Chapeau. di più
Probabilmente il gruppo Americano dei sixties che preferisco perché, partendo dal folk rock, in pochi anni ha sperimentato quasi tutto: dal jazz, alla psichedelia, dall’elettronica al country rock. Questo è fra il loro migliori: inimitabile lo stile e lavoce di Crosby, che in "Everybody's been burned" canta, alla sua maniera, una volatile melodia su di un delicato arpeggio al ritmo di una leggera bossa che sembra lentamente svanire nel nulla. di più
Se il 1979 fù un anno d'oro per i Police lo stesso può dirsi per il geniale David Byrne che, oltre al magnifico "Fear of Music", registrò anche l'etno-funk globale di "My Life in the Bush of Ghosts" entrambi col fondamentale intervento manipolatorio di Brian Eno.
"Fear of Music" album angosciante e paranoico per eccellenza, nero come il pavimento in gomma della copertina. Ma erano tempi bui, allora come oggi. di più
Torbido rock da guerriglia urbana degli Stooges. Per me FUN HOUSE è Il loro album migliore “T.V. EYE” vanta l’urlo barbarico (!) di Iggy Pop ed il riff metallico e ossessivo di Ron Asheton che costruisce il palcoscenico ideale per l’esibizionismo rabbioso del cantante. di più
Uno dei dischi-chiave della sua discografia, che conclude la mitica sequenza degli album senza titolo, celebre per il devastante momento percussivo inziale (grazie ai percussionisti del Burundi) ma quel che davvero fa la differenza per me è l'atmosfera evocata dall'arte Gabriellana con quei suoni ancestrali elaborati dal Fairlight ma sopratutto con quella sua maniera unica di interpetare il brano e trasportare l'ascoltatore nei recessi più primitivi dell'inconscio. di più
Difficile parlare di un gruppo come i bavaresi Popol Vuh, fautori di una musica che spesso arriva a toccare le corde del sacro, sia nelle ascetiche sperimentazioni elettroniche della colonna sonora del film "Aguirre" del grande Werner Herzog, sia con la "messa profana" "Hosianna Mantra" inedita sintesi fra misticismo cristiano, liturgia gregoriana e Mantra induisti.
Questo contiene un folk/mistico con echi psichedelici della 12 corde e si conclude in maniera estatica e ottimistica.Ospite: Renat di più
L’astro dei Blind Faith ha brillato poco ed ha lasciato ai posteri un album diseguale ma nei momenti migliori, come in Presence of the Lord, Sea of Joy e Can't find my way home, riunisce il meglio di Cream, Family e Traffic.Dell'ultimo pezzo esiste anche una versione elettrica ma la bellezza di questa, costruita sul fingerpicking delle due acustiche di Winwood e Clapton con Baker che lavora di spazzola, resta ineguagliata. di più
Formazione di fenomeni assoldati dal geniale chitarrista John McLaughlin con la benedizione di Miles Davis e del guru indiano Sri Chinmoy: i loro primi due album per me rappresentano il meglio di un genere (Jazz Rock/Fusion) a volte troppo incline al virtuosismo più sterile. Questo esordio, che si apre con la possessione spiritica di “Meeting of The Spirits”, è spettacolo puro! di più
Con Tago Mago è una bella lotta, e questo Future Days sbatte sul piatto una Bel Air che non scherza affatto. di più
Appena ho tolto il rivestimento plasticoso intorno alla confezione del cd quest'ultima mi si è letteralmente disintegrata tra le mani, lasciandomi con in mano solo il disco, il libretto e innumerevoli lame taglienti di plastica. Tralasciando questo antipatico inconveniente, il disco è una figata assurda, sia nella sua prima parte più "pop" che nella seconda dannatamente avanguardistica. di più
AOR piatto e senza inventiva. Qualche trovatina accettabile salva parzialmente la baracca. di più
A volte più ispirato del precedente, altre volte con l'occhio più strizzato verso le classifiche. Un buon disco, non un capolavoro, per me. Migliori brani "Yours Is No Disgrace" e "Perpetual Change" di più
I King Crimson che si immergono in un barattolo di vernice nera!!! Probabilmente il più sottovalutato degli Opeth! di più
Il classico disco realizzato da una band metal che il metallaro più convinto e purista disprezza perché non è metal! di più
Nel 1975 dopo il successo dei tour in America la Pfm era at the Top of the World e ben avviata verso un successo stabile negli U.S.A. Poi due scelte rivelatesi fatali: la nostalgia canaglia che li spinse a rientrare in Italia e la pubblicazione di un disco antiamericano per eccellenza, che fece indispettire non pochi capoccioni del Business Discografico statunistense. Detto questo quì la multicolarata musica del gruppo acquista una grande consistenza e compattezza. Nuovi testi politici di Pagani di più
Gruppo sottovalutato. Grande vocalist, grande carisma, testi introspettivi e soprattutto arrangiamenti piacevoli e di alto livello, insomma una band che da onore al così detto "rock alternativo". di più
Artista con la A maiuscola e una delle voci più belle, emozionanti e versatili di sempre!! Cantata da lui anche "Finché la barca va" sarebbe un capolavoro... di più
Forse il loro miglior album... La raffinatezza e la delicatezza melodica dei primi due album colorate con quei bellissimi synth spaziali! Poi hanno tentato di evolversi ma gli arrangiamenti si sono un po' appiattiti. di più
Ha preso un po' di qua e un po' di là da diversi gruppi prog anni '70 aggiungendoci diverse idee più personali e creando un qualcosa che seppur derivativo non suona affatto come già sentito! Davvero un grande, non so quanti ne sarebbero capaci! di più
Il disco forse più bizzarro del trio! Elettronica, heavy rock, folk, country, pop-funk, il disco che li consacra come band eclettica! di più