A volte si rischia quasi di dimenticare quanto sia bello questo disco solo perché uscito fuori tra due assoluti capolavori della canzone d'autore albionica quali l'esordio omonimo e soprattutto "Jack Orion" dove Jansch si tuffa senza più remore nella tradizione musicale britannica. Ma "It Don't Bother Me" è anch'esso un disco splendido da conservare gelosamente, indubbiamente gemello del precedente, per stile e fortunatamente nell'ispirazione. Poi anche questo è un disco storico, il primo dove Bert Jansch suona accompagnato da un'altra chitarra, quella di John Renbourn, in due grandissime canzoni come "My Lover" (spettacolo puro) e "Lucky Thirteen". Una collaborazione che darà i suoi frutti, direi. Il resto è un pugno di canzoni di commovente bellezza melodica unita all'abilità superba di Bert con la chitarra acustica. Disco da applausi. di più
Ultimo disco di Zero che, per me, vale la pena di ascoltare, è uno dei suoi lavori migliori non fosse che soffre il gigantismo del doppio anche perché 20 canzoni tutte di fila del Fiacchini da sentire mi risultano un po' pesanti alla fine. Nel complesso è un bel disco, ci sono scivoloni tipo la canzone sui sorcini che skippo sempre (e io non salto quasi mai le canzoni degli album...) perché mi fa troppo cagare, ma ci sono anche alcune delle sue canzoni migliori come "Lungara" "Marciapiedi" "Ecco noi" o "Domicilio coatto" o la sentita dedica a Stefania Rotolo. Forse nel complesso meglio il secondo disco "Antartide" arrangiato da Elio D'Anna, che troviamo anche al sax in alcuni brani di questo doppio (ci suonano musicisti con le palle qui, eh). E poi quel cesso de "I figli della topa" è sul primo disco quindi... Dopo questo Zero lo ascolto solo nei panni di Jack Skeletron. di più
Il biondo pare Marlon Roudette dei Mattafix, ma loro sono molto più fighi di più
Il maestro dell'Oud! di più
OOOOOOOH! YOU TOUCH MY TRALALA
leggenda vivente di più
Per ora il miglior disco d'autore italiano del nuovo millennio. di più
Perchè tutti dicono che è l'album più brutto nell'intera discografia dei Doors? Non è affatto vero.
A me piace moltissimo come album e andrebbero rivalutati alcuni pezzi come Shaman's Blues oppure la title track dalla durata di quasi 9 minuti. E' molto jazz, ma ripeto, mi ha attratto già alle prime note di tromba di Tell All The People, poi vabbeh se devo dirvi la verità le mie preferite dell'album sono quelle senza ottoni, ma dei Doors apprezzo quasi tutto, a parte quei due album dopo la morte di Morrison, anche se la voce di Ray non mi sembra affatto tanto male. di più
Sbeffeggiato all'epoca per la produzione barocca di Phil Spector, rimane per me uno dei dischi migliori del Lugubrious Len. Prima di tutto, perché nella versione folk/depressa (vedi "The Famous Blue Raincoat") non mi piaceva tanto e poi perché' secondo me the wall of sound di Spector aggiunge una dimensione surreale ai testi depressi e deprimenti di Leonard. Anche i disastri amorosi più squallidi e desolati sembrano meno gravi visti da questa prospettiva. di più
Per me questo inizia la trilogia berlinese, anche se so benissimo che fu composto e registrato negli US, con Bowie in paranoia per l'abuso di cocaina. Ma quelli sono fatti suoi. A me interessano i sei pezzi magnifici che compongono quest'opera sublime. I più famosi sono "TVC 15" e "Golden Years", sublimi ovviamente. Ma che dire del treno di "Station to Station"? E "Stay" e' una magnifica canzone d'amore, da un autore che non e' mai stato particolarmente romantico. Chiude in magnificenza una straordinaria versione di "Wild is the Wind". Bowie the crooner. di più
Difficile amare un vinile più' di questo. Conosco a memoria ogni traccia:
Lato A
"Beauty and the Beast" che ci trascina all'interno dell'esperienza musicale senza fronzoli e preamboli; "Joe the Lion", la mia seconda canzone preferita, con stridenti chitarre punk; "Heroes" su cui si sono gia' versati fiumi di inchiostro, bits and bytes; "Sons of the Silent Age", colonna sonora per un film di fantascienza; "Blackout", sulla perdita di coscienza per l'uso di droghe e alcohol.
Lato B
"V-2 Schneider", "Sense of Doubt", "Moss Garden" e "Neukoln" si susseguono con armonia, per terminare con l'assurda "The Secret Life of Arabia", suono premonitore del "Lodger" a venire. Ma non sarebbe un disco perfetto senza questa imperfezione. di più
All'epoca fece scalpore per il "Plastic soul" sound. Ma all'epoca non seguivo Bowie. Ad ascoltarlo in retrospettiva, e' un disco soul di tutto rispetto, ma non clamoroso, con una versione di "Across the Universe" che suona tanto come un riempitivo. Anche il resto dei pezzi suona come il prodotto di un musicista che non sapeva in che direzione andare. Dopo aver abbandonato Ziggy e Alladin, Bowie viaggiava senza una meta precisa. Gia' prodotto da Visconti, ma ancora alla ricerca della direzione giusta che arriverà infine con la svolta SF di "The Man Who Fell to Earth" e grazie all'influenza della rivoluzione punk. Pezzi migliori: "Young Americans", ma afflitta da un testo densissimo - di cui Bowie si sbarazzerà in "Low" e "Fame", per cui dobbiamo ringraziare anche Lennon di più
La copertina e' più iconica della musica. La storia della sessione fotografica e' riportata in diversi siti e libri, quindi potete leggervela senza che stia a raccontarla un'altra volta. Il fotografo e' Brian Duffy, famoso per le foto della Swinging London, insieme ai colleghi David Bailey e Terence Donovan (il trio più in Vogue degli anni '60).
I pezzi del disco invece sono bizzarri e di qualità discontinua. "Aladdin Sane" ci racconta dei timori di Bowie sulla guerra e la follia, "Panic in Detroit", "Cracked Actor" e "Drive-in Saturday" sono descrizioni di vita di "Ziggy in the States" come scrisse qualcuno. In trasferta nel nuovo mondo Ziggy e' frastornato da tutte le novità e diventa cinico e spocchioso. Il disco contiene anche una cover dei Rolling Stones. di più
Grandioso. Pezzi che iniziano e finiscono senza alcuna introduzione, isteria, sperimentazione. C'e' tutto. di più
Ironia della sorte...ascoltarlo in cuffia durante la sgambata, tornare a casa e sapere che Dolores è morta. Brutta storia. R.I.P. di più
Su debaser il disco più sopravvalutato in assoluto.
Credo che se Nick Drake non fosse morto tragicamente e prematuramente, il disco non avrebbe avuto lo stesso "successo".
Per me è un buon disco di ballad depresse e niente più. di più
Non ce la faccio....troppi ricordi! (cit. Giovanni Storti) di più
Un trio anglo-scandinavo che suona il Jazz bene assai di più
Il il il .......cosa????? di più
se ne va Hodgson ma i Supertramp non scossano! di più