Opus "elico" n.2. Il loro capolavoro. Suonato benissimo, è un mix di divertimento, splendida musica e citazionismo sfrenato. "Pipppero" è il tormentone dell'estate 1992, ma a passare alla storia sono, tra le altre, "Uomini col borsello"; il supereroe più improbabile di ogni tempo, "Supergiovane" e la perfida "Servi della gleba". Partecipano, ridanciani: i Pitura Freska, Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Riccardo Fogli. Esilarante. di più
I Vangeli apocrifi sono alla base della bella rilettura della vita di Gesù, uomo e non Dio, che ne fa il cantautore genovese. Ci suona la, non ancora famosa, PFM, e nell'Italia bigotta degli anni '70 fu un bel, e salutare, pugno allo stomaco. Forse un po' troppo acerbo musicalmente (la prima parte è abbastanza monotona), ma brani come "Via della croce"; "Tre madri" sono da mandarsi a memoria. Chiude l'epica "Il testamento di Tito", un idillio. di più
Più curato musicalmente rispetto al precedente, Guccini comunque non rinuncia al minimalismo. Poesie, più che canzoni. Roba di lusso, però: "Lui e lei"; "Al Trist"; "Vedi cara"; "Giorno d'estate"; "La verità". Fa da corolla, la battagliera "Primavera di Praga". I Nomadi, in questo momento più popolari, lo aiutano come interpreti delle sue canzoni, in effetti lui, vende ancora pochissimo. di più
Alla fine di un lungo viaggio, la nave svanisce e ne scompare financo il ricordo. L'ultimo lavoro di Guccini lascia il segno, ed è il suo album migliore da molti anni in qua: la title-track, arabeggiante, funziona a meraviglia, così come la quarta canzone di notte (definitiva, imperiosa). Le amare dolcezze de "L'ultima volta" tratteggiano un artista esistenzialista e fatalista come nessuno in Italia, ma sorprende soprattutto l'excursus vagamente felliniano de "Gli artisti". Buon viaggio, Maestrone. di più
Il Vecchioni fine anni '80 e, tout court, anni '90 credo sia il migliore (fors'anche di più di quello, ad oggi indigeribile, degli anni '70). "Blumùn" è una carezza che non smette mai di emozionarmi: dalla title-track a "Euridice", dal divertimento pecoreccio, ma di classe, de "Saggio di danza classica e moderna" alle emozioni, invero mai trattenute, de "Il mago della pioggia". Nel finale s'ingolfa (gli ultimi due brani sono mediocri), ma è un disco da cui continuerò a farmi affascinare. di più
Dopo due album di nicchia, firmano con la Warner, vengono subissati di fischi dai fans della prima ora, ma stravendono, e dunque chapeau. L'album, musicalmente accattivante e narrativamente sorprendente, è una sorta di omaggio al cinema italiano poliziottesco anni '70, con i suoi toni e i suoi umori. Bianconi è in stato di grazia, e in tutta Italia rimbalzano canzoni non facili come "La guerra è finita", "Un romantico a Milano", "Il corvo Joe". Brani da mandarsi a memoria come "Sergio", "A vita bassa", "Il nulla" profumano di Smiths, come non si vedeva da (troppo) tempo nel Belpaese. di più
Il lento morire delle città si interseca col lento perire dell'uomo che le popola: un disco a tratti magnifico, sontuoso ("Bisanzio"), ironico ("Bologna"), narrativamente coinvolgente ("Antenor"), da pelle d'oca ("Lager"), da piangere ("Venezia"). Con qualche brano in odor di riempitivo, ma c'è abbastanza polpa e molta, molta ciccia. di più
Uscito postumo l'ultimo lavoro di Gaber (voce affaticata, invecchiata, sofferente) pare un lascìto artistico e spirituale, quasi un testamento. La conclusiva "Se ci fosse un uomo" è l'ultima speranza possibile: una civiltà nuova che soppianti questo nostro mondo inesorabilmente malato. La speranza, però, è anche "Non insegnate ai bambini", più alcuni brani del passato riproposti in chiave moderna. L'ironia è assicurata ("Il corrotto") ma il tono è, ça va sans dire, funereo. di più
Letteralmente consumato di più
Un disco bellissimo, figlio della sua epoca e di una generazione inquieta che Carboni delineò con raffinatezza e bel gusto pop. Canzoni come "La voglia di vivere", "Vieni a vivere con me", "Farfallina", "Silvia lo sai" passeranno alla storia, mentre episodi, apparentemente più deboli, come "Lungomare" o "Caro Gesù" sono segni di una definitiva maturazione, non solo musicale. di più
Uno dei primi brani dove compare una linea sequenziata. di più
Terzo lavoro dell'artista di Latina, primo non prodotto dalla coppia Salerno/Maionchi. Già il precedente album ("Nessuno è solo") suonava come un passo indietro rispetto all'r&b che contraddistingueva i primi due album (la produzione di Canova aiutò molto), questo è una lagna imbevibile in cui il nostro ci racconta, in musica, tutti i suoi drammini e drammoni esistenziali quasi come se il pubblico fosse il proprio psichiatra. C'é Fossati ("Indietro"), c'è Battiato ("Il tempo stesso") ma c'è (molta) poca sostanza, a salvarsi solo la curiosa "La traversata dell'estate" e il singolone "Il regalo più grande". Poca roba, Mr. Ferro. di più
Uno dei più belli dischi italiani degli anni 90. Il miglior esordio di sicuro. di più
Capolavoro anni 80. di più
Pietra miliare. di più