Progetto Chillout sottovalutato dai critici e sconosciuto ai più, che mostra come Jarre sappia adattarsi a vari contesti mantenendo un livello altissimo. Belle la title-track, Electric Flesh e Velvet Road (già eseguita in precedenza in un concerto ad Okinawa). di più
Jarre torna sulle scene dopo quattro anni con un album dance. Il tentativo di ottenere un nuovo successo commerciale fallisce con la poca originalità del comunque divertente ed orecchiabile progetto, che non è però degno dei migliori lavori. In attesa di qualcosa di meglio... di più
Secondo album che vede protagonista la voce, stavolta non campionata, ma frutto di numerosi cantanti ospiti e dello stesso Jarre (che canta però sempre con voce filtrata dal vocoder). Molto belli i primi due brani, bellino il resto e l'album nel complesso, ma nulla più. di più
Una sorta di ritorno al passato, con risultati buoni a metà. Al primo ascolto appare noioso e sullo stile di BMM, poi ti accorgi che c'è molto da scoprire. Ma roba tipo Ashtray Hearth o For What It's Worth fa perdere al disco l'eleganza che li ha sempre contraddistinti. Bella Kitty Litter. di più
Nuovo stile in quest'album, che abbandona del tutto la chillout e il pop per dare spazio ad un elettronica incentrata sul ritmo. Bjork si sa innovare sempre, e questa è la sua ultima, bellissima metamorfosi. di più
Pop qui finalmente di alta classe, la migliore produzione di Collins (che però la dice tutta sul resto). Molti i brani belli e ben fatti. Ma un disco prog da Collins non lo si avrà mai. di più
Voto 5 all'Exogenesis, che è il loro componimento migliore, lontano anni luce da qualsiasi altra musica abbiano composto. Ma pare che i tre si siano focalizzati su quello nei tre anni di realizzazione, perchè del resto (voto 2,5) si salvano solo Uprising (una nuova Time is Running Out) e Unnatural Selection. Per il resto, troppi accenni ad altri artisti e troppo pop. I Pink Floyd con Atom Heart Mother fecero lo stesso: bella la suite, meno il resto. di più
Giusta fusione tra il dark di Mirage e la ritmica di Moondawn. Riuscito splendidamente, ennesimo capolavoro. di più
Forse, assieme a Moondawn, il più completo di Schulze. Indimenticabile il primo brano. di più
Assieme a Mirage il mio preferito. Una vera e propria droga, festeggerò a breve il 30° anno di dipendenza. di più
Dopo anni un ritorno ai grandi livelli, predecessore della magnifica collaborazione con la Gerrard. Ritorno alla formula dei tre brani lunghi e ad uno stile conosono a Klaus. Sulla soglia dei 60 anni, un bentornato al maestro. di più
Album che dovrebbe limitarsi alla fantasmagorica suite finale. Brutte e prive di ispirazione le prime tre tracce. di più
L'anticamera del passaggio alla musica "semplice", non resterà impresso. Bella la suite omonima, in tutte le sue parti. di più
Album bruttino, si salva solo il brano d'apertura (Taurus) di più
Si apre con un'altra hit indimenticabile, To France, e si chiude con un brano bellissimo, The Lake. Bella anche la title-track, unica traccia in cui la voce di Barry Palmer ha un senso. Tutto il resto è noia (cit.), ma il disco risulta buono nel complesso. di più
Il peggior album di Mike. Un lavoro pop mal riuscito, nessuna traccia interessante, mancanza totale di ispirazione. Poteva prendersi una pausa e risparmiarci robaccia simile. di più
Il frutto della furia contro la Virgin porta buoni risultati, il miglior lavoro oldfieldiano degli anni '80. di più
Riuscitissimo viaggio nella musica celtica con riarrangiamenti di brani tradizionali misti a composizioni inedite. Bello ed orecchiabile. di più
Buon disco, ottimi arrangiamenti, un tentativo di adattare Tubular Bells ai nuovi orizzonti elettronici, riuscito però solo a metà. Troppo distante dall'originale, ma buono nel complesso. di più
'Somma, da un disco solo per chitarra mi aspettavo di più, visto il talento di Mike con lo strumento. Carino ma dopo un po' alquanto monotono... di più