L'album del ritorno. L'album senza Waters. Gilmour si gioca tutto dopo aver vinto in tribunale il brand del gruppo. Vince con i numeri, ma l'album, salvo 3/4 momenti buoni, lascia il tempo che trova. C'è comunque il tentativo di superare il proprio ingombrante passato con qualcosa di diverso. Ma solo "On The Turning Away", "Terminal Frost" e "Sorrow" centrano l'obiettivo. A parziale discolpa, Roger Waters non ha fatto di meglio con Radio Kaos, uscito quasi in contemporanea. di più
I Pink Floyd cercano nuove forme d'espressione, nuove strade da percorrere. Un album (colonna sonora di un film non indispensabile) che mostra in embrione idee musicali e concetti che verranno sviluppati negli album successivi. Da avere per comprendere la loro evoluzione. di più
L'album live è seminale. Quello in studio interessante, ma è la dimostrazione di come i quattro componenti rendano meglio unendo le forze, piuttosto che lavorando isolatamente le singole idee. Menzione d'onore per "The Grand Vizier's Garden Party", ottimo lavoro sperimentale di Nick Mason. di più
Un album controverso, a mio parere sottostimato. Grande prova del gruppo, Concept interessante (ed ancora attuale), brani con un piglio molto più aggressivo dei precedenti lavori. Da riscoprire. Consigliatissimo. di più
L'album che ha dato il via alla leggenda dei Pink Floyd. E di Syd Barrett. Un album incredibile, anni luce avanti quello che al tempo era la produzione psichedelica internazionale. I Pink Floyd poi sono stati altro, ma quest'album resta eterno. di più
A mio parere il capolavoro dei Pink Floyd. Meno perfetto di "The Dark Side of the Moon", ma emotivamente intenso e coinvolgente. di più
Album che gode di momenti alterni. Non tutto funziona sempre alla perfezione, ma la suite che da' il titolo all'album è maestosa. I brani del lato b del vinile sono buoni ma non fondamentali, se si esclude lo sperimentale Alan's Psychedelic Breakfast. Un album che in qualche modo chiude con il passato proiettandosi verso la fase matura della band. di più
L'album che ha ridefinito il suono della musica. Perfetto in ogni dettaglio (forse anche troppo). Fra i 10 dischi da avere assolutamente. di più
Seminali. Imprescindibili. Essenziali. La musica contemporanea sarebbe stata differente senza di loro. di più
Un album da scoprire, regala emozioni intense e potenti! di più
Un gruppo con potenzialità enormi finito nel dimenticatoio. Il miglior flauto traverso dell'italietta di più
Il triplo Seller visto nel Dottor Stranamore è qualcosa di assolutamente fantastico. Attore indimenticabile. di più
L'uomo poggia i piedi sulla luna e i Moody Blues, con abile mossa, ne celebrano l'evento: melodie tardo-beat e umori folk si sposano con gotici squarci di mellotron e navicelle perse nello spazio-tempo. Non torneranno piu' a questi livelli, rimanendo comunque eccellenti mestieranti pop. di più
Attore immenso, dal surrealismo di Oltre il Giardino alla contagiosa follia di Hollywood Party. Anche ottimo musicista, la sua performance all'ukulele in Commoner's Crown degli Steeleye Span e' un favoloso cameo della musica pop. di più
Un album intimista, emotivamente coinvolgente, sentimentale nel senso alto del termine, senza mai scadere nello stucchevole. di più
Album di classe assoluta, conferma una quarta giovinezza per il trio canadese. Meraviglioso! di più
Nella fertile reclusione di Hergest Ridge, con un pazzesco lavoro di taglia e cuci, Oldfield crea una trama cangiante che varia in continuazione fra momenti eterei ed oppressivi, accostando umili strumenti folk (arpe, cornamuse, flauti di pan) ad orde di chitarre sovraincise. Memorabile il crescendo della prima parte sull’impeto dei tamburi africani col canto rituale delle voci femminili e la danza estatica della chitarra. On Horseback è un invito finale a seguirlo nella sua follia. di più
Discreto tutto sommato. di più
Addio al romanticismo british del passato e benvenuto al giovane sangue pazzo degli Yankees Levin e Belew. Nascono così i nuovi KC new wave che guardano al minimalismo di Reich ed al Gamelan Balinese. Incantano la sfavillante precisione matematica della title track e di Frame by Frame, l'ipnotico esotismo di The Sheltering Sky, la roboante onomatopea di Elephant Talk, l’urban funk di Tela Hun Ginjeet e la caotica furia di Indiscipline. Più “normale” la country ballad Matte Kudasai. di più
Sarebbe dovuto essere un doppio (con la Birdman suite di Mc Donald). Così com’è sconta l’inevitabile confronto con l’esordio soprattutto nella sequenza iniziale, ma Pictures è più jazz, Cadence più pop e la title track (in cui sono elencati i 12 archetipi della cover) più solenne. Ora produttore con Sinfield, Fripp fa un uso più drammatico del mellotron specialmente in The Devil’s Triangle, tratto dai Pianeti di Holst. Brilla il piano dada di Tippet su Cat Food, satira anticonsumistica. di più