanzia di più da questo loro stile, ed è pure una cover) ma alcuni brani ("Temple of the King" "Catch the Rainbow") sono effettivamente belli ed evocativi come da programma e il disco è buono. Meglio sarà "Rising", definitivo manifesto della musica epico-pompatona di Nerodipiù.
di più