Terzo disco, terzo capolavoro, terzo seminatore di suoni che tanto daranno a future correnti musicali, anzi, questo qui forse più degli altri è stato "rivelatore" per suoni futuri. Solo 6 canzoni delle quali 5 sono pietre miliari della pesantezza di un Hard-Blues ormai evolutosi in qualcos'altro. Monolitici e pachidermici come sempre. Ma non solo. Dopo il colpo di genio "Planet Caravan" su "Paranoid" qui piazzano "Solitude" bellissima canzone che viaggia tra la ballad sixties e una certa impronta melodica da ballata tradizionale britannica, con tanto di Totò Iommi al flauto! Iommi che in "Orchid" si regala anche l'intermezzo con chitarra acustica tanto di moda in certe band progressive coeve (King Crimson, Genesis). In fondo certi allargamenti di sonorità dei due dischi successivi non stupiscono più di tanto. Ah, a proposito: parte del riff di "Children of the Grave" (l'inizio) da sempre mi sembra assomigli tanto a quello di "The Knife" dei Genesis. La mia preferita invece resta l'inno alla fattanza e al "che cazzo stamo a fa" di "Sweat Leaf".
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