Blues a ritmo strada ferrata. di più
Magniloquente e classicheggiante, un ottimo album per il prof, forse un po’ atipico ma più maturo rispetto ai precedenti. La title-track e “Sabato stelle” le migliori del lotto. di più
Interessantissimo disco di avant-prog con influenze math e con la particolarissima voce del cantante Charlie Locker. Una chicca tutta da gustare. di più
Nonostante l'indifferenza degli ultimi loro lavori (che ho percepito forzati), questo mi ha piacevolmente colpito.
Per certi versi il tempo passato si sente, è innegabile. La voce di Mimì è cambiata, ha perso di spessore e calore ma non la sua peculiare espressività. Gli altri del gruppo non hanno più quella grinta un po' rabbiosa di un tempo. La rassegnazione è il tema del disco, bilanciatissimo tra testi e musica che ben si accordano con la voce. Mi fanno pensare ai Massimo Volume di Da qui o di Lungo i bordi ma in chiave matura (anagraficamente parlando).
Era seriamente il miglior disco italiano del 2019 e non solo di quell'anno. #forse di più
Un film su un regista che fa un film su Sigmund Freud che non è riuscito a superare il complesso di Edipo. Non so voi, per me è geniale. E dopo quarant'anni, è rimasto attualissimo, cosa quasi impossibile per un film di quell'epoca di più
Ballata onirica col rientro degli archi. Distorti nel finale di più
Si ritorna al blues distorto. di più
Pop punk piacevole, giusto, se la gioca con Hogwash di più
Blues con organo Hammond a sorpresa. La migliore insieme a Frances di più
Tributo al grunge del momento di più
Confusione totale in 11 minuti e passa di suite blues rock. di più
In ere geologiche passate fu uno tra quei dischi rispediti al negozio di usato in nemmeno 24 ore. Con tutto il rispetto. Quando ancora compravo CD per la copertina. Non avevo collegato il nome della band a More Than Words, altrimenti avrei optato probabilmente per un best of di Peppino Di Capri da dare in dono ai miei vecchi. di più
From the doctor/ Gloryhallastoopid/ Pin the tail on the funky di più
June night,
Under the stars and the song of crickets. di più
Il capolavoro Pop-Wave di Vecchioni. Coraggiosa la svolta stilistica di questo album, dove gli arrangiamenti si tuffano nettamente nel marasma anni ‘80, ma non risultano né invadenti né fuori luogo, bensì eleganti e raffinati. Anche qui non c’è alcuna sbavatura, i testi si riconfermano eccelsi ancora una volta ed anche le musiche non sono da meno. Svettano su tutte “Dentro gli occhi”, “Sestri Levante” e “Parigi (O cara)”, magnifiche. di più
Album ispiratissimo, è incredibile pensare alla sfilza di disconi che il professore ha composto nel periodo 1975-1982. Qui ci sono tutti momenti altissimi, che vanno a collocarsi nell’empireo variegato della storia della canzone d’autore italiana. Penso a pezzi come “Ninni”, “A te”, “Il capolavoro”, “Il Castello” (e qui mi fermo, non voglio elencare tutta la scaletta). Super bello. di più
Un altro capolavoro. Forse rispetto a Don Giovanni è leggermente meno a fuoco nei suoi intenti, leggermente meno coeso nel susseguirsi dei pezzi e con qualche pezzo un pizzico sotto rispetto ad altri, ma è una bombetta comunque. Gli arrangiamenti osano ancora di più, Panella è ancora più coraggioso nei testi, creando delle immagini veramente magiche come le "scalinate che nel buio si avvitano" in A portata di mano. E c'è uno dei pezzi più belli in tutta la carriera di Battisti:Per altri motivi, un'esperienza unica. 9/10, si apre la strada verso nuovi orizzonti di più
Si, noi siamo il Progressive! di più