sforzo apprezzabile ma non quello che mi piace di Wonder di più
Il meglio. di più
Mi basta vedere delle sue foto, o delle sue opere d' arte, per sentirmi migliore. di più
Il giorno in cui il prog è imploso collassando su se stesso.
Perle meravigliose in oceani di immondizia musicale, idee geniali rovinate da una gigantesca supponenza.
Un disco geniale e irritante. Forse in me prevale l'irritazione, ma l'intro vocale di "The revealing science of God" è da antologia di più
Definirlo "punk" secondo me non e' possibile, neanche volendo. di più
I pioneri dello sludge metal e del doom, una band variegata con influenze southern rock e hardcore punk. Non hanno mai fatto un album che io solo abbia detestato. di più
Decisamente i migliori. Il post-punk, il gothic rock e sottogeneri devono molto a loro. di più
Uno dei tanti motivi per cui non ascolto niente alla radio. Ho paura di trovarlo, sentirlo e vomitare. di più
Non mi interessa come artista, ma vedo la sua musica profonda quasi come un sputo e mi rifiuto di definirlo "musica italiana". di più
La tipica cantante pop. Non serve a niente. di più
"Pornography" e' un capolavoro. di più
Il suo stesso nome (e logo) significa "zombie". Non penso di dovere dire altro. di più
Viaggio nei meandri caldi e accoglienti delle fucine intrastellari. Capolavoro della manipolazione della voce. di più
Capolavoro della musica minimale. Supercalifragilistichespiralidoso viaggio mescalinico. di più
Il capolavoro di Steve Reich. Somma perfezione minimale. di più
Viaggio nello spazio siderale (o interiore?!). Capolavoro assoluto della musica elettronica. di più
Tra le musiche più belle mai ascoltate. di più
Immersione nelle acque terse e magiche del Giardino dei Faraoni. Pura esperienza trascendentale nei mondi paralleli delle profondità dell'Essere. di più
Ancora un gran disco per i Led, l'ultimo davvero grande a mio gusto. Rispetto ai precedenti già questo in realtà da segni di cedimento, più che altro per la sua struttura di doppio album, con la band che per riempirlo ha utilizzato molti brani già registrati negli anni precedenti durante le sessioni di "III" "IV" e "Houses of the Holy" insomma degli "scarti" che si rivelano a volte molto validi ("The Rover" è forse l'esempio migliore ma c'è anche "Black Country Woman") altre volte si capisce bene perché fossero rimasti fuori. Anche nei brani inediti c'è un'alternanza tra pezzi fantastici (quasi tutti sul primo disco, "Kashmir" e la loro versione di un vecchio gospel della Louisiana che è "In My Time of Dying" su tutte, ma ho un debole per "Trampled Under Foot") e un paio invece che mi dicono decisamente poco ("The Wanton Song" e "Sick Again"). di più
"...and the man is: Frank Sinatra!"
Qui registrato al suo apice insieme alla big band di Count Basie, con gli arrangiamenti di Quincy Jones, come dire il meglio del meglio unito al meglio.
Frank gioca e scherza con il pubblico e si esalta nell'esecuzione di alcuni classici, da perfetto entertainer, mentre la band, compatta come nessun altra, swinga alla grande.
Un disco semplicemente imperdibile di più